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CREMONA

Il furto di salsiccia a processo

Un anziano affetto da Alzheimer aveva rubato in un market una confezione da 1,76 euro, a giudizio l'8 luglio

Il furto di salsiccia a processo

Un supermercato

CREMONA - Un’altra puntata nel caso del pensionato di 83 anni affetto da Alzheimer condannato a pagare 11.250 euro per aver rubato una confezione di salsicce di 1,76 euro. Il gip, Letizia Platè, ha emesso il decreto di giudizio immediato: processo l’8 luglio. La seconda novità è che Equitalia ha provveduto immediatamente a sospendere l’esecuzione della cartella esattoriale. Di anni l’anziano ne aveva 79 quando, il 23 giugno 2010, entrò in un supermercato della città e all’uscita venne fermato in possesso del ‘bottino’. Accusato di furto, il 16 aprile 2013, si vide riconoscere le attenuanti generiche e comminare 45 giorni di carcere, tramutati in una pena pecuniaria di 11.250 euro. L’imputato e i suoi familiari non avanzarono opposizione entro i 15 giorni stabiliti dalla legge e così la pena è diventata definitiva. Alla fine di gennaio, quando è arrivata l’ingiunzione di pagamento, la figlia, dopo aver cercato inutilmente in tribunale il fascicolo sulla vicenda del padre, si è rivolta all’avvocato Giancarlo Rosa. Il legale, il 9 febbraio scorso, ha quindi chiesto che il procedimento fosse riaperto sulla base del certificato medico con cui, il 5 giugno 2010 (prima del furto) un neurologo dell’ospedale Maggiore, dopo aver visitato il pensionato, ha certificato: «I dati clinici portano ad esprimere diagnosi di deterioramento cognitivo da patologia involutiva cerebrale compatibile con l’Alzheimer». Il 24 marzo, il gip ha accolto l’istanza del difensore «vista la documentazione allegata» e «rilevato che tale stato patologico non era stato indicato negli atti. Né gli operanti al momento del controllo del soggetto in flagranza di reato segnalavano l’esistenza di circostanze che potessero indurre a ritenere uno stato di non consapevolezza» dell’imputato. «L’operato del gip (anche precedentemente alla mia richiesta) è perfettamente in linea con la legge», aveva commentato l’avvocato Rosa. Conclusione: pena sospesa. L’ultima parola potrebbe essere scritta in aula. Qualche giorno prima dell’udienza, il legale dell’anziano depositerà la lista testi. Ha intenzione di indicare il medico che aveva certificato i disturbi psichici del suo assistito già in epoca precedente alla commissione del fatto e la figlia, «sempre a conferma – dice Rosa – che nello stesso periodo il padre si era reso responsabile di altri comportamenti simili». Con la possibilità per il pensionato di vedersi cancellata la condanna e, con essa, gli 11.250 euro.

03 Giugno 2015

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