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Sabato 03 Dicembre 2016

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CASO JULIETTE96

Contro l'ex maresciallo Grammatico citati i ministri di Interno e Difesa

Prima udienza del processo su un presunto giro di escort e cocaina nel locale dei vip. Il processo entrerà nel vivo il 15 marzo con l'audizione di otto testimoni

Caso Juliette96

L'ex maresciallo Andrea Grammatico

CREMONA - Finito in carcere il 30 giugno scorso, da settembre agli arresti domiciliari nella casa di Colleferro (Roma), il maresciallo Andrea Grammatico, 28 anni, ex vice comandante della stazione dei carabinieri di Vescovato, una laurea in scienze e politiche, mertedì 15 dicembre ha rinunciato a comparire davanti al presidente Maria Stella Leone e ai giudici Francesco Sora ed Elisa Mombelli, alla prima udienza del processo su un presunto giro di escort e cocaina, droga per l’accusa regalata ai clienti facoltosi del Juliette ’96, il ristorante-discoteca di via Mantova frequentato anche dai vip come Mario Balotelli e Luca Toni. A Grammatico, il pm Francesco Messina non solo contesta la cessione di cocaina ai cugini Marco e Gianluca Pizzi, titolari del Juliette. Il pm lo accusa anche di aver commesso arresti illegali e di una serie di episodi di concussione che avrebbe compiuto nell’esercizio della sua attività per ottenere un «vantaggio professionale» ai fini della sua carriera cominciata nella stazione di Vescovato dove, con il suo arrivo, si è registrata una impennata di arresti. Tra i casi, vi è quello di Amritpal Singh, indiano di 34 anni, residente a Robecco d’Oglio. Lo scorso 18 aprile, Grammatico lo aveva arrestato per presunta violenza sessuale ai danni della cognata. Dopo averlo ammanettato e messo nell’auto di servizio, per l’accusa il maresciallo si sarebbe infilato un guanto e gli avrebbe sferrato un pugno in faccia. L’indiano si è costituito parte civile e il suo legale, l’avvocato Ugo Carminati, ha ottenuto dal tribunale l’ammissione, quale responsabile civile, del ministero della Difesa e del ministero dell’Interno. «Ho chiesto di citare il ministero della Difesa — ha spiegato l’avvocato Carminati — , perché il maresciallo era in divisa e aveva usato l’auto di servizio e il ministero dell’Interno, perché in quel momento ricopriva il ruolo di responsabile di pubblica sicurezza». Aula penale, 9 e 15 di martedì 15 dicembre. L’udienza si apre con una questione preliminare sollevata da Marco Lepore, l’avvocato di Roma che assiste Grammatico e che al tribunale chiede di dichiarare la nullità del decreto di rinvio a giudizio in relazione alla «indeterminatezza e genericità» di cinque capi di imputazione. Eccezione rigettata. Il processo entrerà nel vivo il 15 marzo prossimo con l’audizione di otto testimoni del pm. «Il maresciallo Grammatico è sereno — ha detto l’avvocato Lepore —, perché tramite il vaglio dibattimentale ci sarà modo di fare chiarezza sulla portata delle contestazioni. Il maresciallo aspettava il momento di poter rappresentare la sua posizione in merito a quelle che sembrano essere contestazioni eccessive ed è convinto che si potrà far luce su aspetti poco chiari che hanno contraddistinto la vicenda. Fare il giudizio ordinario e dunque non patteggiare, è l’unico strumento per far sentire compiutamente la sua versione dei fatti». «Io sono abituato alle sfide. Quello che mi è successo l’ho accolto come una sfida. Io sono fiducioso, perché le cose emergeranno. Io mi sento a posto al centodieci per cento». Gianluca Pizzi è l’ amministratore del Juliette96 dove, secondo l’accusa, in concorso con il cugino Marco, co-titolare del ristorante-discoteca, avrebbe procurato le ragazze squillo e regalato cocaina ai clienti facoltosi. L’uno e l’altro agli arresti domiciliari, affronteranno il processo, perché il pm Francesco Messina ieri, per la terza volta, non ha dato il consenso a patteggiare una pena di 2 anni e sei mesi di reclusione proposta dai difensori. «Siamo fiduciosi sul fatto che nel processo emergerà la verità e il processo restituirà al nostro assistito la figura di un imprenditore che da anni fa con successo quest’attività nell’ambito della ristorazione. Il dibattimento farà emergere la verità, che è molto diversa da quella emersa fino ad ora. Il Juliette è un ristorante-discoteca che faceva migliaia di ingressi e per questi episodi sporadici, le cui responsabilità sono tutte da definire, il nostro assistito si è trovato ad affrontare quest'anno una perdita di 500mila euro», hanno detto gli avvocati Massimo Nicoli e e Giacomo Nodari, difensori di Gianluca Pizzi. Il cugino Marco Pizzi è assistito dagli avvocati Walter Ventura e Fabrizio Vappina. Ventura inoltre assiste Ilham El Khalloufi, la moglie di Marco Pizzi, accusata di aver favorito la prostituzione al Juliette. Affronterà il processo anche David Mazzon, finito nell’inchiesta con l’accusa di aver ceduto cocaina, tra gli altri, al maresciallo Andrea Grammatico. Mazzon, ex titolare del Tabù, il locale di lap-dance di Vescovato, è sottoposto all’obbligo di firma. «Una posizione marginale», da sempre sostiene l’avvocato Massimo Nicoli, che assiste Mazzon con il collega Gianandrea Balzarini. Se per loro il processo entrerà nel vivo il 15 marzo prossimo, il 5 febbraio saranno invece processati con il rito abbreviato davanti al gup, Andrea Milesi, i bresciani Emilio Smerghetto e Matteo Pasotti (entrambi ai domiciliari), accusati di aver procurato le ragazze squillo ai titolari del Juliette. Sarà inoltre definita con il rito abbreviato davanti al gup Milesi anche la posizione di Massimo Varani, l’appuntato dei carabinieri della stazione di Vescovato, accusato, in concorso con il suo vice Andrea Grammatico, in relazione a fatti commessi durante la sua attività. Varani è difeso dall’avvocato Massimiliano Capra.

Leggi di più su La Provincia di mercoledì 16 dicembre 2015

15 Dicembre 2015

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