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Giovedì 20 Settembre 2018

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CREMONA

Quando un terremoto 'ruinò' la chiesa maggiore

Il 3 gennaio 1117 la Pianura Padana viene scossa da un tremendo sisma

Quando un terremoto 'ruinò' la chiesa maggiore

La facciata della cattedrale

La storia ci racconta che il 3 gennaio 1117 è successo anche da noi un grave e terremoto che ha coinvolto il Veneto, l’Emilia, il Piemonte e la Lombardia con Cremona. Molti edifici pubblici e privati sono diventati cumuli di macerie. Sentiamo cosa scrive Antonio Campi nella sua ‘Cremona fedelissima’. A dire la verità lui posizionava la data al 1116, un anno prima, ma poco conta, i fatti restano quelli, anche per il nostro Torrazzo che, giovane di pochissimi anni, già subisce tanta violenza: «MCXVI (1116). Venne in Cremona un terremoto grandissimo, per il quale ruinò la Chiesa maggiore, e il corpo di S. Imerio restò sepolto sotto quelle ruine per molti anni...». Dopo essere rimasto sepolto per molti anni «nelle ruine del Duomo», il corpo venne traslato per interessamento del vescovo di Cremona Liutprando e posto nella chiesa che ancora oggi gli è dedicata. Era il 1129, e fu così che Imerio ebbe una sepoltura meno scomoda e la chiesa fu risistemata. Solo dopo tale data si incomincia a parlare di miracoli avvenuti per sua intercessione, per cui, più tardi, nel 1196, Sicardo, l’allora vescovo di Cremona gli fece edificare un’arca in pietra, ma mescolando le ossa con quelle del martire Archelao (in quanto sono state ritrovate già insieme), per cui oggi abbiamo due scheletri e due nomi, ma....come abbinare i quattro femori? Anche questo è un regalo del terremoto. Quello del 1117 è stato certamente un terremoto tremendo, almeno per noi padani, tanto cher — come abbiamo ricordato - la Cattedrale crollò. Ma la nostra storia ricorda altri terremoti più recenti e meno dannosi. Ancora il Campi: «MCCXXIII (1223): fu quest’anno notabile per un altro spaventevole terremoto che cominciò alli XXI (21) di Aprile circa la mezza notte per il quale tutti gli habitatori uscirono con grandissimo spavento fuori dalle loro case e vi stettero fin tanto che fu cessato». La terra tremò di nuovo il giorno dopo san Rocco — cioè il 17 Agosto — dell’anno 1536. «Circa alle cinque hore venne nella nostra città il terremoto che no durò però molto ne fece danno alcuno». Lo storico Lorenzo Manini, aiutato poi dai suoi fratelli, ci ha lasciato due volumi di storia spicciola locale e in questa storia si legge: «Nel giorno 3 luglio» del 1529, «si sentì in Cremona una forte scossa di terremoto, la quale come negli anni 1116 (tutti però dicono 1117,  Grandi addirittura 1114, come la mettiamo?) e nel 1280 recò non piccioli danni» tanto che nella notte successiva «dicesi che piovesse un’acqua rossiccia, per cui il Gadio, nel riferire questo fenomeno nella sua storia manoscritta lo ha scritto in inchiostro rosso». Ma non è tutto: «nel 14 aprile 1741, altra scossa si fece parimente sentire, ma non portò danno che alla chiesa di s. Tommaso». Chiesa e convento dedicati a san Tommaso subirono gravi danni tanto che minacciavano di «ruinare. Onde il vescovo Alessandro Litta medianti anco molte elemosine raccolte, la fece subito e altresì ben ornare». Le suore cappuccine che abitavano il convento (edificato nei pressi dell’attuale piazza Lodi) lì rimasero fino al 1782, quando chiesa e convento vennero demoliti. Non è finita: ancora «nel 12 maggio 1802 circa le ore 11 di mattina nuovi scuotimenti misero in timore, i quali alla città non apportarono alcun male, ma in Casalbuttano, in Soncino, in Romanengo ed in varii villaggi circonvicini fecero screpolature delle case e le chiese in modo, che prontamente dovettero essere riparate».

(da 'La Provincia', testo di Luciano Dacquati)

03 Gennaio 2017