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Lunedì 05 Dicembre 2016

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Paoloni: 'Non ho avvelenato i miei compagni di squadra'

La verità dell'ex portiere della Cremonese che ha contribuito ad alzare il velo sulla corruzione nel mondo del calcio

Paoloni: 'Non ho avvelenato i miei compagni di squadra'

L'avvocato Luca Curatti

CREMONA - «Ero malato di scommesse, millantavo, ma non ho avvelenato i miei compagni di squadra». E’ la verità di Marco Paoloni. E martedì 19 aprile l’ha riaffermata attraverso il suo avvocato Luca Curatti, davanti al gup Pierpaolo Beluzzi, all’undicesima udienza preliminare del maxi processo sul calcioscommesse.

L’occasione, per l’ex portiere della Cremonese passato poi al Benevento, già radiato dalla giustizia sportiva, di difendersi dalle tre accuse che gli contesta il procuratore Roberto di Martino: l’avvelenamento delle borracce d'acqua dei compagni con il sonnifero Minias, il reato più grave, e più infamante, per il quale si rischia da tre a dieci anni di reclusione. E grazie al quale gli inquirenti hanno potuto intercettare il telefonino del portiere, alzando il velo su quella che neppure i poliziotti della squadra mobile di Cremona si sarebbero immaginati: una presunta storiaccia di giocatori corrotti, finanziatori asiatici e zingari intermediari. Paoloni è anche accusato di associazione per delinquere e di frode sportiva.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

19 Aprile 2016

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