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Mercoledì 19 Settembre 2018

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CREMONA

Provincia, esposto cautelativo contro i tagli alle risorse

Presentato dal presidente Viola alla Procura, al Prefetto ed alla Corte dei Conti. A rischio i servizi ai cittadini ed imprese: dalle strade alle scuole

Provincia,  esposto cautelativo contro i tagli alle risorse

Il palazzo della Provincia

CREMONA - Pur profondamente riformate dalla legge 56 del 2014, soprattutto per quanto riguarda il rinnovato modello di governo, le Province sono state confermate dal legislatore nel ruolo di enti territoriali, con l’attribuzione di funzioni fondamentali che hanno un impatto decisivo sulla vita dei cittadini. Da qui l’esposto cautelativo del presidente della Provincia di Cremona, Davide Viola, in Procura consegnandone copia alla Prefettura di Cremona e alla Sezione regionale della Corte dei Conti contro i tagli alle risorse. “Il dato di maggior allarme è che, in virtù dei provvedimenti di “spending review” e agli obblighi di riversamento allo Stato dei tributi propri previsti dalla legge 190/14, le Province, anziché poter utilizzare le risorse derivanti dalle entrate proprie per le funzioni ad esse attribuite, devono in realtà riversarne l’intero ammontare allo Stato – ha precisato il presidente della Provincia Davide Viola – “in misura tale che si determina un sostanziale azzeramento dei tre principali tributi propri degli enti, in palese contraddizione non solo con l’attribuzione legislativa dei compiti ad esse affidati, ma ancor prima con la norma dell’art. 119 della Costituzione”. “Basti ricordare i compiti che proprio la legge 56/14 ha volutamente riconosciuto in capo alle Province: la costruzione e gestione delle strade provinciali; la gestione dell’edilizia scolastica per le scuole secondarie superiori; la tutela e valorizzazione dell’ambiente. Funzioni queste che, già tradizionalmente assolte dagli enti provinciali e rafforzate nella loro dimensione anche quantitativa a seguito dei processi di conferimento della fine degli anni ‘90, trovano dunque piena conferma anche ad opera del legislatore che più di recente ha voluto perseguire un forte processo riformatore per gli enti di area vasta - ha concluso Viola - Le Province sono chiamate a far fronte all’esercizio di queste funzioni con l’impegno di ingenti risorse finanziarie, che sole potrebbero assicurare il pieno assolvimento di compiti così rilevanti affidati alla loro cura: stiamo parlando di strade e scuole, per le quali dovrebbero essere assicurate la massima sicurezza e la migliore efficienza delle strutture. A fronte di tali funzioni, però, oggi le Province si trovano a dover dichiarare la loro “impotenza”, non certo per cattiva volontà o imperizia tecnico-amministrativa, ma solo e soltanto per la carenza delle risorse finanziarie”. È necessario a tale riguardo rendere conto di quanto sta avvenendo: attraverso i tre principali tributi propri degli enti provinciali – l’imposta provinciale di trascrizione, l’imposta sulle assicurazioni RC auto e il tributo provinciale per i servizi di tutela, protezione e igiene dell'ambiente –, nonché con le altre entrate, seppure di misura assai più ridotta se non irrisoria (entrate queste legate alla effettiva attività amministrativa/sanzionatoria degli enti, nonché all’esercizio di funzioni delegate dalla Regione e da questa finanziate), le Province sarebbero in grado di adempiere all’esercizio delle funzioni ad esse affidate, secondo lo spirito dell’art. 119 Cost., che espressamente prevede che le risorse derivanti da entrate proprie, compartecipazioni a tributi erariali ed eventualmente da quelle a titolo perequativo, devono consentire agli enti territoriali “di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite”. Ciò varrebbe per le Province innanzitutto rispetto alle funzioni fondamentali, che proprio la L. 56 del 2014 ha riconosciuto loro. Come affermato dalla Corte costituzionale (sentt. 10/2016 e 188/2015), seppur con riferimento al finanziamento regionale di funzioni trasferite alle Province, la riduzione delle risorse necessarie per funzioni conferite alle Province “si riverbera sull’autonomia di queste”, contrastando con le norme costituzionali “nella misura in cui non consente di finanziare adeguatamente le funzioni stesse”. Il che si riflette inevitabilmente anche sul buon andamento dell’azione amministrativa, con “grave pregiudizio all’assolvimento delle funzioni attribuite”. Per rendersi conto di una tale situazione, che non può non definirsi palesemente insostenibile per le Province, rispetto ai compiti che esse dovrebbero assolvere, basti considerare la grave situazione di squilibrio finanziario che si è determinata in ragione di quanto le Province sono chiamate a “riversare” allo Stato nel 2017. Nel 2017, così, il sistema delle Province dovrà “contribuire” a favore dello Stato per 1,6 miliardi di euro, importo che già considera il contributo assegnato alle Province delle Regioni a Statuto Ordinario – 650 milioni – nel dpcm di riparto del fondo di cui all’articolo 1, comma 438 della legge di stabilità 2017 che ha ricevuto l’intesa in Conferenza Unificata in data 23 febbraio us. Tale cifra, in realtà, corrisponde sostanzialmente a quello che tali enti incassano annualmente dalle entrate derivanti dai tre tributi propri, IPT, RC auto e Addizionale tassa rifiuti. Ci si trova così nella concreta impossibilità di erogare servizi fondamentali per la collettività, legati alle funzioni individuate dalla legge n. 56/14 per le Province, con il rischio concreto ed attuale di interruzione dell’erogazione di pubblici servizi.

21 Marzo 2017