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Martedì 06 Dicembre 2016

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CREMONA

Processo per tentato omicidio, Mulattieri si difende

Il 37enne cremonese accusato di aver aggredito un anno fa in piazza della Pace Emanuele Manzi, ferito alla nuca con un'ascia artigianale

Processo per tentato omicidio, Mulattieri si difende

Una fase dell'udienza in tribunale

CREMONA - «Io mi sono trovato in galera con un capo di imputazione di tentato omicidio. Mi sembra che siamo andati oltre». Andrea Mulattieri, 37 anni, in carcere dal 7 ottobre di un anno fa, lo dice ai giudici martedì 6 ottobre, nel giorno della sua difesa dall’accusa di aver aggredito e ferito alla nuca con un’ascia artigianale Emanuele Manzi, 29 anni, lui armato di coltello, in piazza della Pace nella notte tra il 6 e il 7 ottobre del 2014. Una lite «per motivi di gelosia». Mulattieri lo dice dopo la proiezione, sullo schermo dell’aula del tribunale, dei filmati registrati dalle telecamere situate nel luogo dell’aggressione. Spezzoni e replay. «Buongiorno. Se mi fanno le domande, io rispondo». Elegante in giacca blu, camicia bianca e cravatta scura, Mulattieri risponde alle domande della difesa, del pm Laura Patelli e del presidente di sezione Pio Massa con al fianco il giudice Francesco Beraglia e il giudice onorario Cristina Pavarani. «Che cosa è successo quella notte?». Da qui partono gli avvocati Lucia Sonia Guastella e Rita Fatigati, di Lodi. Da qui l’imputato ripercorre la giornata del 6 ottobre. Racconta che «nel pomeriggio io e Manzi avevamo assunto un po’ di cocaina e avevamo anche un po’ bevuto. L’ascia rudimentale l’avevo presa nel sottoscala della casa di Manzi. La sera, dalle 21 eravamo in giro assieme». L’imputato spiega che «in corso Campi vicino alla mia auto Manzi mi ha sfregiato la faccia con un coltello. Io ho buttato per terra la mia arma, una lastra metallica sagomata. Non ho reagito subito». La scena si sposta in piazza della Pace. «Lui continuava a minacciare di morte me, mia madre». Mulattieri lancerà due sassi contro Manzi, Manzi farà altrettanto. «Io non sono un tipo che vuole litigare, però alla fine l’ho dovuto affrontare. Lui mi caricava. Come si è visto dalle immagini, lui mi ha inseguito, mi ha caricato, aveva un coltello e per difendermi, gli ho dato due colpi d’ascia, uno al braccio sinistro, l’altro alla gamba destra. Siamo entrambi caduti. Io l’ho preso apposta sulla tibia. Lui nella colluttazione mi ha preso sul fianco sinistro, mi usciva un po’ di sangue, avevo il giubbotto. Poi me ne sono andato via da solo, non ne volevo più sapere». In aula Mulattieri mima la scena . «E la ferita al collo?». «Non sono stato io, io non l’ho colpito al collo. Io mi sono rialzato e sono andato via». Quella sera, Mulattieri se ne va, e se ne va anche Manzi. Dalle immagini registrate dalla telecamera di un supermercato installata in via Ala Ponzone, si vede il 29enne che con altre due persone si dirige verso un’auto in sosta. Manzi salirà davanti, lato passeggero. «In maniera assolutamente tranquilla», evidenzieranno i difensori, che in precedenza ad un poliziotto avevano chiesto se fossero state rilevate tracce di sangue sul luogo della colluttazione. «Non le abbiamo rilevate», ha fatto verbalizzare l’inquirente. E nemmeno sul giubbotto indossato da Mulattieri. Quella notte Manzi sarà portato al pronto soccorso. «Mi sembra che il paziente sia arrivato prima della mezzanotte. La ferita al collo era superficiale, di pochi centimetri, ma era in una posizione molto critica», fa verbalizzare il medico al processo. Il processo è stato aggiornato al 3 novembre, quando saranno sentiti due testimoni della difesa. Per quel giorno è attesa la sentenza.

06 Ottobre 2015

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