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Sabato 03 Dicembre 2016

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SPORT IN TRIBUNALE

"Diffamò commissario antidoping". Jacobelli imputato a Cremona

Si terrà a Bergamo il processo nei confronti del direttore editoriale della redazione digitale dei quotidiani sportivi

"Diffamò commissario antidoping". Jacobelli imputato a Cremona

Il giornalista Xavier Jacobelli

CREMONA - E’ tra i giornalisti sportivi più noti in Italia. Opinionista a La 7 e a Raisport, già firma della Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Il Giornale, direttore di Tutto Sport e del Giorno, dall’11 maggio scorso è direttore editoriale della redazione digitale dei quotidiani sportivi. Xavier Jacobelli, 56 anni, bergamasco di Mapello, a Cremona mercoledì 7 ottobre era imputato di aver diffamato sul suo blog «Mister X» (pubblicato sul Quotidiano.net) Vincenzo De Vita, suo coetaneo, commissario dell’antidoping della Figc. Accusato, Jacobelli, in relazione a quanto accadde dopo Brescia-Chievo dell’1 dicembre 2007 (0-2). Quando i calciatori Daniele Mannini e Davide Possanzini si presentarono con mezz’ora di ritardo al controllo antidoping, al quale poi risultarono negativi. E per sei mesi finirono sulla graticola, poi definitivamente assolti dal tas di Losanna, nel 2009. Il 4 marzo del 2010 sul suo blog Jacobelli scriverà: «E ora Petrucci, Abete, Mataresse difendano Mannini e Possanzini, vittime di una sentenza vergognosa. I fenomeni del Wada, l’agenzia mondiale antidoping, si sono accaniti su Mannini e Possanzini per un ritardo causato non da loro, ma dall’altro gigante del commissario che li avrebbe dovuti accompagnare al controllo e che invece dormì per mezz’ora, all’esterno degli spogliatoi del Brescia». ‘L’altro gigante del commissario’, cioè De Vita, ieri si è costituito parte civile nel processo che, però, non si farà a Cremona, dove venne presentata la querela, ma al tribunale di Bergamo, dove risiede l’imputato. Il giudice, Francesco Beraglia, ha accolto l’eccezione di incompetenza per territorio sollevata dall’avvocato Carlo Alquati, che assiste Jacobelli con l’avvocato Alberto Biffani. «Nei casi in cui la diffamazione sia commessa attraverso Internet — ha spiegato l’avvocato Alquati — vale il criterio suppletivo della residenza dell’imputato». «C’è un orientamento granitico della Cassazione», ha aggiunto l’avvocato di parte civile, Luca Curatti, che al pari del pm onorario, Silvia Manfredi, si era rimesso alla decisione del giudice. Si riparte da Bergamo. «Qui nessuno dormiva fuori dallo spogliatoio. A fine partita, De Vita, con un altro commissario, voleva far raggiungere i giocatori nella sala antidoping. E invece i giocatori si sono chiusi negli spogliatoi. De Vita e l’altro commissario volevano entrare, ma venne loro impedito. I giocatori si presentarono dopo circa 35 minuti», sostiene l’avvocato di parte civile Curatti. La difesa Jacobelli porterà a testimoniare, tra gli altri, Luigi Corioni, l’ex presidente del Brescia. Perché al termine di quella partita, Mannini e Possanzini rimasero chiusi nello spogliatoi per sorbirsi una sfuriata dal presidente, deluso dall’andamento della squadra. Una circostanza di cui venne informato il commissario di campo, al quale fu chiesto il permesso di far arrivare i due giocatori in ritardo ai controlli antidoping. Fine della storia. Anzi no. Archiviato il «caso antidoping» dal Tas di Losanna, si apre il «caso Jacobelli». Non a Cremona, ma a Bergamo.

07 Ottobre 2015

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