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Lunedì 05 Dicembre 2016

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POLITICA E AMBIENTE

Messa in sicurezza Tamoil 'Garanzia' da sette milioni

Pur contestandola, la società ha depositato la fidejussione. Ma rimane pendente il ricorso al Tar

Messa in sicurezza Tamoil 'Garanzia' da sette milioni

L'ex raffineria Tamoil di Cremona

CREMONA - La comunicazione, con mittente il pool di avvocati della Tamoil e con destinataria l’amministrazione, è arrivata negli uffici competenti di palazzo comunale il 20 luglio, lunedì scorso: i legali del colosso petrolifero che controlla l’ex raffineria, trasformata in deposito, informano di aver depositato la fideiussione da sette milioni di euro a garanzia delle future operazioni di messa in sicurezza operativa (Miso) concordate in sede di conferenza dei servizi. Un atto formale, presumibilmente adottato in conformità alla normativa, ma comunque significativo. Oltre che inatteso visto che la holding si era opposta, ricorrendo al Tar, alla richiesta avanzata dalla giunta Galimberti lo scorso 26 novembre, quando il governo cittadino, sentito anche il parere della Regione, con una azione potenzialmente rischiosa sul profilo dei rapporti con la società, valutando entità e durata degli interventi previsti nel progetto aveva ritenuto inoltre di proporre l’applicazione della percentuale massima prevista dalla normativa, pari al 50 per cento del valore ipotizzato degli interventi, che era stato calcolato in 14 milioni di euro. Una stima che alla proprietà dell’insediamento di piazzale Caduti sul Lavoro era parsa eccessiva, al punto da depositare ricorso immediato al tribunale amministrativo, ritenendo di aver già assicurato parte delle operazioni che si domandava — e si domanda ancora — fossero coperte da garanzia fideiussoria. Ora, invece, la somma è stata depositata. E al di là del ricorso che rimane ovviamente pendente, con l’ente che nella seduta di giunta di mercoledì 11 febbraio aveva deliberato di resistere in tribunale, da palazzo, seppure senza alcun commento ufficiale, si percepisce soddisfazione. Nel senso che nell’ottica del sindaco Gianluca Galimberti, dell’assessore all’Ambiente Alessia Manfredini e del resto dell’esecutivo, la somma ottenuta offre una tutela fondamentale, anche in caso di eventuali cambiamenti in seno a Tamoil, in relazione agli interventi di messa in sicurezza operativa. Così che, comunque, continuino per i prossimi anni. Intanto, in attesa di sviluppi, dopo la riattivazione dell’osservatorio lo scorso 26 marzo prosegue il monitoraggio del ripristino delle aree esterne e delle progettualità di smantellamento delle aree interne, con ipotesi di reindustrializzazione. E resta ovviamente aperto il fronte giudiziario, dove lo scenario si è complicato in virtù della decisione del Comune di costituirsi parte civile al processo di appello per l’inquinamento della falda acquifera causato quando Tamoil era ancora Amoco. In primo grado, un anno fa, la sentenza di condanna emessa dal giudice Guido Salvini, per la contaminazione della falda acquifera e per l’omessa bonifica, sulle spalle di quattro manager: per ‘disastro ambientale doloso’ erano stati condannati Enrico Gilberti (sei anni di reclusione) e Giuliano Guerrino Billi (tre anni di reclusione), per disastro ambientale colposo Mohamed Abulaiha e Pierluigi Colombo (1 anno e 8 mesi di reclusione ciascuno con beneficio della sospensione condizionale della pena subordinato alla prosecuzione dei necessari interventi di bonifica e ripristino ambientale). «Ci siamo costituiti — aveva spiegato il sindaco — per dovere istituzionale e per rispetto di tutta la cittadinanza».

27 Luglio 2015

Commenti all'articolo

  • Francesco

    2015/07/30 - 00:12

    Questi sono grandi risultati che ottiene una amministrazione solida e competente. Sarebbe ora che lo capisse anche l'opposizione e che cominciasse a lavorare seriamente. Basta parlare di polistirolo e di e-mail private !!! Fate proposte costruttive.

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