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CREMONA

Pena sospesa per il furto di salsiccia

Il pensionato ammalato era stato condannato a pagare 11.250 euro

Pena sospesa per il furto di salsiccia

CREMONA - Svolta nel caso del pensionato di 83 anni affetto da Alzheimer condannato a pagare 11.250 euro per aver rubato una confezione di salsicce. Il gip ha sospeso la pena in considerazione delle condizioni di salute dell’uomo all’epoca dei fatti.

Di anni l’uomo ne aveva 79 quando, il 23 giugno 2010, entrò in un supermercato della città e all’uscita venne fermato in possesso della refurtiva. Accusato di furto, «con l’aggravante di aver commesso il fatto con destrezza consistita nell’aver occultato la merce all’interno dei pantaloni (una tasca, ndr)», l’anziano, il 16 aprile 2013, si vide riconoscere le attenuanti generiche e comminare 45 giorni di carcere, tramutati in una pena pecuniaria di 11.250 euro. L’imputato e i suoi familiari non proposero opposizione entro i 15 giorni stabiliti dalla legge e così il decreto penale di condanna è diventato definitivo. Alla fine del gennaio scorso, quando è arrivata la cartella esattoriale con la somma da pagare, la figlia, dopo aver cercato inutilmente in Tribunale il fascicolo sulla vicenda del padre, si è rivolta all’avvocato Giancarlo Rosa. Il legale ha quindi chiesto, il 9 febbraio, che il procedimento fosse riaperto sulla base del certificato medico con cui, il 5 giugno 2010 (prima, quindi, del furto) un neurologo dell’ospedale Maggiore, dopo aver visitato il pensionato, ha messo nero su bianco: «Presenta disturbi mnesici. Si sono verificati alcuni episodi di disorientamento (si è perso in un piccolo cimitero) e alcuni comportamenti incongrui (si è recato in banca senza eseguire nessuna operazione). I dati clinici portano ad esprimere diagnosi di deterioramento cognitivo da patologia involutiva cerebrale compatibile con l’Alzheimer». Ne discende, come dice il difensore, che «il mio assistito non poteva comprendere il significato e le conseguenze del suo gesto».

Ora la nuova puntata. Il giudice per le indagini preliminari, Letizia Platè, ha accolto, martedì scorso, l’istanza dell’avvocato, «vista la documentazione medica allegata» e «rilevato che tale stato patologico non era stato indicato negli atti, né gli operanti al momento del controllo del soggetto in flagranza di reato segnalavano l’esistenza di circostanze che potessero indurre a ritenere uno stato di non consapevolezza» dell’imputato. E’ per queste stesse condizioni, continua il giudice, che l’uomo «poteva non essere consapevole dell’esistenza di un procedimento a suo carico o comunque, per motivi direttamente collegati alla sua patologia, potesse aver dimenticato l’episodio». «Il gip, il cui operato (anche precedente alla mia richiesta), è perfettamente in linea con la legge - continua il legale -. Oltre a non aver fatto nulla di sbagliato, si è dimostrato da subito disponibile ad ascoltarmi e ha già preso la sua decisione indipendentemente dal clamore, che ritengo fuori luogo, suscitato da questa vicenda. Anche perché la legge prevede tutti i rimedi processuali del caso, prontamente attivati. Ci tengo a chiarire che non si tratta, nel modo più assoluto, di una vicenda di mala giustizia e che nessuno deve puntare il dito contro il giudice».

Conclusione: pena sospesa e possibilità per il pensionato di vedersi cancellato con il processo la condanna e tutte le possibili conseguenze.

27 Marzo 2015

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