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TRA I MIGRANTI A PICENENGO

In fuga da miseria e terrore

Le storie drammatiche dei profughi accolti nelle ex scuole riqualificate. Sabato 25 luglio sit-in della Lega

In fuga da miseria e terrore

Il gruppo dei migranti ospitati a Picenengo

CREMONA - Si chiama Denis, ha 23 anni, è scappato dalla Nigeria per non essere ucciso da Boko Haram. Mamma e papà, un fratello e tre sorelle, è rimasto in Libia per cinque mesi prima di approdare sulle coste siciliane e terminare il suo viaggio a Picenengo. Denis non parla italiano ma vuole rimanere in Italia, trovare un lavoro per aiutare la sua famiglia. Una storia, la sua, simile a tante di quelle dei 25 migranti che sono ospiti nelle ex scuole che hanno cambiato aspetto: basta immondizie, basta vecchi mobili accatastati nei cortili, ovunque pulizia e tranquillità. Con loro, nigeriani, senegalesi, ghanesi, ma anche pakistani, i 4 operatori della Cooperativa ‘Il Sentiero’ che ha sede legale in via Ala Ponzone e che, come spiega il responsabile Carmine Lepiani, «offre un servizio alla persona rispondendo, in questo modo, all’appello del governo». Lepiani fa chiarezza sui costi: «Per ogni migrante lo Stato versa 35 euro al giorno, comprensivi di vitto e alloggio, ma ovviamente i pagamenti avvengono con tempi biblici». Grazie alla mediazione di Aly, da 17 anni a Manerbio e che qui fa il traduttore, ecco Ossay Sunday, anche lui nigeriano di 23 anni, padre ucciso da Boko Haram. Ha 12 fratelli, sei maschi e sei femmine, ha speso più di mille euro per arrivare in Italia, con una sosta pure lui di 5 mesi in Libia e da noi intende restare. E soprattutto trovare un lavoro per mandare i soldi a casa. Ha il problema della lingua, come quasi tutti gli altri. E per questo la ‘Sentieri’ sta pensando a corsi di italiano: un ritorno alle finalità di questo immobile. Infine Aliou Kebe, 17 anni, senegalese, che invece è scappato dalla ‘miseria’ del suo paese, pagando 1.200 euro gli scafisti, alla ricerca di qualcosa di positivo per aiutare la sua numerosa famiglia composta da 4 sorelle e 5 fratelli. Raccontano le loro storie con pacatezza, senza rancore, ma con gli occhi lucidi, e ringraziano sempre, mentre, sono le 19,30, un automezzo arriva con i pasti. Qualcuno legge, qualcuno scrive, ma, come conclude Lepiani, la zona «ora è controllata, noi ci siamo giorno e notte». E questo prima non accadeva. Sabato 25 luglio la Lega protesta. Ancora qui. Comunque.

24 Luglio 2015

Commenti all'articolo

  • DARIO

    2015/07/25 - 08:08

    come mai non pubblicate i commenti che i lettori rilasciano?

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  • DARIO

    2015/07/24 - 14:02

    e fa bene a protestare ancora ,questi signori,pensassero prima a noi anziani italiani ,che siamo ridotti ad elemosinare alla caritas cremonese ogni mese qualcosa da mangiare ,poi pensassero ai nostri giovani per dare loro un lavoro ,e poi per ultimo possono pensare agli emigranti a casa loro

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  • enrico

    2015/07/24 - 11:11

    Sono d'accordo su chi abbandona il proprio paese perché scappa da guerra e persecuzione, ma in Turchia.Tunisia.Marocco.Costa D'avorio. Senegal e altre nazioni non c'è guerra. E come si può vedere noi non siamo in grado o forse non vogliono distinguere chi ha il diritto e chi no di rifugiato. L'Africa dentro l'italiano non ci sta!

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