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Domenica 11 Dicembre 2016

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CREMONA SOLIDALE

Azzolini: "Non vi darò i miei soldi"

La storica benefattrice dell'ex Soldi in commissione di vigilanza: "Gipponi ha fatto molto, mi spiace non sia stato confermato. I vostri cavilli non contano niente"

Azzolini:

L'assessore Mauro Platè con Lidia Azzolini

CREMONA - Per un’ora abbondante ha ascoltato gli interventi contro e a favore della scelta di aver mandato a casa Angelo Gipponi, per cinque anni il direttore generale di Cremona Solidale che nelle casse dell’azienda ha lasciato 248.500 euro. Fuori Gipponi, dentro Emilio Tanzi. Li ha chiamati ‘cavilli’. Ma per lei «i cavilli contan niente. Lo scopo è che gli ospiti vivano sereni, questo avveniva». Poi Lidia Azzolini, storica benefattrice dell’ex Soldi (donò la palazzina che porta il suo cognome) e studiosa di storia dell’arte, ha emesso la sua sentenza: «Vi assicuro che i miei soldini, finché non sono sicura, non li darò». I ‘soldini’ sono una cospicua eredità, «un patrimonio importante, ma non dico quanto». Si parla di cifre a sei zeri. C’è chi sussurra ‘qualche milione di euro’. Lunghi applausi. Palazzo comunale, pomeriggio di giovedì 17 settembre. Il suo verdetto, Lidia Azzolini, 90 anni, lo emette alla fine del suo intervento alla commissione di vigilanza. E’ lì perché l’ha invitata Marcello Ventura, consigliere di An-Fratelli d’Italia, presidente della commissione. Chiede scusa, la storica benefattrice, perché «sono commossa». Gli occhi lucidi. E’ il momento dei ricordi: «Ero ancora bambina quando l’ospizio Soldi era una cosa vergognosa, terribile». Ora no. «Ora è un paradiso. Qui voglio portare la voce delle persone che incontro, perché sanno che io ho fatto un obolo come potevo. Sono esperienze di vita meravigliose e quando andavo al Cremona Solidale mi si allargava il cuore», perché «io ho sempre trovato un’atmosfera di persone soddisfatte. Ve lo giuro. Era questo che a me interessava. Ho visto crescere tutto l’insieme, soprattutto nei reparti terapeutici». Racconta il ‘mondo delle persone anziane’. «Io sono la prima — dice — perché sono molto vecchia. Non dovete guardare all’apparenza. Io ho la bellezza di 90 anni e tutti dicono che non li dimostro, ma insomma, li ho e grazie al cielo. Io sono presidente degli Amici del Museo da quasi vent’anni e continuo a dare le dimissioni, ma non le vogliono». Torna sui ‘cavilli’: «Io qui ho sentito molti cavilli burocratici che io non posso conoscere. Ho sentito anche molte discordanze». Dell’ex direttore Gipponi dice: «Lo conosco quando vado là a dare un’occhiata, non voglio disturbare, oppure quando c’ è qualche festina. Quello che a me interessa è questo». E qui il tono della sua voce si alza: «Perché gente, bisogna provare a vivere nel mondo loro, perché si sentono messi da parte, la loro disperazione è quella, perché anche i figli nel mondo di oggi non hanno il tempo di seguirli e quindi almeno creiamocelo noi, con il nostro Comune, perché le tasse le paghiamo, vivaddio». Da Gipponi a Tanzi. «Io non conosco l’altro». Lidia Azzolini conosce «i vari istituti che ci sono in giro, quello di via XI Febbraio, di via Milazzo. Ho visto tutto, perché volevo vedere le cose che potevano essere interessanti da fare. Io confesso una cosa. Non posso intervenire nei vostri cavilli, perché per me sono cavilli che contano niente. Io sono fuori da questo mondo». A Lidia Azzolini sta a cuore un altro mondo, quello degli anziani. E torna a commuoversi: «Per me è importante che gli ospiti che sono alla fine della loro vita, e la vita in un modo o nell’altro è sempre pesante da vivere, perché hai dei momenti in cui ti casca addosso tutto, per me è importante che abbiano degli attimi dolci. E’ un loro diritto. Io amo parlare anche con il personale per sapere. Ve lo giuro, non ho mai trovato una persona che in maniera confidenziale mi abbia detto che c’erano cose che non andavano». E arriva al punto: «Io non conosco l’altra persona. Però io avevo fatto delle promesse al professor Gipponi per eventuali miglioramenti, cambiamenti della palazzina. Adesso gli ho detto che mi dispiace, perché non è stato confermato. Gipponi è una persona correttissima e poi è sempre sul fare per incrementare la piacevolezza dello stare lì. Io non ho rimproveri da fare. Tutti i cavilli che ho sentito per me contano niente, perché uno nega l’altro. Il primo scopo di queste istituzioni è che la gente che vive là sia serena, stia bene e trovi un lampo di un sorriso, di una parola buona, di un gesto che li rincuori e li tiri su di morale. Non hanno altro da poter desiderare. Questo avveniva e vi assicuro che i miei soldini, fin che non sono sicura, non li do». L’assessore ai Servizi Sociali, Mauro Platè, si alza per stringerle la mano. Gli occhi di Lidia Azzolini restano lucidi. Sul suo volto torna il sorriso.

18 Settembre 2015

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