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Martedì 06 Dicembre 2016

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POZZAGLIO

Allarme terrorismo, a casa dell'islamico espulso

Resim Kastrati abitava a Pozzaglio ma stava per trasferirsi. I vicini: abbiamo sempre avuto dubbi su di lui

Allarme terrorismo, a casa dell'islamico espulso

Il passaporto di Resim Kastrati

POZZAGLIO - Il suo appartamento è stato parzialmente svuotato, come se si preparasse a traslocare ancor prima di essere ‘cacciato’. Dallo scatolone nel garage spunta un’agendina rossa, l’agendina di Resim Kastrati, 22 anni, il kosovaro espulso perché voleva mettersi in viaggio per la Siria e arruolarsi nell’Isis. Tutte le pagine, intitolate «Preghiera», sono scritte in stampello e quasi tutte in arabo, tranne una in italiano: «Testimonio che non c’è Dio che merita di essere adorato se non Allah e testimonio che Mohamed è servo e messaggero di Allah. E’ un ordine di Allah sapere come, in che modo e perché adorare solo Allah».

Il giovane islamico era entrato in Italia nel gennaio del 2009 ma è arrivato a Pozzaglio e Uniti, il suo ultimo domicilio, l’anno scorso. «Non so da dove, come e attraverso chi. Non mi è mai capitato di imbattermi in lui», dice il sindaco, Dante Baccinelli. A parte un macedone, che lavora in fabbrica e si è perfettamente integrato, e tanti sikh, in paese non ci sono altri immigrati. «Non hanno mai dato problemi e io prima d’ora non ero preoccupato», continua Baccinelli. Era da alcuni mesi che la digos controllava con discrezione ma costantemente gli spostamenti dell’immigrato e vigilava sulla sua rete di rapporti. Ufficialmente era un macellaio disoccupato ma, seppur minima, doveva avere qualche entrata. Almeno i 200 euro circa dell’affitto.

La sua abitazione è a Solarolo del Persico, una delle frazioni di Pozzaglio. Due cascine e due palazzine gialle di due piani. La sua casa è in quella, guardando dalla strada, a sinistra, al primo piano. L’etichetta sulla cassetta della posta è stata staccata ma tutto intorno parla di quell’inquilino che, secondo il ministero, «ha abbracciato l’ideologia jihadista», ha esultato sui social al massacro di Charlie Hebdo e «aveva manifestato l’intenzione di compiere atti estremi per difendere l’onore del profeta». Oltre la porta, rimasta aperta, il soggiorno, due camere e il bagno. E una piccola montagna di oggetti sparsi qui e là: la televisione, lo stendibiancheria, il ferro da stiro, due stampanti. Più, a parte due letti, vestiti da donna e trucchi. Lasciati, probabilmente, dalla sua fidanzata, un’italiana che vive a pochi chilometri, in un altro paese della provincia, e che spesso dormiva tra queste mura. Il kosovaro sospettato di estremismo non si nascondeva, non era un ‘fantasma’, come spesso capita in questi casi. «Abbiamo avuto dubbi su di lui sin dal primo momento. C’era un viavai ininterrotto, gruppi di 6, 7 e anche 8 persone. Il leader era lui - raccontano i vicini –. Parlavano ad alta voce e ascoltavamo musica sino alla cinque del mattino. Non si poteva dormire». Uno degli inquilini lo ha affrontato per chiarire la cosa. «Prima di allora si era mostrato abbastanza gentile, ma quella volta è scattato e si è incendiato». Da quel momento è sceso il gelo. Pare che il giovane musulmano frequentasse la moschea di Cremona (stava per trasferirsi in città), dove però non si recava con la sua automobile, una Opel Zafira nera ferma da mesi nel cortile, con l'assicurazione scaduta dall’ottobre 2010, e portata lì da un carro attrezzi. L’islamico espulso aveva, come gli altri inquilini delle due palazzine, un garage. La parte scoperta è stata svuotata di recente, anch’essa, quasi del tutto, con l’aiuto degli amici del kosovaro mentre quella coperta è stipata all’inverosimile di biciclette (intere o pezzi), frigoriferi, lavatrici, pneumatici e, anche qui, un paio di stampanti. La cosa fa pensare che il proprietario raccogliesse in giro merce rottamata e la rivendesse. In un angolo, qualche cd, un paio di fotografie di gruppo e quell’agendina rossa.

23 Gennaio 2015

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