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SCUOLE MATERNE DI CREMONA

Maestre, fuga dagli asili comunali

Negli ultimi mesi in 9 (su 80) hanno cambiato amministrazione. Busta paga più pesante e orari di lavoro migliori. Più di un insegnante su 10 è passato allo Stato

Maestre, fuga dagli asili comunali

Una scuola materna in foto d'archivio

CREMONA - Quattro insegnanti hanno formalizzato il passaggio a lezioni in corso, sul finire dello scorso anno scolastico. Altre cinque lo hanno fatto tra luglio e agosto, a lezioni finite. In totale nove maestre, su ottanta (più di una su dieci, l’11 per cento), hanno lasciato le scuole per l’infanzia del Comune di Cremona per approdare a quelle statali. Parlare di fuga forse è eccessivo ma di sicuro siamo davanti a una tendenza che fa pensare. Un fenomeno di sicuro tenuto d’occhio dai responsabili del Comune, chiamati a rimpiazzare, sulla base delle graduatorie (concorsi non se ne fanno oramai da anni), chi lascia quell’amministrazione. Stipendi più alti, orari più favorevoli, alcune giornate di lavoro in meno su base annuale, forse anche la maggiore tranquillità che fornisce, in questi tempi di crisi, far parte dello Stato (basta vedere i timori che attraversano i dipendenti delle province). C’è tutto questo dietro la tendenza di almeno una parte degli insegnanti delle comunali a entrare nel novero degli statali. I numeri parlano chiaro: ogni volta che si apre una chance, chi lavora negli asili comunali e ne ha i titoli, lascia l’alveo nel quale è stato formato ed ha lavorato per anni, senza tanti imbarazzi, a volte mettendo in conto di dover percorrere più chilometri per raggiungere il luogo di lavoro.
«Ma non è sempre così — chiarisce Laura Valenti, segreteria di Flc-Cgil Cremona —. Ci sono molti docenti che, pur potendo passare allo Stato, restano». Il risvolto economico è rilevante da più punti di vista. E non soltanto quelli favorevoli a chi lascia palazzo comunale per il ministero dell’istruzione e della ricerca scientifica. Oltre a una busta paga più pesante e a meno giorni di lavoro effettivo (anche quest’anno, a settembre, le statali sono iniziate dopo le comunali), chi opta per il passaggio incassa la liquidazione, spesso cifre non di poco conto, anche se in alcun casi, quando tutto avviene ‘in corsa’, per il mancato preavviso il Comune trattiene alcune mensilità (è accaduto più volte, anche di recente). Questa tendenza a molti lascia l’amaro in bocca in prima battuta perché l’amministrazione comunale perde del personale formato anche grazie all’attività svolta negli ultimi anni (attività che all’amministrazione costa). Secondo altri c’è il rischio di un costante abbassamento del livello qualitativo dei del corpo insegnanti, visto che tutto, Comune e Stato, viaggia per graduatorie. Ma in realtà su questo punto le cose non stanno proprio così. «Le graduatorie — spiega ancora Valenti — tengono conto delle precedenti attività svolte: alcuni docenti possono trovarsi in posizioni più elevate grazie all’attività già svolta ma non vuol dire che siano i migliori. ci sono buoni insegnanti, molto preparati e super specializzati anche nella parte bassa della graduatoria». 

11 Novembre 2015

Commenti all'articolo

  • sergio

    2015/11/12 - 12:12

    il problema è ovviamente la disparità di trattamento economico. A monte c'è un concetto semplice: per lo stato le scuole comunali, regionali, paritarie sono tutte private e quindi non godono del suo supporto economico diretto. Basterebbe mettere in chiaro che, essendo un servizio pubblico, lo Stato deve pagare lo stesso stipendio a tutti gli insegnanti (di ruolo, tanto per mettere un criterio). Ma questo implica riconoscere stessa dignità a certe scuole odiate dai sindacati e dalla sinistra... Dispiace per quelle, come la bravissima Valenti, che restano stoicamente nella comunale istruendo le neolaureate, insegnando un metodo e una passione, per vedersele soffiare da un concorrente che detta le regole del mercato.

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