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Domenica 04 Dicembre 2016

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CREMONA

Inceneritore, chiuderlo nel 2018 costerebbe 42 milioni

Presentato lo studio dei ricercatori Leap: per andare in pareggio bisognerebbe dismettere l'impianto nel 2025

Inceneritore, chiuderlo nel 2018 costerebbe 42 milioni

L'inceneritore di Cremona

CREMONA - Chiudere l'inceneritore nel 2018 (come era intenzione della giunta comunale) costerebbe circa 42 milioni di euro e per andare in pareggio bisognerebbe chiuderlo nel 2015 e a quel punto costruire un nuovo impianto. Sarebbero queste, stando alle indiscrezioni, le evidenze emerse nel corso della riunione tra i ricercatori della Leap e i capigruppo in consiglio comunale.

Al centro dell'incontro - , presso la sede dell'Aem nella mattinata di venerdì 17 luglio - c'era la presentazione dello studio sul futuro dell'inceneritore.

Il primo a lasciare la riunione presso la sede dell'Aem è, insieme con l'assessore all'Ambiente Alessia Manfredini, il sindaco Gianluca Galimberti: "Interessante", commenta. Al primo piano l'incontro è agli sgoccioli. Ecco Marcello Ventura, consigliere dei Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale: "Lo studio? Musica per le mie orecchie e un massacro per l'amministrazione comunale. La ricerca smentisce clamorosamente le promesse fatta dal sindaco e dalla sua squadra in campagna elettorale". Pochi minuti e scende dalle scale Francesca Pontiggia (Pd), che deve affrettarsi per presiedere a Palazzo la commissione Ambiente sul nuovo piano della sosta.

La segue a breve distanza un quartetto: Maria Lucia Lanfredi (Movimento 5 Stelle), Federico Fasani (Nuovo centrodestra), Ferruccio Giovetti (Forza Italia) e Alessandro Fanti (Lega Nord). "Nell'indagine non si è tenuto conto che in Lombardia i rifiuti vanno via via diminuendo", dice l'esponente del M5S. Un coro, invece, dai suoi tre colleghi. Fasani, il 'grande accusatore', apre il fuoco di fila: "E' stata sconfessata l'ossessione ideologica del sindaco. Gli attuali amministratori si sono venduti come tecnici, che invee non sono, e solo grazie a questo studio si possono ora evitare i gravi danni che la linea della giunta e di chi la sostiene avrebbe comportato per la città. Per quanto mi riguarda, ce n'è abbastanza per fare una riflessione politica sulla necessità di un cambiamento. Per Fanti: WLo studio presentato è molto chiaro e super partes e documenta il fatto che una chiusura in tempi rapidi del termocombustore comporterebbe costi insostenibili per i cremonesi". Toni duri da Giovetti, che parla di "Caporetto per il sindaco, che ne esce sconfitto su tutto il fronte. Come Forza Italia avevamo lanciato l''allarme anticipando che la dismissione immediata dell'impianto di via san Rocco sarebbe costata 40 milioni di euro e oggi i dati ci danno ragione".

Un momento di imbarazzo quando si avvicina Enrico Manfredini, esponente di Fare nuova la città e, quindi, della maggioranza. Ovviamente, le pensa in modo diverso dai suoi avversari. "Ci è stata illustrata un'analisi approfondita e complessa, sono stati prospettati tanti scenari e tante ipotesi. Un punto di partenza per approfondire l'argomento, sarebbe sbagliato tratte conclusioni immediate. La polemica ulle affermazioni in campagna elettorale? Mi sembra povera percché in quel momento non avevamo tutti i dati che sono disponibili oggi".

Tra gli ultimi a lasciare la riunione, con il vicesindaco Maura Ruggeri, l'assessore alla Risorse Maurizio Manzi. Non nasconde la sua irritazione con la Leap: "E' buona cosa che una società di consulenza condivida il suo lavoro con i committenti, in questo caso il Comune che - lo ricordo - ha affidato l'incarico il 15 maggio 2014. Rilevo che stavolta non è stato così. Contesto il metodo adottato, avevamo altri elementi che ci sarebbe piaciuto valutare insieme con i tecnici ma non è stato possibile. Quando ai contenuti, li approfondiremo".

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

17 Luglio 2015

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