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CREMONA

Manolo, un fantasma che ritorna

Strage di Torchiera: spunta la tomba del killer che nel 1990 sterminò la famiglia Viscardi. La figlia: è morto, prova del Dna

Manolo, un fantasma che ritorna

Ljubisa Vrbanovic detto ‘Manolo’

CREMONA - Il tempo non ha cancellato né il ricordo né l’orrore di quella notte, nera, di ferragosto: si era tra il 15 e il 16 del 1990 quando in una villa di Torchiera, frazione di Pontevico, già Bresciano ma due passi dal Cremonese, due zingari, Ljubisa Vrbanovic detto ‘Manolo’ e il cognato Ivica Bairic, entrarono nella casa dei Viscardi armati di pistola. Cercavano soldi e gioielli: volevano rapinare la famiglia, la sterminarono. Un massacro. Che sconvolse la provincia di Brescia quanto quella di Cremona. Era tutto pronto per San Rocco, in paese. E invece, il rosso del sangue spense le luci della festa: i due banditi, sotto l’effetto della cocaina, legarono mani e piedi e poi ammazzarono Giuliano Viscardi e la moglie Agnese, di 58 e 53 anni, e due dei loro tre figli, Luciano e Maria Francesca, di 28 e 23 anni. Si salvò solo Guido, che abitava a poca distanza con la moglie e le figlie. E che adesso, con lo stesso, sanguinoso, tormento di allora, si ritrova a rivivere quell’incubo. Lo ripercorre perché quella ferita, ammesso si fosse mai rimarginata, si è riaperta. Perché 27 anni dopo, ‘Manolo’ rispunta come un fantasma: vivo o morto è l’interrogativo che lo circonda. Sollevato, da una parte, dai dubbi della giustizia quanto, dall’altra, dalle certezze di una presunta figlia spuntata all’improvviso. Insieme alla sua tomba. Manca ancora la prova che sia deceduto davvero: ‘Non sappiamo dove è sepolto, la sua tomba non è stata trovata’ ha ammesso nei giorni scorsi il ministero di Grazia e Giustizia serbo in risposta ai giudici bresciani della Corte d’Assise che chiedevano elementi concreti in vista del processo fissato a maggio. E quel dubbio, messo nero su bianco dall’autorità giudiziaria, ha alimentato quello, identico e mai superato, dell’unico sopravvissuto. «Non credo sia morto. Voglio vedere il loculo e la terra — ha ripetuto Guido Viscardi al Giornale di Brescia — dove sta lo zingaro che ha distrutto la mia famiglia». Lo spietato assassino che, almeno stando al certificato di morte inviato dalla Serbia un anno fa, sarebbe deceduto per un tumore al polmone l’11 marzo 2014 nell’ospedale carcerario di Belgrado, lì dove era detenuto per scontare la condanna incassata in patria proprio per la strage di Torchiera: pena di morte trasformata in 40 anni di reclusione con fine detenzione nel 2039. Al ‘sospetto’ di Guido Viscardi ha risposto indirettamente, contattando telefonicamente proprio la redazione del quotidiano di Brescia nei giorni scorsi, la figlia del ‘killer dagli occhi gialli’. «Manolo è mio padre e so dove è sepolto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

27 Marzo 2017

Commenti all'articolo

  • mario

    2017/03/28 - 11:11

    Gli zingari sono e saranno sempre zingari...

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