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Mercoledì 07 Dicembre 2016

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Parto nel bagno dell'ospedale, quattro indagati: ecco le accuse

Chiesto il giudizio per un ginecologo e tre ostetriche del Maggiore, il pm: 'Lesioni colpose al feto e falso nella cartella clinica'

Parto nel bagno dell'ospedale, quattro indagati: ecco le accuse

CREMONA - «La gestione della paziente da parte del personale ostetrico e del medico fu del tutto inadeguata». Così per il pm Fabio Saponara che ha chiesto il rinvio a giudizio di un ginecologo, di due ostetriche e di una tirocinante ostetrica dell’ospedale Maggiore accusati, in cooperazione tra loro, di lesioni colpose ai danni del neonato che il 13 ottobre del 2012 la madre partorì da sola nel bagno della stanza al settimo piano del reparto di Ostetricia e ginecologia. Durante l’espulsione, il bebé cadde a terra, procurandosi una frattura alla testa con conseguente emorragia che venne poi asportata durante un delicato intervento chirurgico all’ospedale di Bergamo. «Lesioni dalle quali deriverà una malattia probabilmente insanabile», scrive il pm nel capo di imputazione. Ma c’è dell’altro. Ad una ostetrica e alla tirocinante viene anche mossa l’accusa di aver commesso un falso nella cartella clinica.

 

A far aprire l’indagine furono le due pagine di denuncia presentata il 19 ottobre dal papà del bambino ai carabinieri, ai quali raccontò dei continui dolori della moglie, delle rassicurazioni delle ostetriche e del ginecologo, e di quel parto che fece da sola in bagno, dopo aver suonato inutilmente il campanello. Il bebé fu ricoverato nel reparto di Terapia intensiva neonatale per accertamenti, il 15 ottobre fu poi trasferito al più attrezzato ospedale di Bergamo per l’intervento eseguito il giorno successivo. «I miei clienti chiedono chiarezza», ha detto Alessandro De Nittis, il legale che assiste mamma e papà. Per l’accusa, il ginecologo e le ostetriche avrebbero determinato «l’espletamento del parto» della mamma «in condizioni di assenza completa di qualsivoglia assistenza e cura sanitaria adeguata con la conseguente caduta al suolo del feto al momento della nascita». Avrebbero così cagionato o cooperato a cagionare al neonato, e comunque non avrebbero impedito, «avendone l’obbligo giuridico», che il piccolo «subisse lesioni personali dalle quali è derivata una malattia per un tempo superiore a venti giorni e non superiore a quaranta giorni, ma dalle quali deriverà una malattia probabilmente insanabile».

 

Negligenza, imperizia, imprudenza, violazioni di leggi, regolamenti e discipline. Li contesta il pm Saponara alle ostetriche: «La gestione della paziente da parte del personale ostetrico fu del tutto inadeguata giacché, pur in presenza di molteplici fattori di rischio nel travaglio della paziente, non allertavano il personale medico di guardia». e li contesta al ginecologo: «La gestione della paziente da parte del medico fu del tutto inadeguata giacché, pur in presenza di molteplici e noti fattori di rischio, non interveniva con l’adeguata assistenza e privava la paziente di un continuo e corretto monitoraggio strumentale e di un opportuno controllo clinico». C’è, poi, l’accusa di falso. Per il pm Saponara, «sul tracciato cardiotocografico della cartella clinica> figurò «falsamente» che fu l’ostetrica ad eseguire il monitoraggio compiuto, invece, dalla tirocinante. «In particolare — osserva il pm — l’ostetrica invitava la tirocinante ad eseguire e comunque acconsentiva che la stessa eseguisse il monitoraggio e, all’esito, siglasse il tracciato con la firma dell’ostetrica».

 

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27 Marzo 2015

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