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Martedì 06 Dicembre 2016

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CREMONA

"Cani uccisi per crudeltà", confermate le condanne in appello

Il 'caso canile', la sentenza a Brescia

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La corte d'appello di Brescia

CREMONA - Per la corte d’appello di Brescia, nel Rifugio del cane di via del Casello vennero uccisi cani e intere cucciolate per crudeltà. Dal 17 agosto del 2007 al 3 marzo del 2009, giorno del blitz dei carabinieri del Nas che sequestrarono la struttura comunale, molti animali furono eliminati con iniezioni di Pentothal Sodium e Tanax. I giudici dell’appello hanno condannato a un anno e tre mesi di reclusione (pena sospesa) Cheti Nin, l’ex vice presidente dell’Associazione Zoofili Cremonesi che aveva in gestione il canile comunale in forza di una convenzione.

Nel primo grado, Nin era stata condannata a 2 anni e 2 mesi. Condannate anche le volontarie Laura Gaiardi ed Elena Caccialanza, accusate in concorso con l’ex numero due dell’Associazione Zoofili cremonesi. Per loro, la pena è stata ridotta da un anno e tre mesi a nove mesi di reclusione con il doppio beneficio della non menzione e della sospensione. La corte d’appello ha assolto Cheti Nin dalle accuse di aver ucciso Matisse, un cucciolo di Labrador e due pastori tedeschi, tutti portati al canile dai proprietari. I giudici del secondo processo hanno confermato la condanna per Cheti Nin e le volontarie a risarcire, in solido tra loro, 10mila euro di danni alla Lega Nazionale per il Cane, l’unica associazione animalista ammessa come parte civile in appello.

«Faremo ricorso in Cassazione», ha detto l’avvocato Ennio Buffoli, difensore di Cheti Nin, il quale si è detto soddisfatto della sentenza sia perché sono cadute le assoluzioni relative alle uccisioni del Labrador e dei dei due pastori tedeschi, sia per la dichiarata inammissibilità delle tre parti civili.

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

13 Aprile 2016

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