il network

Venerdì 09 Dicembre 2016

Altre notizie da questa sezione

Blog


CREMONA

'Ho esultato per la strage di Charlie, ma non sono un combattente per la Jihad'

Il kosovaro Resim Kastrati ha dato in escandescenze davanti al giudice

'Ho esultato per la strage di Charlie, ma non sono un combattente per la Jihad'

La casa di Resim Kastrati a Pozzaglio

CREMONA - Ha ammesso di aver esultato sul social network per la strage di Charlie Hebdo, «perché mi sono sentito offeso dal tenore delle vignette». Ma davanti al giudice di pace che lunedì ha convalidato il provvedimento con cui il ministro dell’Interno Alfano lo ha espulso con immediato accompagnamento alla frontiera, il kosavaro Resim Kastrati, Obeidullah per alias, 22 anni, in Italia dal gennaio del 2009, casa a Pozzaglio, per un’ora abbondante ha negato di essere un terrorista. E in aula se l’è presa anche con un funzionario della polizia, quando il giudice, Gaetano Lecce, ha convalidato la richiesta del Viminale. Intanto, si stanno verificando possibili contatti tra il kosovaro e Bilal Bosnic, l’imam bosniaco arresto un anno fa con il sospetto di essere un reclutatore dell’Isis e che predicò nelle moschee di Cremona e Motta Baluffi. «Il mio cliente ha dato in escandescenze per l’impossibilità di poter vedere gli atti e quindi di confrontarsi con le accuse mosse dal ministero. ‘Fatemi vedere due foto, due intercettazioni che provino le accuse’. E’ stata una udienza accesa per la reiterata richiesta di esibizione delle prove sostenute dal ministero che ‘ravvisato, esaminato gli atti, preso atto e valutato’ lo ha espulso e dall’oggi al domani. Il mio cliente si è trovato catapultato in Kosovo, costretto a lasciare all’improvviso affetti e lavoro». Luca Curatti è l’avvocato d’ufficio chiamato lunedì ad assistere lo straniero sospettato di volersi arruolare nell’Isis e che ora sta valutando se impugnare il provvedimento davanti al Tar del Lazio. Ha trenta giorni di tempo per farlo. «Voglio fare una premessa — dice il legale —. Siamo in un momento di particolare tensione, preoccupazione ed anche paura, ma questo non toglie che l’attività difensiva nei confronti di chiunque, sospettato o no di terrorismo, debba essere esercitata con particolare attenzione alla verifica degli elementi di prova a sostegno di chi richiede la convalida di un provvedimento di accompagnamento alla frontiera».

Fatta la premessa, l’avvocato Curatti spiega che davanti al giudice di pace, il kosovaro «ha detto di non essere assolutamente affiliato ad alcuna organizzazione terroristica né, tantomeno, di aver agevolato altri a commettere reati di questo genere o di aver supportato la Jihad in Kosovo e in Siria». Kastrati «ha negato di aver avuto la possibilità di reperire documenti contraffatti o armi da fuoco né, tantomeno, di essere interessato a raggiungere presunti scenari di combattimento in Siria». Però il kosovaro ha ammesso di aver esultato per la strage di Parigi del 7 gennaio scorso. «Ha esultato, ritenendosi offeso per quello che sarebbe stato il tenore delle vignette satiriche, ma ha negato quanto sostiene il Viminale in relazione a questo passaggio, e cioè che Kastrati avrebbe manifestato la propria determinazione a compiere atti estremi per tutelare ‘l’onore del profeta’, anche sacrificando la propria vita nel suo nome». Per il difensore, «un conto è sciaguratamente esultare per la strage di Parigi, un conto è minacciare di farsi esplodere e di avere progetti di attentati».

Non è nuovo alla giustizia, Kastrati. «Ha una serie di posizioni penali passate — conferma Curatti —. Una quando era minorenne e conclusasi con il perdono giudiziale, le altre in fase di indagine, ma si tratta di fatti che nulla hanno a che vedere con il terrorismo».

23 Gennaio 2015

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 1000