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Domenica 04 Dicembre 2016

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TERRORISMO

Kastrati espulso dalla Germania

Abitava a Pozzaglio ed era pronto a traslocare a Cremona, lo scorso 19 gennaio era stato espulso e rimpatriato in Kosovo perché sospettato di essere un jihadista

Kastrati espulso dalla Germania

Resim Kastrati

CREMONA - Il 19 gennaio da Cremona era stato rimpatriato nel suo paese d’origine, il Kosovo, espulso perché sospetto jihadista, perché «la sua presenza costituisce una minaccia per la sicurezza dello stato». Resim Kastrati, 22 anni, nome di battaglia Obeidullah, casa a Pozzaglio ed Uniti, pronto a traslocare in via Aselli, pochi giorni dopo era tornato nell’Unione Europea, lungo le rotte dei clandestini, fino alla Germania. Qui aveva fatto domanda di asilo. E’ stato espulso giovedì con altri connazionali.

In Italia, il Viminale lo accusava di aver abbracciato «l’ideologia jihadista e di essere nelle condizioni di reperire documenti contraffatti e armi da fuoco». Oltre ad «aver manifestato l’intenzione di compiere atti estremi per difendere l’onore del profeta».  u Facebook, Kastrati aveva esultato per la strage di Charlie Hebdo, del 7 gennaio scorso.

In Italia dal gennaio del 2009, macellaio in nero, il kosovaro era rimasto anche coinvolto come intestatario del covo di una banda di delinquenti albanesi accusati di rapina. A Cremona lo hanno accusato di truffa (in casa sua c’erano macchinari per clonare i bancomat) e detenzione di droga.

In una intervista rilasciata a La Provincia, dopo l’espulsione, aveva negato tutto. «Io sono un musulmano praticante. Certo che ci tengo alla mia religione, però non è detto che essere musulmano significhi essere terrorista, anzi sono contrario al terrorismo, lo condanno sotto ogni forma». Dalla Germania, dove diceva di aver trovato un lavoro nell’edilizia, a parole aveva condanna l’Isis, ma non il simbolo della bandiera nera che rappresenta il sigillo del Profeta. Per Maometto, aveva scritto su Facebook, era pronto a sacrificare la vita.

Non solo. Kastrati conosceva, come dimostra una fotografia che li ritrae assieme fornita dallo stesso kosovaro, Ahmed Riaz, il pachistano arrestato successivamente a Brescia dai carabinieri del Ros, pure lui con un ordine di espulsione dall’Italia sulla testa per contatti con una rete jihadista. I due espulsi frequentavano il centro islamico di Brescia e Resim seguiva i sermoni di Bilal Bosnic, il predicatore itinerante arrestato a Sarajevo con l’accusa di reclutare combattenti per il Califfato. Anche Kastrati, per su ammissione, avrebbe voluto fare l’imam.

Il 19 gennaio scorso, i poliziotti di Cremona lo avevano accompagnato fino all’aeroporto di Pristina per consegnarlo alle autorità kosovare. L’antiterrorismo locale lo aveva interrogato lasciandolo andare, convinto che rimanesse nella sua città natale, Prizren. Ma Kastrati aveva un altro piano. Lungo la principale rotta balcanica dei clandestini, aveva superato il confine serbo ed è era arrivato in Ungheria. Per sua stessa ammissione via Facebook, era stato fermato assieme ad altri immigrati illegali, ma dopo 40 ore gli ungheresi avevano fatto ripartire tutti.

Nessuno lo ha controllato, gli ha chiesto informazioni. Kastrati è giunto tranquillamente in Germania, dove il 6 febbraio si è fatto immortalare con due amici in un selfie per le strade di Monaco. Il suo obiettivo era ritornare in Italia e «vincere il ricorso contro l’espulsione». Con la giustizia italiana Kastrati ha un conto in sospeso: il processo, fissato a Brescia il prossimo febbraio, per aver confezionato una patente di guida falsa, lui che la patente non l’ha mai conseguita. Lo hanno scoperto i poliziotti della stradale di Montichiari (Brescia) che nella notte del 15 agosto di un anno fa, lo fermarono sull’A21,al casello di Brescia centro. Kastrati esibì la patente ufficialmente emessa dalla Repubblica serba il 15 ottobre del2012. Era falsa.

01 Dicembre 2015

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