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Martedì 06 Dicembre 2016

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CREMONA

Colle del Lys, Protti non c'era

La decisione del gip Guido Salvini sull'uccisione di 26 partigiani nel 1944 in Val di Susa

Colle del Lys, Protti non c'era

Il tenore Aldo Protti

CREMONA - «Sul piano storico non vi è prova, anzi può ritenersi escluso, che Protti abbia partecipato all’operazione dell’1-2 luglio 1944 che si è conclusa con la strage del colle del Lys». Aldo Protti, celebre baritono di Cremona, una carriera di trionfi dalla Scala al Metropolitan, non fu un massacratore di partigiani. Il gip Guido Salvini è giunto a queste conclusioni dopo una meticolosa indagine storica su uno dei più cruenti episodi della guerra civile: i rastrellamenti in Val di Susa che costarono la vita a ventisei partigiani, fra cui cinque cremonesi, catturati dai nazifascisti. Accogliendo la richiesta del pm, Salvini ha archiviato la posizione di Deo Fogliazza, figlio di Enrico, il comandante partigiano ‘Kiro’, in relazione ad un articolo pubblicato sul suo blog, in cui criticava la scelta dell’amministrazione comunale di intitolare una via al baritono scomparso nel 1995, mentre ha ordinato al pm l’imputazione di diffamazione aggrava nei confronti del giornalista Paolo Zignani per un articolo pubblicato sul suo blog dal titolo ‘Esaltato il sergente maggiore fascista Aldo Protti e i suoi rastrellamenti’.

Il ‘caso Protti’ era nato dalla querela presentata dalla moglie Masako Tanaka, mezzo soprano, e dai figli Takayuki Aldo e Takanori Bruno Protti. Il gip Salvini ha esaminato le dichiarazioni di Luciano Merluzzi, oggi 87enne, commilitone del sergente Protti nella Guardia Nazionale Repubblicana, prima a Cremona e poi nel presidio del Dinamitificio Nobel, ad Avigliana. Merluzzi ha raccontato che «Protti aveva più volte espresso critiche nei confronti delle Brigate Nere di Farinacci. Era rispettoso della popolazione (lui e Merluzzi rifiutarono di arrestare alcune donne che praticavano la «borsa nera») e benvoluto anche come cantante. Questa tolleranza lo portò a scontrarsi con la Polizei tedesca». Il gip ha ritenuto la testimonianza di Merluzzi, «per quanto di parte, serena, chiara e congruente nei dettagli». Ha acquisito la relazione affidata dal sindaco al professor Giovani Borsella, quando il Comune decise di intitolare una via a Protti. Ha esaminato la consulenza storica affidata dalla procura al professor Bruno Maida, dell’università di Torino, che ha escluso la partecipazione di Protti al rastrellamento. Salvini ha anche raccolto altri elementi, esaminando il saggio di storiografia e memorialistica militare Sentire-pensare-volere: Storia della Legione SS italiana di Sergio Corbatti e Marco Nava, con una prefazione del professor Pio Filippani Ronconi, ideologo e volontario delle SS italiane. «Si tratta — spiega il gip — di un testo dichiaratamente di parte in quanto esalta le scelte e le azioni militari delle SS italiane e dell’insieme delle forze nazi-fasciste. Ma proprio per questo è di grande interesse anche nel caso in esame». E ciò «perché, in oltre 400 pagine corredate da fotografie e da cartine, descrive con attenzione quasi maniacale, tipica di quell’ambiente, ogni aspetto delle azioni militari anti-partigiane condotte da tali forze, indicando per ciascun episodio gli accantonamenti da cui erano partite le forze impegnate, l’ora e le modalità dell’azione, il numero e anche il nome e il ruolo dei ‘nemici’ uccisi o catturati, il nome dei militari nazifascisti caduti, feriti o anche decorati, gli spostamenti di ogni singolo plotone durante e dopo l’azione e sinanche i messaggi di congratulazione ricevuti dai Comandi dopo ogni singola operazione».

Oltre 50 pagine sono dedicate alle operazioni in Piemonte a partire dalla metà del 1944. «Si ricava — annota il gip — che nell’azione che si concluse con la strage del colle del Lys si scontrarono con i partigiani, in particolare a Favella, oltre alle SS italiane, vari reparti della Polizei tedesca appoggiati anche da legionari della GNR appartenenti però a battaglioni ‘combattenti’ diversi da quello che comprendeva la compagnia di O.P. di Aldo Protti, che peraltro con ogni probabilità quel giorno non era ancora giunto ad Avigliana. All’imbocco della Val di Susa e della Val Chisone si trovavano ‘in copertura dei reparti della GNR di frontiera, le compagnie OP del Comando Provinciale GNR di Como e di Cremona’, oltre a volontari dell’Europa orientale. Tali compagnie avevano quindi un ruolo di copertura e non di partecipazione diretta all’operazione di rastrellamento».

29 Maggio 2015

Commenti all'articolo

  • renzo

    2015/05/29 - 13:01

    Un altro pezzo di verita' precostituita che cade....siate onesti con la realta' , anche se non vi piace, cari compagni, solo allora potrete dirvi democratici....ma ne avete ancora di strada da percorrere....

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