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Venerdì 09 Dicembre 2016

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LA STORIA

Andrea, la vittoria più bella

Il giovane giocatore della Pallavolo Cremonese Under 17 è tornato in campo a un anno di distanza da un grave incidente. Tre interventi alla gamba, il rischio di amputazione, la ripresa

Andrea, la vittoria più bella

Andrea Perodi con il dottor Bertanzetti

CREMONA — Andrea Perodi domenica 8 novembre ha giocato titolare come palleggiatore nella vittoria della Pallavolo Cremonese Under 17 contro la Sogis Cingia de' Botti. Tutto normale, non fosse che 365 giorni prima, esattamente l’8 novembre 2014 Andrea fosse riverso in via Giuseppina a Cremona, con fratture multiple, scomposte ed esposte alla gamba sinistra. Una macchina non lo vide e girando in via Novati lo travolse. Un anno colorato dalla tenacia di un ragazzo che a 15 anni non ha fatto altro che pensare al giorno in cui avrebbe accarezzato nuovamente il pallone, sfumato dalla paura di mamma Paola e papà Fausto (anche allenatore di Andrea) che presto si è trasformata in forza, sostenuta dalle tinte vivaci dell'affetto dei tanti che in questa storia di sport hanno aiutato Andrea a ‘correre’ verso il proprio obiettivo. «Ero a casa – racconta mamma Paola – e quando è arrivata la notizia, preso dal disorientamento, mio marito mi lasciò con l'altro figlio senza telecomando per aprire il cancello. Non potendo far altro raggiunsi l'ospedale di corsa. I medici furono chiari, c'era il rischio dell'amputazione perché le ossa erano state a contatto con l'asfalto e la situazione andava monitorata. Noi temevamo per la gamba, Andrea ha pensato subito al rientro in campo». Frattura a femore, tibia e perone. Il dottor Bertanzetti è intervenuto tre volte sulla gamba di Andrea: la prima volta mettendo in sicurezza la gamba con un lavoro di disinfezione e applicando i fissaggi esterni, la seconda applicando le placche interne e l'ultima con un lavoro di assestamento. Allettato sino a maggio Andrea non ha perso la voglia di tornare in campo, anzi, racconta che il momento peggiore è venuto dopo. «Stavo male – dice Andrea – quando sentivo di poter fare tutto ma non riuscivo. Quello è stato il momento peggiore perché ormai vedevo il traguardo vicino ma non riuscivo a completare il percorso». I compagni di squadra e gli amici del Liceo Scientifico Sportivo Vida di Cremona l'hanno sostenuto passo passo, organizzando una sorta di preriscaldamento nella stanza n. 22 al terzo piano dell'Ospedale. «Allenandosi alla villetta – prosegue mamma Paola – i ragazzi venivano prima di allenamento con striscioni, palloni e tutto quanto. C'era bisogno di fare i turni per venirlo a trovare. Hanno esposto uno striscione in palestra e non hanno smesso di stargli vicino». A spingere Andrea nella rincorsa al ritorno in campo è arrivato anche un campione del volley nazionale, Jack Sintini, la cui storia è esempio di speranza e tenacia (ha sconfitto il cancro rientrando in campo e conquistando uno scudetto da protagonista, in gara 5, con Trento) ha tenuto una conferenza presso il Liceo Vida e non ha mancato di passare un po’ di tempo e di consigli ad Andrea. «L'abbiamo contattato quasi per scherzo – racconta mamma Paola – e lui è stato disponibilissimo. Giocava a Vibo Valentia e quando è venuto in trasferta a Reggio Emilia si è fermato a Cremona, ha dormito da noi e il giorno seguente ha tenuto la conferenza e ha passato tempo con Andrea. Ci sentiamo ancora e non smette di far sentire il proprio sostegno ad Andrea». A rimetterlo in piedi, nel vero senso della parola, ci hanno pensato i fisioterapisti Lorenzo Boccali e Cristian Carubelli che con il lavoro quotidiano e con il sostegno umano di chi vive questo lavoro come una missione ancor prima che come una fonte di reddito, hanno creduto in Andrea e l'hanno aiutato a credere di potercela fare. E' venuto poi il momento dell'idoneità sportiva, rilasciata dal dottor Fabrizio Frittoli il martedì antecedente l'esordio, e poi il match di domenica. Papà Fausto con i capelli ossigenati per una scommessa, le tribune della Villetta gremite e il numero 3 ancora in campo sulle spalle di Andrea. «Ho pensato come sarebbe stato toccare nuovamente la palla in partita, se sarei stato capace. Poi ho guardato la ricezione e ho giocato la palla che preferisco: la veloce al centro. Da lì tutto è tornato come prima». Gli dicevano «Però torna presto», lui ha fatto di meglio. E' tornato subito.

13 Novembre 2015

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