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EMERGENZA MIGRANTI A CREMONA

Le parrocchie cremonesi sono pronte all'accoglienza

Dopo l'appello del Papa, sono sei i parroci di città e provincia che hanno garantito disponibilità. Ma serve il consenso dei Comuni

Le parrocchie cremonesi sono pronte all'accoglienza

Migranti ospitati alla Casa dell'Accoglienza

CREMONA - L’appello del Papa è di domenica scorsa, 6 settembere: «La misericordia di Dio — aveva lanciato il suo messaggio Francesco dopo aver recitato l’Angelus — viene riconosciuta attraverso le nostre opere e, di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla guerra e dalla morte, in cammino verso la vita, il Vangelo ci chiama a dare loro una speranza vera. Non basta dire ‘coraggio’: mi rivolgo alle parrocchie e le chiamo ad esprimere la concretezza dell’amore accogliendo ciascuna una famiglia di migranti». A quell’invito, adesso, si sta rispondendo. Si mobilita seguendo la linea dettata dal Pontefice, la complessa macchina della chiesa italiana, composta da 27.133 parrocchie e 226 diocesi, 33.714 preti diocesani, 84.406 religiose e 7.723 istituti secolari. E si muove anche la diocesi locale: sono almeno sei, stando a quanto si è appreso, le parrocchie, della città e della provincia, che nelle ultime ore hanno garantito la propria disponibilità all’accoglienza. Lo conferma don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas e prete in prima linea nell’emergenza immigrazione: «Due, tre parroci hanno chiamato direttamente me — spiega don Pezzetti — e altrettanti si sono rivolti ai vertici della Curia. Quali sono le parrocchie? Al momento, visto che si tratta di semplici abboccamenti, ai quali deve seguire un iter preciso, preferisco non rivelarlo. Di certo, mi sento di dire che il clima sta cambiando e che le porte all’accoglienza diffusa si stanno aprendo con una convinzione maggiore di quanta non ne abbia riscontrata sino ad ora. Come si svilupperà concretamente questa solidarietà lo vedremo, in sinergia con le istituzioni, tenendo presente che i richiedenti asilo potrebbero trovare posto in strutture di diretto controllo delle parrocchie, come già da mesi accade ad esempio a Sant’agata, a Villarocca di Pessina Cremonese, a Ca' de’ Stefani di Vescovato e a Cignone, ma anche nelle abitazioni di famiglie che con i parroci collaborano strettamente. E’ ovvio che la gestione va comunque assicurata da soggetti convenzionati e deputati a farlo». Intanto, proprio lunedì 7 settembre, la Conferenza episcopale italiana, con una nota congiunta del presidente, cardinale Angelo Bagnasco, e del segretario, Nunzio Galantino, ha assicurato a papa Francesco che la sua esortazione «trova le nostre chiese in prima fila nel servizio, nell’accompagnamento e nella difesa dei più deboli». Anche a Cremona.

09 Settembre 2015

Commenti all'articolo

  • enrico

    2015/09/09 - 11:11

    Mi auguro anche tutti i fedeli che vanno in chiesa tutti i giorni e ora di mettere in atto quello che vi è stato insegnato. E giusto che anche loro condividano le spese che le parrocchie dovranno affrontare. Buona fortuna ne avrete bisogno.

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  • arcelli

    2015/09/09 - 10:10

    tanto a breve questi simpatici e utili signori le trasformeranno in moschee.....................

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  • arcelli

    2015/09/09 - 10:10

    la cavolata finale della Chiesa:riempire le Chiese di profughi di basso livello e clandestini e svuotarle dei pochi fedeli (veri) rimasti.Ottima scelta del baraccone pontefice-comunista

    Rispondi

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