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Sabato 10 Dicembre 2016

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CREMONA

Ammanchi in Croce Rossa, Rizzi rinuncia all'esame

E' stata accolta la richiesta affinchè il tribunale senta tre dipendenti della Cri indicati come testimoni dalla difesa

Ammanchi in Croce Rossa, Rizzi rinuncia all'esame

CREMONA - Da martedì 17 marzo, nel fascicolo del processo sull’ammanco di 16.095 euro per l’accusa spariti nel 2011 dalla cassaforte della sede di via Mantova della Croce Rossa, è entrata una fattura di 10.780 euro, Iva compresa. E’ quella emessa dal rinomato ristorante Al cavallino bianco di Polesine Parmense che nell’ottobre di quell’anno organizzò il catering per la cena di beneficenza della sezione femminile della Cri nel palazzo della società Centropadane, in via Colletta.

 

Da martedì 17 marzo, nel fascicolo è entrato anche il verbale dell’interrogatorio reso durante le indagini da Mirko Rizzi, 47 anni, ex commissario locale della Croce Rossa, unico imputato di peculato che in virtù della sua carica, per la procura possedeva le chiavi della cassaforte a muro nascosta da una bandiera della Cri, nell’ufficio al primo piano della sede di via Mantova. Per l’accusa, Rizzi l’avrebbe aperta e avrebbe allungato le mani su quei 16mila euro, il ricavato di tombolate, della serata con la compagnia del Tango e della cena di gala. Rizzi al processo ha rinunciato a sottoporsi all’esame. Ma respinge l’accusa. Lo ha fatto in quell’interrogatorio, «nel quale ho dichiarato la mia estraneità ai fatti», ha detto l’ex commissario provinciale al termine dell’udienza dedicata non solo all’acquisizione degli atti, tra cui la fattura del ristorante di Polesine Parmense (documento numero 9) con il mandato di pagamento a firma di Rizzi ed emessa con data che coincide con la festa di beneficenza. Documento importante per i difensori Cristina Pugnoli e Marco Bencivenga (i legali avevano chiesto l’acquisizione) ‘Che il denaro scomparso sia proprio finito lì?’, ipotizza la difesa che al tribunale chiede di effettuare «un accertamento contabile il più completo possibile». Ma c’è dell’altro.

 

Martedì 17 marzo è stata anche accolta la richiesta della difesa affinché il tribunale (presidente Maria Stella Leone, giudici Tiziana Lucini Paioni e Francesco Sora) senta tre dipendenti della Croce Rossa che usufruivano dei buoni pasto custoditi nella cassaforte. La tesi della difesa è che Rizzi non fosse il solo a possedere la chiave e che non fosse in sede giorno e notte. All’udienza del 5 maggio prossimo, saranno sentiti Alessandro Germanà, Matteo Ferretti e Massimiliano Caruso, testimoni indicati dalla difesa, «i quali potranno riferire su chi fossero le persone effettivamente in possesso delle chiavi della cassaforte», ha fatto verbalizzare la presidente Leone. E su richiesta del pm Lisa Saccaro, sarà inoltre sentito «il titolare o il gestore del ristorante Al cavallino bianco srl, a conferma dell’attività di catering svolta a favore della Croce Rossa e per cui è stata emessa fattura».

 

Il caso era esploso nel gennaio del 2012, quando Eleonora Ducoli Parisi, attuale presidente del comitato provinciale di Cremona, prima commissario del comitato provinciale e contestualmente commissario provinciale della componente femminile, su richiesta del comitato centrale, nel compiere un report sulle attività e su come nel 2011 furono spesi i soldi del comitato femminile provinciale, rilevò l’ammanco di 16.095 e presentò un esposto in procura. Nella riunione dell’8 marzo successivo, Rizzi spiegò che le chiavi della cassaforte erano sparite. Poi furono ritrovate. Intanto, la cassaforte era stata alleggerita.

 

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17 Marzo 2015

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