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Martedì 06 Dicembre 2016

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CRIMINI DI GUERRA

Comandante Paraga, estradizione possibile

Il 53enne Hanefija Priaijc, arrestato 20 giorni fa a Dortmund, uccise in Bosnia nel 1993 il volontario cremonese Fabio Moreni, il rivarolese Sergio Lana e il bresciano Guido Puletti

Comandante Paraga, estradizione possibile

Fabio Moreni e nel riquadro il comandante Paraga

CREMONA - Mancano ancora indicazioni definitive ma potrebbe essere presto estradato in Italia il comandante Paraga, l’uomo che nel maggio del 1993 uccise in Bosnia il volontario cremonese Fabio Moreni, il rivarolese Sergio Lana e il bresciano Guido Puletti. Addirittura, proprio da Brescia arriva l’indiscrezione che la procura generale vorrebbe portarlo in carcere, a Canton Mombello, entro la fine dell’anno: Hanefija Priaijc, oggi 53enne, arrestato venti giorni fa a Dortmund, è già stato condannato a 15 anni, poi ridotti a 13, per quel massacro. Adesso potrebbe andare incontro ad un nuovo processo, questa volta a Brescia. «Un nuovo processo per una pena più congrua per il reato commesso — ha affermato il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso —: sono le uniche strade per dare giustizia a Brescia». E anche a Cremona. Intanto, resta in cella in Germania, dove era finito in manette all’aeroporto, atterrato con un volo decollato da Tuzla che aveva a bordo più di cento bosniaci. Era stato bloccato dalla polizia prima che raggiungesse l’area bagagli e gli era stato notificato l’arresto, essendo ricercato in Italia per ‘tentato omicidio’, ‘omicidio preterintenzionale’ e ‘rapina a mano armata’. Ha ancora un conto aperto con la giustizia italiana, Prijic: fu lui, secondo gli inquirenti, che il 29 maggio di 22 anni fa, a Gornji Vakuf, ordinò l’uccisione di Moreni, allora 39enne, e di Puletti e Lana, originario di Rivarolo Mantovano, mentre trasportavano aiuti umanitari durante la guerra. Con i tre c’erano altri due italiani, Agostino Zanotti e Cristian Penocchio, sopravvissuti grazie a una fuga nei boschi tra i colpi di arma da fuoco. Un crimine di guerra, quell’agguato consumato da un battaglione dell’esercito governativo con un’imboscata sul monte Radovan. E Paraga era sulla ‘via dei diamanti’ la sera del delitto. Con Moreni, considerato fra i più esperti a muoversi sul terreno minato delle fazioni, c’erano volontari impegnati nel ‘Coordinamento bresciano iniziative di solidarietà’, associazione laica legata alla Caritas di Ghedi. Viveri e speranza, erano caricati sul loro camion. Ma il convoglio, era tardo pomeriggio, si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato. Paraga e la sua banda, a chiudere la strada. La fine del viaggio. «E vorrei chiedergli perché ha sparato — ha ammesso Zanotti —, perché ha voluto uccidere dopo che già ci avevano rubato tutto e non potevamo comunque andare avanti nella nostra missione. E gli chiederei anche se lo ha deciso lui o se qualcuno gli ha ordinato di farlo». Al comandante Paraga, occhi di ghiaccio sotto il cappello militare nelle foto che lo ritraggono, Zanotti domanderebbe anche un’altra cosa: «Sì, gli chiederei di non ridere. Come invece ha fatto nel corso del processo a Travnik, in Bosnia. E’ quel ghigno, la cosa che più mi ha fatto male». Potrebbe accadere. Presto. A Brescia. La famiglia di Moreni, intanto, ha già reagito alla notizia dell’arresto, il mese scorso, con grande compostezza: «Noi, come familiari, a suo tempo si era pensato al perdono — aveva riferito Gianluca Arata, uno dei parenti — secondo i principi cristiani voluti dalla madre di Fabio». In suo nome venne costituita, nel 1994, la ‘Fondazione Fabio Moreni’, che si occupa di persone in difficoltà. E nel suo ricordo c’è il libro del giornalista Mauro Faverzani ‘L’avventura umanitaria di un uomo di fede’. Prefazione del cardinal Vinko Puljic, arcivescovo metropolita di Vrhbosna-Sarajevo.

18 Novembre 2015

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