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CREMONA

Muore in sala operatoria: 'L'anestesista era scioccato'

Processo per omicidio colposo del 20enne Riccardo Sapienza, si sta cercando di appurare se sia stato un errore nella manovra di intubazione a causare il decesso

Muore in sala operatoria: 'L'anestesista era scioccato'

Riccardo Sapienza

CREMONA - Fu un errore nella manovra di intubazione a causare la morte di Riccardo Sapienza, il calciatore di 20 anni del Torrazzo, la mattina del 23 luglio del 2013 portato nella sala operatoria dell’ospedale Maggiore per un intervento, programmato, al pneumotorace sinistro? Ne è convinta l’accusa, perché dall’autopsia risulta che la trachea fu lesionata. Il cuore di Riccardo andò in arresto cardiaco e a nulla valsero le tre ore ore di massaggio cardiaco. Oppure, la morte di Riccardo fu dovuta a «cause di diversa natura», come sostiene la difesa di Valerio Schinetti, l’anestesista dell’ospedale di Manerbio quel giorno in servizio all’ospedale di Cremona grazie a una convenzione tra i due nosocomi di copertura dei turni?

Che cosa accadde quella tragica mattina nella sala operatoria numero 7, è stato ricostruito lunedì 19 ottobre davanti al giudice, Christian Colombo, all’udienza del processo per omicidio colposo nei confronti dell’anestesista. Ed è stato ricostruito attraverso le parole dei testimoni del pm Fabio Saponara, cioè di chi, quella mattina, era presente, mentre all’esterno mamma Annalisa e papà Salvatore attendevano l’esito dell’intervento (i genitori sono parte civile con i figli Manuela e Leonardo, rappresentati dagli avvocati Jolanda Tasca e Gabriele Fornasari).

In sala operatoria Riccardo fu portato alle dieci del mattino. Franco Fumagalli è il chirurgo che doveva operarlo. Si era deciso per l’intervento, perché «Riccardo era stato ricoverato per un pneumotorace sinistro recidivo, per questo motivo era stato consigliato l’intervento. Nel primo episodio si è ricorso al drenaggio, nel secondo si è pensato ad un intervento chirurgico di asportazione di quella parte del polmone in cui vi erano le bolle enfisematose. Le condizioni cliniche di Riccardo erano sostanzialmente buone, le sue condizioni respiratorie sono sempre state normali». Schinetti intubò Riccardo, che venne poi posizionato sul fianco destro. «Il tubo è entrato senza problemi», ha detto Arianna, una delle due infermiere d’anestesia. «L’intubazione è stata direi da manuale, senza intoppi», ha confermato la collega Orietta.

In sala operatoria arrivò Valerio Ranieri, il secondo chirurgo: «Il paziente era già stato intubato. Fumagalli si stava accertando che la posizione naturale fosse fissata correttamente. Ci sono bracci meccanici fissati al letto in modo che il paziente non perda la posizione e il chirurgo verifica, Quando sono entrato i bracci meccanici erano già stati fissati». Fumagalli andò a preparasi, intanto Ranieri disinfettò la parte interessata. «Poi Fumagalli rientra e si posiziona alla testa del paziente — ha continuato Ranieri. Io ero dalla parte del viso del paziente, mi sono accorto che il viso era gonfio, un enfisema sottocutaneo, ci siamo allarmati. Il tempo di dire che c’era un enfisema che il monitor segnalava un rallentamento cardiaco. Una questioni di secondi, poi è andato in arresto cardiaco».

Per il difensore Stefano Forzani, la circostanza che Riccardo fosse ‘recidivo’ ha un peso. Da qui la sua domanda a Ranieri: «Alla prima avvisaglia, avete pensato che fosse un problema legato alla patologia?». «Sì», ha risposto il chirurgo.
«L’allarme del respiratore ha cominciato a suonare», hanno detto le infermiere. Ma Schinetti non era più in sala operatoria (la porta era aperta). Era nella ‘presala’ a pochi metri di distanza, seduto davanti a un computer. Il difensore ha chiesto al giudice di acquisire la planimetria. Arianna disse alla collega di andare a chiamare l’anestesista. «Schinetti si era allontanato da cinque minuti, ma non è che sia stata a guardare l’orologio», ha affermato Orietta. L’ultimo ricordo di Schinetti in sala operatoria «è quando ha valutato che si trattava di un enfisema sottocutaneo e ha palpato il viso del paziente». «Mi sembrava scioccato», ha evidenziato Orietta. In quel momento in sala operatoria c’era anche Giorgio Danelli, primario di Rianimazione del Maggiore. «E’ arrivato subito dopo Schinetti. Il mio primario ha preso in mano la situazione perché Schinetti non ha più interagito. Era scioccato. E’ rimasto sulla soglia della sala operatoria», ha detto Orietta.


Quella mattina in sala operatoria ci fu concitazione. Fumagalli ha parlato di un viavai di gente tra cardiologi («Il dottor Verde, il dottor Garini) e anestesisti. Tutti impegnati ad evitare il peggio. Prima Ranieri, poi Fumagalli, le infermiere, «tutti ci siamo alternati, la manovra di rianimazione è durata ore», ha detto Arianna. Per il massaggio cardiaco, Riccardo fu messo supino, il tubo in bocca. Dopo tre ore di massaggio cardiaco, il giovane fu portato in Rianimazione. Alle 14 e 28 fu constatato il suo decesso. E’ possibile che la trachea fu lesionata durante il prolungato massaggio cardiaco? Per la difesa, «la morte di Riccardo fu dovuta a cause di diversa natura». In aula si tornerà il 25 gennaio.

19 Ottobre 2015

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