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Domenica 11 Dicembre 2016

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CREMONA

'Rapisco mia figlia', papà agli arresti domiciliari

L'uomo è tornato in libertà il 9 marzo ma non potrà avvicinarsi alla ex moglie e alla bambina

'Rapisco mia figlia', papà agli arresti domiciliari

CREMONA - Pur di vedere sua figlia, era disposta a ‘rapirla’, «perché io sono un papà». Albanese, 33 anni, dal 1996 a Cremona, già sotto processo per stalking nei confronti dell’ex moglie, sabato scorso è finito agli arresti domiciliari, perché, violando il divieto impostogli un anno fa, si è avvicinato alla struttura protetta dove l’ex moglie vive con la figlia. E perché, pur di avvicinarsi alla bimba, ha insultato e minacciato l’educatrice della Comunità che stava accompagnando la piccola a scuola.

 

Lunedì 9 marzo il papà è tornato in libertà. All’esito dell’interrogatorio di garanzia, il giudice Pierpaolo Beluzzi ha modificato la misura in corso, ripristinando il divieto di avvicinarsi all’ex moglie, all’abitazione e ai luoghi frequentati dalla stessa. Ma il papà non dovrà avvicinarsi nemmeno a sua figlia e ai luoghi frequentati dalla minore. Dovrà in ogni caso mantenere da madre e figlia una distanza di almeno 200 metri e dovrà «immediatamente allontanarsi» qualora le incroci. Misura che «potrà essere rivista — osserva il giudice — in relazione al corretto percorso di avvicinamento alla ripresa dei rapporti tra padre e figlia che l’imputato andrà a seguire sotto la direzione dei servizi sociali e del tribunale per i minorenni competente».

 

Assistito dall’avvocato Davide Garbetta, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, l’uomo «ha ammesso le condotte che lo hanno portato all’aggravamento della misura cautelare — scrive il giudice — e si è impegnato, con atteggiamento costruttivo, a seguire senza ulteriori rimostranze il percorso con il tribunale per i Minorenni e i servizi sociali, al fine di riprendere, una volta accertate le condizioni di fattibilità, gli incontri con la figlia minore».

 

I fatti. Il 5 agosto dello scorso anno, il tribunale dei minorenni di Brescia aveva disposto la cessazione degli incontri protetti tra padre e figlia fino a quando l’uomo, «non abbia fornito la prova di non usare stupefacenti, di non abusare di alcolici e fino a quando non cesserà di tenere condotte minacciose e disturbanti verso gli operatori sociali» e verso la moglie. Il 27 febbraio scorso, il padre non solo si era avvicinato alla struttura protetta dove abitano madre e figlia. Non solo aveva minacciato l’educatrice della Comunità. Davanti ai poliziotti della squadra mobile che avevano cercato di richiamarlo al rispetto dei provvedimenti cautelari applicati nei suoi confronti, il papà «non riprendeva alcun controllo e manifestava altresì intenzioni di ‘rapire’ la figlia», evidenzia il giudice nel provvedimento. Quel giorno, «anche un tentativo straordinario e lodevole» dei poliziotti di consentire al padre un colloquio con la responsabile dei servizi sociali, era naufragato. Il papà non voleva sentire ragioni: «Adesso vado da mia figlia e me la prendo, poi vi sistemo tutte, a cominciare da te», indicando la responsabile del servizio sociale. Il 6 marzo, su richiesta del pm Fabio Saponara, il gip aveva mandato ai domiciliari il papà, che ieri ha ammesso le proprie colpe e ha promesso di rigare dritto, pur di poter riabbracciare la sua bambina.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

09 Marzo 2015

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