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Venerdì 09 Dicembre 2016

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CREMONA

Scontro Dordoni-CasaPound, processo al via

Si è tenuta in tribunale mercoledì 12 ottobre la prima udienza preliminare; militanti accusati di rissa, tentato omicidio e lesioni gravissime

Scontri Dordoni-Casa Pound, processo al via

Via dei Tribunali chiusa al traffico e blindata da vigili urbani e polizia

CREMONA - Vie chiuse al traffico dai vigili, tribunale blindato, dentro e fuori, da poliziotti e carabinieri per bloccare sul nascere eventuali contatti tra chi, il 18 gennaio di un anno fa, si scontrò in una violenta rissa sul piazzale del Foro Boario: per l’accusa, otto autonomi del Centro sociale Dordoni con l’antagonista Emilio Visigalli ridotto in coma, e dieci esponenti del movimento neofascista CasaPound con il leader Gianluca Galli finito in ospedale (45 giorni di prognosi). Diciotto imputati fatti entrare - mercoledì 12 ottobre - separatamente nel palazzo di giustizia, i neofascisti dall’ingresso della procura, in via Jacini, gli antagonisti dall’accesso di via dei Tribunali. Nessun presidio fuori (è stato annunciato per il 21 dicembre, seconda udienza), un freddo da inverno anticipato e qualche occhiataccia nell’aula dove gli imputati sono stati scortati e fatti sedere separatamente, gli estremisti di destra a sinistra, gli estremisti di sinistra a destra. E dove alle dieci e venti, il gup, Letizia Platè, ha tenuto la prima udienza preliminare del processo per rissa, tentato omicidio e lesioni gravissime in relazione ai fatti accaduti intorno alle 18 e 30 del 18 gennaio, al termine di Cremonese-Mantova. Quando nel piazzale volarono spranghe, calci e cazzotti. Secondo il pm, Laura Patelli, un agguato teso dagli autonomi ai neofascisti. Per movente, un «gesto provocatorio» dei neofascisti che attaccarono alcuni adesivi con il logo di CasaPound sulla porta del Csa Dordoni chiusa, come ogni domenica, per la vicinanza allo stadio Zini e al bar Matisse in via Mantova, luogo di incontro dei militanti di CasaPound. La notizia degli adesivi arrivò alle orecchie degli autonomi che si organizzarono con le spranghe. L’antagonista Emilio Visigalli si è costituito parte civile nei confronti degli estremisti di destra Gianluca Galli e Guido Vito Taietti, accusati di tentato omicidio. Ai quali chiede i danni anche la figlia ventiquattrenne di Visigalli, che dall’episodio accaduto al padre avrebbe avuto un aggravamento del suo stato psicologico. Il gup Platè ha ammesso la sua costituzione di parte civile. A sua volta, Gianluca Galli si è costituito parte civile e chiede i danni allo stesso Visigalli e agli attivisti del Dordoni Michele Arena e Alberto Birzi, imputati di lesioni gravissime. L’accusa di rissa aggravata, in concorso, è contestata a tutti gli imputati: per CasaPound Gianluca Galli, Guido Vito Taietti, Matteo Bassanetti, Michael Gorini, Andrea Visigalli, Rubens Rubini, Lorenzo Ranelli, Riccardo Scandolara, Alessandro Piacentini e Stefano Zaffanella; per il csa Dordoni Emilio Visigalli, Michele Arena, Alberto Birzi, Gianluca Rossi, Filippo Esposti, Jonathan Carnesella, Andrea Romagnoli e Matteo Vantadori, l’unico ad aver chiesto di essere ammesso al rito abbreviato. Il gup Platè scioglierà la riserva all’udienza del 21 dicembre, quando deciderà anche sulla richiesta del pm Patelli di rinviare a giudizio tutti gli altri diciassette imputati. Alle undici e trenta neofascisti ed antagonisti hanno lasciato separatamente il palazzo di giustizia.

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12 Ottobre 2016

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