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Martedì 18 Settembre 2018

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CASTELVETRO

Processo Aemilia, assolti dall'accusa di mafia

Sono Francesco Lerose, Pierino e Pasquale Vetere, ma inflitti tre anni per tentata estorsione. L’avvocato Dametti: caduta l’ipotesi più infamante e in appello ribalteremo la condanna

Processo Aemilia, assolti dall'accusa di mafia

Le forze dell’ordine durante l’operazione Aemilia

CASTELVETRO - Nessuna associazione a delinquere di stampo mafioso: per Francesco Lerose, Pierino e Pasquale Vetere è caduta l’accusa più infamante, quel ‘416 bis’ su cui è stata fondata la maxi inchiesta Aemilia contro le infiltrazioni della Mercoledì 19 luglio in tribunale a Bologna, dove è in corso il processo relativo al filone secondario Aemilia-bis, il giudice Alberto Gamberini ha infatti pronunciato la sentenza che riguarda anche i tre uomini residenti a Castelvetro. Erano imputati riguardo l’ormai famoso episodio avvenuto all’interno di una ditta, quando secondo l’accusa un imprenditore locale era stato vittima di usura ed estorsione. «Sono stati pienamente assolti dall’accusa di usura — spiega l’avvocato Giuseppe Dametti del foro di Piacenza, che ha difeso i tre insieme al collega Emanuele Solari —, mentre l’accusa di estorsione è stata ridotta a tentata estorsione». Proprio per questo capo di imputazione i calabresi sono stati condannati a tre anni, ma l’aspetto che più interessava ai legali è l’aggravante dell’associazione a delinquere di stampo mafioso.

«Presenteremo subito ricorso in appello, a nostro avviso anche in questo caso non ci sono i presupposti». Dametti ribadisce poi che lo stralcio dell’aggravante risulterà molto importante soprattutto per Pierino Vetere, che risulta ancora imputato nel filone principale di Aemilia: «In questo caso il processo è in corso a Reggio Emilia e Vetere è tuttora in regime di detenzione» conclude l’avvocato.

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19 Luglio 2017