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Giovedì 20 Settembre 2018

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CREMONA. LA STORIA

Julian: ora mi chiamano per nome

La vicenda del senzatetto di via Mercatello ha colpito tutti. Numerose le manifestazioni di vicinanza per il 24enne che dorme in stazione. Anche la Croce Rossa si mobilita: ‘Pronti a regalargli una tenda dove trascorrere le notti’

Julian: ora mi chiamano per nome

CREMONA - Di notte dorme in stazione, in una tenda in mezzo ai binari. Di giorno chiede l’elemosina in via Mercatello, soprattutto nei giorni di mercato, quando in molti passano dal centro e gli lasciano qualche moneta.
La storia di Julian, il senzatetto romeno di 24 anni, ha colpito tutti. Dopo l’uscita di qualche settimana fa, per lui è stata pioggia di parole di conforto e di gesti - concreti - di solidarietà. In via Mercatello tutti si sono interessati a lui, l’hanno cercato per portargli del cibo e consegnargli dei vestiti. Valigie di vestiti e di provviste alimentari, anche per il cane che per Julian è come una sorella, che hanno alimentato un’ondata di solidarietà che difficilmente potrà spegnersi. «Prima che mi aprissi e parlassi della mia storia - commenta il ventiquattrenne - nessuno mi conosceva. Chi passava mi guardava con diffidenza. Ero il ‘barbone’ di via Mercatello. Ma ora qualcosa è cambiato. Le persone che hanno letto la mia storia hanno cominciato a interessarsi a me, a chiamarmi per nome. Hanno scoperto che dietro l’immagine di un qualsiasi ‘barbone’ si nasconde una persona buona, con un nome e un cognome e una storia alle spalle da raccontare».
In pochi conoscevano il vissuto di Julian. Perchè nemmeno sua madre, che vive in Romania, ne è al corrente. Julian, quando riesce a telefonarle, le racconta che «va tutto bene, che qui in Italia è felice e si è fatto una famiglia». Perchè? «Per non farla soffrire».
Qualcuno, andando a trovare Julian in via Mercatello, gli ha proposto una stanza in casa sua. Qualcuno si è dato da fare per trovargli un lavoro. E c’è chi gli ha consigliato di cambiare città, per mettersi in cerca della fortuna. Ma «no», ha detto lui rispondendo a chi gli ha proposto di raggiungere la madre in Romania. «La situazione in Romania è critica, mia madre non è benestante. Mio fratello è gravemente malato, e le attenzioni della mamma devono giustamente essere rivolte a lui. Io, là, sarei solo un peso».
Anche la Croce Rossa si è interessata a lui. I volontari dell’unità di strada l’hanno cercato e si sono detti pronti ad aiutarlo, consegnandogli dei generi alimentari e comprandogli una nuova tenda all’interno della quale trascorrere le notti.
«Sono commosso da tutte queste attenzioni - ha detto Julian qualche giorno dopo l’uscita del servizio -. Non importa se sono ancora su una strada. In questi mesi fa caldo, non c’è il problema del freddo che ti tiene sveglio di notte».
Per Julian c’è stata un’altra importante conquista, quella della possibilità di fruire di due pasti caldi al giorno nelle cucine benefiche della S. Vincenzo. Questo è stato il risultato di un colloquio con don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas diocesana, che dopo aver letto la storia di Julian ha confermato la disponibilità ad accoglierlo nei locali della mensa benefica. «Perchè - spiega il ventiquattrenne - non sempre è possibile rimediare del cibo. Se piove, ad esempio, è difficile raccogliere qualche moneta dai passanti. In sostanza, se il tempo è brutto non si mangia. Ma adesso ho nuove possibilità, sono nel cuore di molti, e spero che questa solidarietà non si spenga facilmente».
Si conferma, dunque, il sogno di recuperare la dignità e di vivere felice. Una speranza che ora è alimentata dall’affetto di un’intera città. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

30 Maggio 2017

Commenti all'articolo

  • vittorio

    2017/05/31 - 10:10

    Ma cosa è tutto questo fermento buonista ? A Cremona i "barboni ci sono sempre stati ; barboni storici che venivano chiamati per nome anche loro , ma nessuno ha mai offerto una casa, una tenda , un posto di lavoro e non a 24 anni ! Mi sembra propaganda elettorale e probabilmente uscirà uno sponsor politico per tutto questo .

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