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Venerdì 09 Dicembre 2016

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FESTIVAL ACQUEDOTTE

Uragano Dee Dee Bridgewater

Il concerto di venerdì 8 luglio nel cortile di palazzo Trecchi (ore 21.30) apre la seconda edizione della rassegna

Il mito del jazz Dee Dee Bridgewater a Cremona l'8 luglio

Dee Dee Bridgewater apre a Cremona il festival Acquedotte

CREMONA - Acqua che unisce, acqua che benedice, acqua che distrugge: un festival che si ispira all’acqua non poteva nasconderne la forza occasionalmente devastatrice. E’ infatti pensando alle vittime dell’uragano Katrina che venerdì 8 luglio (ore 21,30) nel cortile del Trecchi Dee Dee Bridgewater aprirà il festival Acquedotte, organizzato congiuntamente dai Comuni di Cremona e Salò. La grande signora del jazz proporrà infatti alcune canzoni per ricordare, undici dopo la devastazione di New Orleans, la capacità di rinascere dal fango di una città il cui nome e la cui storia sono indissolubilmente legati alla musica. «Le acque di Katrina — ha spiegato Bridgewater — hanno portato via così tanto a così tante persone. Possiamo solo guardare a questo progetto come ad un esempio tangibile di amore, di rinascita e di guarigione attraverso l’arte del jazz. L’amore è la più grande storia mai raccontata, e questa collaborazione dimostra che c’è ancora tanto da riceverne a New Orleans, e da condividere con tutti, in ogni luogo». A Cremona infatti l’artista presenterà le canzoni del suo ultimo disco, Dee Dee’s Feathers, ma non solo: «Eseguirò alcuni pezzi che ho registrato con Theo Croker — anticipa — e canzoni tratte da tutto il mio repertorio, compresa anche qualche chicca mai registrata». Il disco ha una storia particolare: è stato inciso in una vecchia chiesa che l’uragano ha distrutto e che è stata trasformata in studio di registrazione e a dirigere l’orchestra c’era Irvin Mayfield, che nei giorni terribili di Katrina ha perso il padre. Cantare, suonare la rinascita di una città e della sua gente non è solo un modo di dire o un anniversario da sfruttare. La storia del jazz, del resto, l’hanno fatta e la fanno gli artisti, con le loro passioni, i loro amori, i loro dolori, le loro lotte. Neppure per Dee Dee — che pure ha vinto tre Grammy — è stato facile affermarsi, anche se nei primi anni Settanta dominava già la scena newyorkese. Ma i mariti (tre) sono sempre stati più o meno velatamente gelosi del suo successo e non tutti i discografici sono sempre stati corretti nei suoi confronti. Lei, intanto, fin dall’inizio della sua carriera macina chilometri tra un concerto e l’altro, incide dischi, si fa amare dal pubblico anche per le sue collaborazioni: Sonny Rollins, Dexter Gordon, Max Roach, Dizzy Gillespie e Ray Charles su tutti. Per un certo periodo lasciò gli Stati Uniti: troppo razzismo, troppo «macho business» tra i produttori, pronti a schiacciarti se eri una donna o per lo meno decisi a portarti a letto. Una convivenza impossibile per un’artista che non vuole cedere a compromessi, che preferisce una porta sbattuta in faccia a certe scorciatoie. Per oltre vent’anni Bridgewater ha abitato a Parigi, poi una decina di anni fa il ritorno in America dopo un album dedicato al Mali e alla ricerca delle sue radici. Artista internazionale nel vero senso del termine, Bridgewater apre quindi il festival Acquedotte con un programma che si preannuncia denso di emozioni vere. Con lei sul palco ci saranno Anthony Ware (sax), Michael King (pianoforte, tastiere), Eric Wheeler (basso) e Kassa Overall (batteria) con il trombettista Theo Croker come ospite speciale.

07 Luglio 2016

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