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Lunedì 05 Dicembre 2016

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SOSPIRO/CREMONA

Il ritorno di Gian a Roma

Lunedì 9 novembre in diretta su TV2000 alle ore 9 la storia del giovane morto lo scorso 30 gennaio a soli 20 anni di osteosarcoma. Ospiti la mamma, il fratello e alcuni amici

Il ritorno di Gian a Roma

Una bella immagine di Gianluca Firetti

SOSPIRO-CREMONA - A Roma, Gianluca Firetti — ormai per tutti ‘Gian’ — il giovane di Sospiro morto a soli vent’anni di osteosarcoma lo scorso 30 gennaio, era andato con grande entusiasmo in quarta superiore, con la sua classe dell’Istituto agrario Stanga di Cremona. Lunedì 9 novembre, in diretta su TV2000, alle ore 9, Gian ‘ritornerà’, accompagnato dalla mamma Laura, dal fratello Federico e da alcuni amici che gli sono stati vicino sino alla fine come Valentina, Francesca, Simone ed Emanuele. Saranno ospiti di uno dei programmi mattutini più seguiti di TV2000, ‘Bel tempo si spera’, condotto da Lucia Ascione raggiunta telefonicamente: «Abbiamo scelto di parlare con la famiglia e gli amici di Gian nel giorno in cui la Chiesa italiana, a Firenze, apre il suo Convegno che ha per tema Cristo e il nuovo umanesimo», ha affermato la conduttrice non senza emozione. «Gian è diventato, nella malattia, un uomo nuovo: i suoi cari e i suoi amici ci aiuteranno a capire il perché». In effetti la testimonianza di Gianluca fa molto riflettere e il suo libro, ‘Spaccato in due. L’alfabeto di Gianluca’ (San Paolo 2015, 3a edizione, p.126, €12) scritto a quattro mani con don Marco D’Agostino, continua ad essere venduto e diventa il sottofondo di molti incontri che intercettano soprattutto i giovani. Era stato proprio Gianluca, il 7 gennaio scorso, a rivelare il motivo del libro al gruppo dei Bananari (il nome del gruppo dei suoi amici che Gian aveva fondato, ndr), in uno dei suoi sms serali: «Sappiate che uscirà un libro scritto dal don in collaborazione con me. Penso che il libro sia una cosa bellissima e mi ci vedo dentro». Questa affermazione di Gian è ciò che sostiene le testimonianze e gli incontri. «Perché — si è chiesto una sera un giovane papà — una persona dovrebbe leggere questo libro che indurrebbe ad una storia triste?». E la risposta, lui stesso, se l’è data alla fine della lettura: «Perché non è il libro su un morto, ma il libro di una ragazzo malato che comunica a tutti una gran voglia di vivere». Il senso di queste testimonianze è il fratello di Gian, Federico, ad offrirlo: «La malattia di mio fratello è stata per noi una grazia che ha unito i cuori, ha purificato le persone, ha guarito chi era accanto al malato. Gian ci ha donato questo». Le parole di Gian e il suo esempio guariscono ancora molti che leggono, ascoltano e partecipano, in tutta Italia, quando viene richiesta la testimonianza di Gian ai suoi amici. «Vado a Roma a condividere con altri un’esperienza bella. Vado soprattutto per riflettere», dice con sicurezza Simone, un amico recente di Gian. «Vado perché la forza di Gian, come ha fatto bene a me, faccia bene ad altri». «A distanza di più di nove mesi dalla sua morte la sua storia sta portando ancora grandi frutti» dice Francesca a cui fa eco Valentina, amica di Gian dall’infanzia: «Gian è riuscito a realizzare il suo sogno, cioè che la sua sofferenza non fosse vana e — proprio attraverso la croce che ha sopportato — voleva aiutare molti altri giovani, attraverso il libro. Sono contenta di essere uno strumento nelle mani di Gian e portare a termine la sua missione». Gli incontri, in Italia, hanno raggiunto ormai il numero di ottanta. Un impegno, una gioia, una meraviglia vedere soprattutto i giovani avvicinarsi ad un loro coetaneo per esserne ammaestrati. Emanuele porta quasi sempre la sua testimonianza, contenuta, nel libro, alla lettera M. «Come amici siamo testimoni di quanto Gian ci ha insegnato. Gian è stato il ‘Gesù’ del 2015 e noi, come fecero gli apostoli, portiamo agli altri la bellezza di quanto abbiamo vissuto. Gian ci ha spaccato il cuore in due e possiamo farlo anche noi per gli altri». Alla fine, per i Bananari, «andare a Roma insieme alla famiglia di Gian è come ripassare dal ‘via’, non per ricominciare da capo tutta la storia, ma perché abbiamo ancora tanti percorsi da fare e carte da giocare». Nelle mani di ciascuno Gian consegna un testamento prezioso di vita e di fede. «Questi due giorni che vivrò a Roma — ha concluso il fratello Federico — sono per me e la mamma un piccolo pellegrinaggio con Gian e per Gian, tutti insieme. Giorni di riflessione, di testimonianza autentica, di preghiera». Un segno che Gian, davvero è vivo. Ancora guida, custodisce e protegge.

06 Novembre 2015

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