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'La burocrazia uccide il Robbiani'

Il manager Cuoghi: l’Asst vuole garanzie da Milano. E intanto 11 dipendenti sono in cassa integrazione

'La burocrazia uccide il Robbiani'

Il Nuovo Robbiani di Soresina

SORESINA — «Così moriamo di attesa e di burocrazia». Claudio Cuoghi, presidente di Csa Coop, la società mantovana che nel 2015 ha rilevato la gestione del Nuovo Robbiani, non nasconde la sua preoccupazione. Il polo sanitario soresinese sta infatti vivendo un’impasse ormai difficilmente sostenibile. I venti posti letto del Pot (destinati a pazienti cronici) sono chiusi da febbraio, e da allora undici dipendenti, tra infermieri e operatori socio-sanitari, si trovano in cassa integrazione. Il motivo? L’assenza di fondi per sostenere l’attività. Tutto nasce a fine 2015, quando il Robbiani passa dall’Azienda ospedaliera di Crema all’Asst di Cremona. Nonostante la struttura soresinese sia stata più volte indicata dalla Regione come oggetto di sperimentazione per il Pot, in assenza di precise garanzie l’Azienda sanitaria cremonese non ha ancora anticipato i finanziamenti per il budget, a differenza di quanto invece faceva Crema negli anni scorsi. Quindi, che è successo? Per due mesi, grazie all’avanzo del fatturato 2015, il Robbiani si è mantenuto con le proprie forze, ma a fine febbraio, senza finanziamenti, ha dovuto chiudere i posti letto.

20 Maggio 2016

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