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Venerdì 09 Dicembre 2016

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Pedofilia su Italia 1, Lafranconi contro Le Iene

Pedofilia su Italia 1, Lafranconi contro Le Iene

Monsignor Dante Lafranconi

Polemica sul sito della diocesi dopo il servizio trasmesso domenica sera
Il vescovo in polemica con la trasmissione Le Iene di Italia 1. Domenica sera è andato su Italia 1 si è parlato del caso pedofilia e abusi da parte del sacerdote della diocesi savonese don <CF103>Nello Giraudo</CF>. Il servizio comprendeva anche l’intervista registrata a Cremona con il vescovo <CF103>Dante Lafranconi</CF> (a Savona dal 1991 al 2001), a sua volta era entrato nell’inchiesta e la cui posizione è stata archiviata — lo scorso maggio — per prescrizione dal gip di Savona <CF103>Fiorenza Giorgi</CF>. Il giudice, nel suo provvedimento, aveva sostenuto che il vescovo era a conoscenza del comportamento di un suo sacerdote, ma, pur di salvaguardare l’immagine della Chiesa’, preferì tacere.
«...da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del Lafranconi, risulta — è triste dirlo — come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima. E come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli»: così aveva scritto il gip del tribunale di Savona, Fiorenza Giorgi, nelle sei pagine dell’ordinanza con cui avevav archiviato, perché il reato si era prescritto, il procedimento nei confronti del vescovo Dante Lafranconi». 
«Dall’analisi dell’ordinanza, emergerebbe che i fatti contestati a don Giraudo e che sarebbero il presupposto della sostenuta omissione di controllo da parte del vescovo Lafranconi, non sarebbero mai stati neppure contestati al sacerdote Giraudo, in quanto essi stessi frutto di una denuncia tardiva», aveva commentato l’11 maggio l’avvocato Michele Tolomini, legale del vescovo Dante Lafranconi. 
La registrazione dell’intervista con il vescovo di Lafranconi è stata trasmessa su Italia 1 all’interno del servizio firmato da Pablo Trincia. Alle domande del giornalista, riguardanti il caso, Lafranconi ha preferito non rispondere, sottolineando che l’argomento non era tra quelli concordati per il colloquio televisivo. 
E ieri, sul sito della diocesi (diocesidicremona.it, diretto da <CF103>don Claudio Rasoli</CF>) è stato pubblicato un servizio dal titolo: «Il vescovo: disappunto, comportamento scorretto». Il vescovo stesso dice: «Il giorno 24 settembre 2012 tra me e il signor Enrico Tabari, era stata concordata un’intervista su tre precise domande riguardanti l’azione pastorale della Chiesa nei confronti dei giovani. Nel giorno stabilito si è presentato un giornalista con un altro operatore. Sono stati cordialmente ricevuti nel mio studio. Dopo la prima domanda concordata, l’intervistatore è passato, con mia sorpresa, ad un argomento completamente diverso. Per questo, gli feci presente che non avevo nessuna intenzione di rispondere sia perché quanto richiesto esulava dalle domande concordate sia perché non era certo la sede idonea per parlare di simile argomento.
Di fronte al mio cortese diniego, l’intervistatore ha continuano con insistenza arrogante. Allora li invitai ripetutamente a lasciare la mia abitazione, riuscendo a fatica ad accompagnarli alla porta.
Visto l’uso che è stato fatto di quanto accaduto, esprimo il più vivo disappunto. A parte la violazione della correttezza del comportamento per l’opposizione ai miei ripetuti inviti di lasciare l’abitazione, vi è stata anche una mancanza di rispetto degli accordi presi anticipatamente, con la richiesta di un’intervista che nascondeva di fatto un altro intento.
In merito agli episodi di Savona, mi preme precisare ancora una volta che su di essi non vi è più nulla di dire. Quanto è stato scritto e detto riporta una interpretazione che non corrisponde a quello che ho conosciuto e messo in atto; pare piuttosto un travisamento della verità che non trova conforto in alcun accertamento o verifica effettiva dei fatti».
Nello stesso servizio delle Iene si dice anche che il caso arrivò anche al papa Joseph Ratzinger, quando era Prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ma non si rivolse alla Magistratura e per don Giraudo ci fu solo un trasferimento. Ma il vescovo era il successore di Lafranconi, l’attuale cardinale <CF103>Domenico Calcagno</CF>.
<CF120><CP5><CL7.5>© RIPRODUZIONE RISERVATA<QR>
Il vescovo in polemica con la trasmissione Le Iene di Italia 1. Domenica sera è andato su Italia 1 si è parlato del caso pedofilia e abusi da parte del sacerdote della diocesi savonese don Nello Giraudo. Il servizio comprendeva anche l’intervista registrata a Cremona con il vescovo Dante Lafranconi (a Savona dal 1991 al 2001), a sua volta era entrato nell’inchiesta e la cui posizione è stata archiviata — lo scorso maggio — per prescrizione dal gip di Savona Fiorenza Giorgi. Il giudice, nel suo provvedimento, aveva sostenuto che il vescovo era a conoscenza del comportamento di un suo sacerdote, ma, pur di salvaguardare l’immagine della Chiesa’, preferì tacere.«...da tali documenti, perfettamente in linea con l’atteggiamento assolutamente omissivo del Lafranconi, risulta — è triste dirlo — come la sola preoccupazione dei vertici della curia fosse quella di salvaguardare l’immagine della diocesi piuttosto che la salute fisica e psichica dei minori che erano affidati ai sacerdoti della medesima. E come principalmente (per non dire unicamente) per tale ragione l’allora vescovo di Savona non avesse esercitato il suo potere-dovere di controllo sui sacerdoti e di protezione dei fedeli»: così aveva scritto il gip del tribunale di Savona, Fiorenza Giorgi, nelle sei pagine dell’ordinanza con cui avevav archiviato, perché il reato si era prescritto, il procedimento nei confronti del vescovo Dante Lafranconi». «Dall’analisi dell’ordinanza, emergerebbe che i fatti contestati a don Giraudo e che sarebbero il presupposto della sostenuta omissione di controllo da parte del vescovo Lafranconi, non sarebbero mai stati neppure contestati al sacerdote Giraudo, in quanto essi stessi frutto di una denuncia tardiva», aveva commentato l’11 maggio l’avvocato Michele Tolomini, legale del vescovo Dante Lafranconi. La registrazione dell’intervista con il vescovo di Lafranconi è stata trasmessa su Italia 1 all’interno del servizio firmato da Pablo Trincia. Alle domande del giornalista, riguardanti il caso, Lafranconi ha preferito non rispondere, sottolineando che l’argomento non era tra quelli concordati per il colloquio televisivo. E ieri, sul sito della diocesi (diocesidicremona.it, diretto da don Claudio Rasoli) è stato pubblicato un servizio dal titolo: «Il vescovo: disappunto, comportamento scorretto». Il vescovo stesso dice: «Il giorno 24 settembre 2012 tra me e il signor Enrico Tabari, era stata concordata un’intervista su tre precise domande riguardanti l’azione pastorale della Chiesa nei confronti dei giovani. Nel giorno stabilito si è presentato un giornalista con un altro operatore. Sono stati cordialmente ricevuti nel mio studio. Dopo la prima domanda concordata, l’intervistatore è passato, con mia sorpresa, ad un argomento completamente diverso. Per questo, gli feci presente che non avevo nessuna intenzione di rispondere sia perché quanto richiesto esulava dalle domande concordate sia perché non era certo la sede idonea per parlare di simile argomento.Di fronte al mio cortese diniego, l’intervistatore ha continuano con insistenza arrogante. Allora li invitai ripetutamente a lasciare la mia abitazione, riuscendo a fatica ad accompagnarli alla porta.Visto l’uso che è stato fatto di quanto accaduto, esprimo il più vivo disappunto. A parte la violazione della correttezza del comportamento per l’opposizione ai miei ripetuti inviti di lasciare l’abitazione, vi è stata anche una mancanza di rispetto degli accordi presi anticipatamente, con la richiesta di un’intervista che nascondeva di fatto un altro intento.In merito agli episodi di Savona, mi preme precisare ancora una volta che su di essi non vi è più nulla di dire. Quanto è stato scritto e detto riporta una interpretazione che non corrisponde a quello che ho conosciuto e messo in atto; pare piuttosto un travisamento della verità che non trova conforto in alcun accertamento o verifica effettiva dei fatti».Nello stesso servizio delle Iene si dice anche che il caso arrivò anche al papa Joseph Ratzinger, quando era Prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ma non si rivolse alla Magistratura e per don Giraudo ci fu solo un trasferimento. Ma il vescovo era il successore di Lafranconi, l’attuale cardinale Domenico Calcagno.

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04 Marzo 2013

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