il network

Martedì 06 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione

Blog


OPERAZIONE AEMILIA

'Ndrangheta del Cremonese. Gli affiliati al maxi processo

Prima udienza in fiera a Bologna dell'inchiesta a cavallo tra Emilia e Lombardia. 219 gli imputati, tra loro i sei presunti elementi dell'associazione residenti fra Cremona, Sesto, Corte de' Frati, Castelverde e Castelvetro

'Ndrangheta del Cremonese. Gli affiliati al maxi processo

La Guardia di finanza di Cremona davanti a due palazzine sequestrate

BOLOGNA - Nell’aula speciale allestita nel padiglione 19 di Bolognafiere, con l’area di 3.200 metri quadrati trasformata in tribunale e presidiata, dentro e fuori, da uno straordinario assetto di sicurezza, si è aperto mercoledì 28 ottobre, con l’udienza preliminare, il maxi processo agli oltre duecento imputati dell’inchiesta Aemilia, l’indagine dei carabinieri, coordinata dalle Direzioni distrettuali competenti su tre regioni — Emilia Romagna, Lombardia e Calabria —, che lo scorso gennaio aveva chiuso il cerchio intorno a presunti affiliati alla ‘Ndrangheta calabrese attivi fra Lombardia ed Emilia e, in particolare, anche fra Cremona, il Cremonese e la Bassa Piacentina, nello specifico tra Castelvetro e Monticelli d’Ongina. Di fronte al giudice Francesca Zavaglia, in 54, tutti accusati a vario titolo di ‘associazione a delinquere di stampo mafioso’, nello specifico di essere affiliati ad un clan ‘ndranghetistico che la Dda considera operante dal 2004 e tuttora attivo. Direttamente legato alla Cosca Grande Aracri di Cutro e, sempre stando agli inquirenti, capeggiato dal boss Nicolino Grande Aracri, che però al processo non è accusato di far parte dell’associazione.

‘Ndrangheta imprenditrice, come la definì il procuratore della Dda di Bologna Roberto Alfonso. E al vertice di una cosca che per gli investigatori ha saputo imporsi al nord procacciandosi affari milionari, ci sarebbero Nicolino Sarcone, Michele Bolognino, Alfonso Diletto, Antonio Gualtieri, Romolo Villirillo (più volte fotografato in un bar a Castelvetro e a Cremona) e Francesco Lamanna, lui considerato il referente su Cremona e il Piacentino e ora detenuto in regime di 41 bis. Furono tutti arrestati dieci mesi fa, al culmine di un blitz segnato da 117 misure di custodia cautelare. L’obiettivo del gruppo criminale, per la Dda: ‘Acquisire, direttamente o indirettamente, la gestione e il controllo di attività economiche’, anche nei lavori per il sisma del 2012 in Emilia — tra gli imputati ci sono Gaetano Blasco e Antonio Valerio, intercettati mentre ridevano dopo le scosse —, oltre che ‘ottenere appalti pubblici e privati’ ed ‘ostacolare il libero esercizio del voto’ nel caso delle elezioni dal 2007 al 2012 nelle province di Parma e Reggio Emilia.

Il fronte locale: per i pubblici ministeri Marco Mescolini, Beatrice Ronchi ed Enrico Cieri, con il visto del procuratore aggiunto reggente coordinatore della Dda, Massimiliano Serpi, facevano parte dell’organizzazione, oltre a Lamanna, residente a Cremona, sei persone attive nel territorio. Si tratta di Maurizio Cavedo, l’ex agente della polizia stradale di Cremona, residente a Castelvetro Piacentino, preso in aeroporto a Caracas, in Venezuela, dalla policia di quel paese, con tredici chili di cocaina nascosti nella valigia e destinati ad essere trasportati dal Sud America in Italia. Quindi Giulio Muto, 47 anni, calabrese di Crotone, muratore con residenza a Sesto ed Uniti arrestato nella notte del maxi blitz per aver detenuto illegalmente due pistole, una calibro 7,65 e e un revolver calibro 22, entrambi con matricola abrasa. C’è anche Salvatore Muto, residente a Corte de’ Frati. E infine Pierino Vetere, con casa a Castelvetro e Vincenzo Migale, residente a Castelverde.

29 Ottobre 2015

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000