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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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FESTA DEL TORRONE

Iacchetti e l'orgoglio di essere cremonese

Consegnato all'attore il 'Torrone d'oro' in una piazza del Comune festante

Iacchetti e l'orgoglio di essere cremonese

Enzo Iacchetti con il 'Torrone d'oro'

CREMONA - «Vi svelo una cosa — Enzo Iacchetti dice carichissimo alla folla radunata in piazza del Comune per assistere alla consegna del Torrone d’oro al comico di origine castelleonese —. Mina ogni due mesi prende la macchina e da Lugano nel pieno della notte arriva qui, si fa un giro della sua piazza e torna a casa. Se troviamo sessanta volontari magari una notte la becchiamo e le consegniamo il Torrone d’oro». E invita la piazza a urlare: «Mina vieni a Cremona». L’orgoglio di essere cremonese ha fatto da filo conduttore alla consegna del premio al conduttore di Striscia. «Dio deve essere cremonese — ha esordito in salone dei Quadri in palazzo Comunale —. Una giornata migliore di questa non poteva esserci per fare festa insieme. Ghi masàat el roi?». Eh sì, Iacchetti sfodera un dialetto cremonese invidiabile e lo fa per raccontare il suo attaccamento al territorio, a quella Castelleone che lasciò a quattro anni ma che ha continuato a frequentare. «Oggi prima di venire qui sono passato da Castelleone a salutare amici e parenti — racconta — e sono andato al cimitero a salutare i miei». Un po’ di malinconia e la voglia di non darsi per vinto aleggia nel racconto che Enzo Iacchetti fa di sé nel salone dei Quadri, alla presenza del sindaco Gianluca Galimberti, dell’assessore Barbara Manfredini e del direttore della sede della Banca Popolare di Cremona, Mauro Molinari. C’è anche spazio per un pizzico di polemica: «Sindaco, avrei voluto partecipare al bando per fare il direttore artistico del Cittanova, le ho scritto una mail per avere un confronto in merito, ma non ho mai ricevuto risposta». L’osservazione improvvisa ma posta con gentile chiarezza irrigidisce un attimo il primo cittadino che promette di fare chiarezza su quella che è stata senza dubbio una svista e assicura un incontro prima di Natale con l’attore che non nasconde il suo ‘orgoglio cremonese’. Cose che capitano con i comici che hanno la fortuna di potersi concedere il lusso di non avere mediazione. Per il resto Iacchetti racconta di sé, della sua gratitudine nei confronti di Maurizio Costanzo e Antonio Ricci, di Roberta Lanfranchi, «l’unica Velina ad aver dimostrato talento e capacità di continuare sulla via del mondo dello spettacolo», ma anche di suo padre che guardava con sospetto al lavoro di quel figlio troppo timido, che fino a 9 anni parlava poco e che debuttò nella compagnia filodrammatica del paese nel ruolo di un bambino muto. «Il teatro mi ha salvato», ha ripetuto più volte Iacchetti, in un incontro con la città di Cremona pieno di emozione e di poesia, conclusosi con l’abbraccio dei tanti fan e della piazza del Comune gremita.

22 Novembre 2015

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