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Giovedì 15 Novembre 2018

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CREMONA

Don Mazzi: la vera disabile è la nostra società senza obiettivi

Il sacerdote protagonista alla tavola rotonda organizzata sul valore della diversità da Mondo Padano, Associazione Industriali ed LGest. L’esempio degli atleti paralimpici

Don Mazzi: la vera disabile è la società senza obiettivi

Don Mazzi a Cremona

CREMONA - «Disabile è la nostra società che non ha obiettivi, che etichetta tutti, che non comprende il disagio dei giovani, che considera il lavoro (quando c’è) come fine e non come mezzo per far star meglio le persone. Disabile è la scuola che non educa, che discrimina, che non aiuta i ragazzi ad inserirsi nella vita»: don Antonio Mazzi, con l’abituale franchezza e con la capacità di chiamare le cose per nome, non si è smentito neppure venerdì 27 gennaio alla tavola rotonda su ‘Il riscatto delle persone disabili: dai risultati di rilievo ottenuti nello sport paralimpico ai successi in azienda’ organizzata dal settimanale Mondo Padano in collaborazione con Associazione Industriali e LGest (società che offre consulenze alle aziende nella gestione delle risorse umane). Come hanno detto il direttore del settimanale, Alessandro Rossi, Piermario Lucchini ed Alice Bislenghi, «bisogna passare dal vecchio concetto (in verità duro a morire) che la disabilità è un problema, a quello (più moderno, ma spesso poco compreso) che è una risorsa». Che insomma lo ‘svantaggio’ si può trasformare in opportunità. Ma serve, nelle aziende così come nella vita, ‘fiducia’. E così Michele Camozzi e Daniele Signore, atleti paralimpici, ce l’hanno fatta, nello sport e nel lavoro. Poi i disabili della cooperativa casalasca ‘Storti Maria’, che «operano con professionalità», ha raccontato Cecilia Ferrari. E i disabili psichici della cooperativa Il Legaccio, «apprezzati dalla Soteco e dalla Corazzi, che hanno dato loro commende», ha spiegato Anna Baldrighi.

Certo le cooperative sociali non devono assere considerate un ‘ghetto’ e positiva è la scelta di Cassa Padana, che ha deciso di guardare non solo ai bilanci, ma di finanziare queste imprese, «perché possano crescere e creare ulteriore occupazione», come ha chiarito Fabio Tambani. «Nelle selezioni qualcosa sta migliorando — ha aggiunto Francesco Ziliani, psicologo del lavoro —: le capacità vengono valutate più delle disabilità, ma c’è ancora molto da fare». Importante è parlarne, ha aggiunto Daniele Boiardi, che ha portato il saluto del presidente dell’Associazione Industriali Umberto Cabini.

Don Mazzi ha infiammato l’uditorio, ha elogialo la Cei che «sulla legge elettorale ha dato dei disabili ai politici»; ha ricordato che, «il male di oggi è quello di non avere la capacità e la voglia di operare per un mondo migliore». In fondo «ognuno ha disabilità, ma si può superarla». Insieme.

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28 Gennaio 2017