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Martedì 06 Dicembre 2016

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NATALE 2015

Messaggio di salvezza e misericordia

Il vescovo Dante Lafranconi ha celebrato la sua ultima Messa di Mezzanotte nella cattedrale di Cremona

Messaggio di salvezza e misericordia

Il vescovo Dante Lafranconi davanti al presepio (foto Diocesi di Cremona)

È un messaggio universale di salvezza quello che il Natale rivolge a ogni uomo, chiamato a rispondere con apertura di cuore, come fecero i pastori. Questo il cuore dell’omelia proposta dall’amministratore apostolico Dante Lafranconi nella Notte di Natale in Cattedrale. L’attenzione del Vescovo, oltre che alla scena della Natività, è andata anche all’Anno giubilare, nella consapevolezza che proprio la misericordia di Dio è segno costante dell’attenzione di Dio verso l’uomo, che per amore è arrivato persino a incarnarsi e morire in croce. Le offerte raccolte durante la Messa – che ha visto la presenza per il servizio d’ordine dell’Associazione Nazionale Carabinieri – sono state devolute alla San Vincenzo per far fronte alle necessità dei più poveri.

IL MESSAGGIO DI AUGURI DEL VESCOVO

Questo è l’ultimo Natale che celebro con voi come vescovo della Chiesa di Dio che è in Cremona. Come certamente saprete il prossimo 30 Gennaio accoglieremo con gioia e trepidazione il nostro nuovo pastore, mons. Antonio Napolioni, proveniente dalla diocesi di Camerino-San Severino Marche. A lui indirizziamo il nostro augurio, il nostro pensiero, la nostra preghiera. 

Riflettendo sui Vangeli dell’infanzia di Gesù mi ha colpito quel versetto di Luca che annota: «Non c’era posto per loro nell’albergo» (Lc 1,7).

Maria e Giuseppe, giunti da Nazareth a Betlemme per il censimento, non trovano ospitalità e sono costretti a ripararsi in una grotta: qui, nella povertà e nel nascondimento, viene alla luce il Figlio di Dio.

È davvero un mistero d’amore quello che avvolge la notte di Natale: Dio viene incontro all’uomo, gli spalanca le braccia, desidera fargli sentire tutto il calore della sua misericordia, ma questi spesso si ritrae, accampa delle scuse, addirittura chiude la porta.

Non c’è posto per Dio!

Non c’è posto nelle case di chi bolla la fede come un mero insieme di regole da rispettare, di chi fraintende la libertà con l’arbitrio, di chi pensa di bastare a se stesso, di chi si accontenta di accumulare “cose”,  di chi scambia la verità con l’opinione, ma anche di chi non è più capace di stupirsi, di meravigliarsi del grande miracolo della vita.

Sono convinto, infatti, che la fede nasca dallo stupore di scoprirsi amati, immeritatamente, da Dio; così tanto amati da essere sempre accolti da lui nonostante il nostro rifiuto, le nostre infedeltà, il nostro peccato. Egli è Misericordia!

Sapete da dove deriva il termine misericordia? Dal latino “miser” e “cor” che indicano il cuore toccato dalla miseria. Dio, che in questo provvidenziale Anno Santo celebriamo come il Misericordioso, ha un cuore che patisce per i nostri peccati. Egli soffre perché siamo infelici, insoddisfatti, tristi.

Nel 1981 affermava, profeticamente, san Giovanni Paolo II: «Il mondo, che non accetta Dio, cessa di essere ospitale nei confronti dell’uomo!».

Non ci scandalizza un mondo, dove si uccidono ogni giorno migliaia di persone solo per conquistare potere e ricchezza? Dove i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri? Dove le risorse del pianeta sono sfruttate da pochi a scapito di tutti? Dove il proprio interesse viene prima del bene comune? Dove il Creato è costantemente violentato e sfruttato? Dove non c’è posto per accogliere chi fugge dalla guerra e dalla fame, per consentire la redenzione a chi ha sbagliato, per ridare dignità a chi si è imbruttito nelle tante dipendenze? Dove esistono solo diritti e mai nessun dovere?

Non ci scandalizza un mondo dove per molti la corruzione è la regola, la prepotenza la legge, l’appagamento del proprio piacere l’unico orizzonte di senso? Dove si scambia la giustizia con vendetta? Dove la religione è usata, anche in questo Natale, per scopi politici e propagandistici?

Ripensando alla notte di Natale forse è un bene che Gesù non abbia trovato posto nell’albergo. Solo in questo modo egli può identificarsi con gli ultimi della terra, con coloro per i quali non c’è mai posto, con chi non ha abbastanza voce per reclamare i propri diritti.

È un bene che sia nato nella mangiatoia perché così nessun potente potrà utilizzare il suo nome per schiacciare i più deboli.

È un bene che Gesù non abbia trovato un posto nell’albergo, solo così egli potrà continuare a scandalizzare chi continua a vivere al calduccio, chiuso nella propria casa, intento a curare soltanto il proprio interesse, incurante del grido dei poveri, degli inermi, degli ultimi.

A tutti e a ciascuno l’augurio di un Natale sereno e sempre un poco “inquieto”.

25 Dicembre 2015

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