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Giovedì 15 Novembre 2018

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CREMONA

Sapienza, i consulenti della difesa: 'Non abbiamo visto il buco nella trachea'

I tre esperti hanno formulato una ' ipotesi alternativa', la microlesione potrebbe essere stata causata da "quattro ore di manovre rianimatorie"

Sapienza, i consulenti della difesa: 'Non abbiamo visto il buco nella trachea'

CREMONA - Hanno scagionato l’anestesista che la mattina del 23 luglio del 2013 intubò Riccardo Sapienza, il calciatore di 20 anni morto per arresto cardiaco in salo operatoria, prima dell’intervento per un pneumotorace al polmone sinistro. «La manovra di intubazione fu assolutamente corretta. Noi non abbiamo visto il buco nella trachea». Hanno ipotizzato («una ipotesi alternativa») che quel ‘forellino’, una microlesione alla trachea, rilevato in sede di autopsia, «potrebbe essere stato causato dalle quattro ore di manovre rianimatorie. La trachea è stata sottoposta ad un traumatismo eccezionale, perché quattro ore di rianimazione sono un record». Benvenuto Antonini, primario di Rianimazione all’ospedale di Manerbio, Andrea Verzelletti, da un anno responsabile dell’Istituto di Medicina legale di Brescia, e Mauro Roberto Benvenuti, specialista in chirurgia toracica a Brescia, sono i consulenti tecnici messi in campo dalla difesa di Valerio Schinetti, l’anestesista dell’ospedale di Manerbio accusato di omicidio colposo, quella mattina al lavoro nella sala operatoria numero 7 dell’ospedale Maggiore in forza di una convenzione tra i due ospedali sulla copertura dei turni. I tre specialisti hanno testimoniato nel corso dell'udienza che si è tenuta lunedì 19 dicembre presso il tribunale di Cremona

Per Antonini (capo di Schinetti), Verzelletti e Benvenuti «l’arresto cardiaco fu dovuto ad un pneumotorace destro, a sua volta dovuto alla rottura di una bollicina nel polmone destro. Sono eventi molto rari». Dunque, al polmone non da operare. Un problema sorto dopo lo spezzamento, cioè dopo aver posizionato Riccardo sul lato destro, con il tubo in precedenza già infilato nella trachea . Una conclusione, quella dei tre esperti, opposta a quella dei consulenti tecnici dell’accusa e delle parti civili, secondo i quali, invece, ‘l’arresto cardiaco fu conseguenza di un pneumomediastino sinistro causato dal microforo alla trachea’.
«Non condividiamo questa ipotesi».

Il giudice ora esaminerà le carte e all’udienza del 20 febbraio dirà se ai fini della decisione, sarà necessario nominare un proprio perito.

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19 Dicembre 2016