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Venerdì 09 Dicembre 2016

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CREMONA

Non c'è pace per Aldo Protti

L'avvocato Bazzano ha scritto un'altra lettera al sindaco Galimberti al fine di ripristinare l'insegna di via Protti (oggetto di ripetuti danneggiamenti) che manca da ormai due anni

Non c'è pace per Aldo Protti

CREMONA - Nel 2010 il Comune gli intitolò la via Stretta Lunga, la stessa in cui abitano i suoi familiari. Poi, una volta l’insegna è stata danneggiata, un’altra imbrattata, un’altra ancora distrutta. E non più sostituita. Da allora sono trascorsi due anni. Non c’è pace per Aldo Protti, il baritono di fama mondiale e di casa alla Scala di Milano, scomparso nel 1995.

 

Nel ventennale della sua morte, nell’interesse della vedova Masako Tanaka, anche lei cantante lirica, e dei figli, Takayuki Aldo e Takanori Bruno Protti, l’avvocato Alberto Bazzano, dello studio legale Papotti di Torino, ha scritto una lettera al sindaco Gianluca Galimberti, invitando l’amministrazione comunale «a ripristinare l’insegna di via Protti che manca ormai da due anni. Ora siamo in attesa di una risposta da parte del sindaco». Non è la prima volta che il legale di Torino scrive all’amministrazione comunale di Cremona. Lo aveva già fatto nell’era Perri. Lo ha rifatto il 3 marzo scorso.

 

«Come è noto, da quando è stata intitolata una via al grande baritono, tale insegna è stata, ripetutamente, oggetto di danneggiamento e vandalismo — spiega l’avvocato Bazzano —. In particolare, una volta l’insegna provvisoria in metallo è stata piegata. Un’altra volta è stata sostituita con un ritaglio di cartone con su scritto ‘Via Colle del Lys’, con chiaro riferimento all’uccisione di partigiani cremonesi il 2 luglio 1944 (episodio rispetto al quale, giova ribadirlo, è stata provata la completa estraneità di Aldo Protti). Un’altra volta l’insegna è stata imbrattata con l’aggiunta dell’appellativo ‘fascista’ al termine ‘baritono’». L’ultimo episodio vandalico risale a due anni fa, quando l’insegna in marmo è stata distrutta. «Da allora — spiega il legale — non esiste più alcun segnale stradale che consenta di identificare ‘via Aldo Protti’, con tutte le prevedibili conseguenze che ciò comporta. Nella lettera al sindaco ho segnalato, infatti, alcuni disservizi, fra cui quello di alcuni pacchi postali che non sono stati recapitati ai residenti».

 

«Ho invitato, pertanto, l’amministrazione comunale a ristabilire, nel ventennale della scomparsa del grande baritono, l’insegna in questione — prosegue il legale —, non solo per ragioni legate all’urbanistica, in relazione alle quali il caso cremonese costituisce forse un unicum in Italia, ma soprattutto perché le violenze, ancorché ideologicamente motivate, restano violenze e, pertanto, non possono essere tollerate e tanto meno è auspicabile che il Comune pieghi il capo di fronte ad esse. Ho rammentato che l’intitolazione a Cremona di una via ad Aldo Protti non è stata improvvisata bensì decisa all’esito di un’approfondita disamina storica che ha consentito di appurare l’estraneità di Aldo Protti rispetto ad episodi di violenza, prevaricazione e ad azioni criminali durante la seconda guerra mondiale». «Per la stessa ragione — conclude l’avvocato Bazzano — il Comune di Milano ha intitolato un giardino alla memoria dell’illustre baritono. Nel capoluogo lombardo, tuttavia, non si sono registrate azioni vandaliche al riguardo».

 

L'altro fronte. E intanto giovedì 9 aprile, all’udienza fissata dal gip Guido Salvini, la vedova e i figli del baritono si opporranno alla seconda richiesta di archiviazione formulata dal pm Francesco Messina nei confronti di Deo Fogliazza, lui figlio del partigiano Kiro, e del blogger-giornalista Paolo Zignani denunciati dai familiari del baritono per diffamazione. Fogliazza ha sostenuto che Protti era in prima linea nei rastrellamenti in Val di Susa, culminati nella strage del Colle del Lys, di giovani della Resistenza; Zignani lo ha definito «un vigliacco» e una «canaglia di guerra». «L’indagine storica non consente di dire che Protti abbia partecipato al rastrellamento del 2 luglio del 1944 come ad alcun altro rastrellamento — evidenzia l’avvocato Bazzano —. Lo confermano lo storico Bruno Maida e le prove testimoniali. Per noi la diffamazione sussiste e per questo domani ci opporremo alla richiesta di archiviazione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

08 Aprile 2015

Commenti all'articolo

  • NICOLA

    2015/04/08 - 22:10

    Ancora e ancora vomitevoli atti di becera persecuzione e di riprovevole violenza di regime, sia verbale che pratica ed in perfetta sintonia col classico modo di agire del peggior lerciume rosso, si susseguono in questa città, tra l'indifferenza ( o connivenza) delle sue istituzioni...ed a farne le spese chi??...la Memoria di un suo illustre figlio apprezzato ancora in tutto il mondo e la sua Onorevole famiglia. Vergogna!!! Alla miserabile meschinità non c'è limite!!!

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