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CREMONA

Quattro processi per il furto di un foglio

Per Labbate è stato disposto il 'non doversi procedere'

Quattro processi per il furto di un foglio

CREMONA - Processato quattro volte per il furto «di un foglio che vale 0,10 centesimi». Per il furto, cioé, dell’elenco dei numeri di telefono degli uffici dei magistrati, che il 13 maggio del 2009, Giampiero Labbate, ex impiegato del Monte dei Paschi di Siena da più di dieci anni in guerra con la banca, rubò nella stanza della guardia giurata preposta al servizio di vigilanza della procura. Furto in abitazione, per l’accusa. Un caso che ha fatto su e giù dagli uffici giudiziari: Cremona (tribunale), Brescia (corte d’appello), Roma (Cassazione) e di nuovo Cremona.

 

Dove il 12 gennaio il giudice Pierpaolo Beluzzi ha riqualificato il fatto in furto semplice e «per mancanza della querela» ha disposto nei confronti di Labbate il «non doversi procedere», mentre il pm onorario, Silvia Manfredi, aveva chiesto per l’imputato l’assoluzione dall’accusa originaria. Storia chiusa, fascicolo in archivio. «Quanto costano alla collettività quattro processi per un foglio da 0,10 centesimi?», ha rilanciato Labbate, che dopo aver rubato l’elenco, come ricorda l’avvocato Mario Tacchinardi nelle cinque pagine di memoria difensiva, «si è recato subito all’ufficio postale e ha inviato lo stesso elenco, a mezzo raccomandata, alla procura della Repubblica in persona della dottoressa Cinzia Piccioni (all’epoca pm a Cremona, ndr), con una lettera accompagnatoria da lui vergata a mano con la quale riconosceva di essersi trovato ‘per una svista, attaccato alla sua copia timbrata (di una ennesima querela poco prima presentata alla questura) anche l’elenco che ora restituiva’...».

 

Quattro processi. Il primo davanti al gup, Guido Salvini, che l’11 novembre del 2010 pronunciò sentenza di non doversi procedere ‘perché il fatto non costituisce reato’, condividendo le richieste del pm Piccioni. La sentenza fu impugnata dalla procura e un anno dopo il caso finì davanti alla corte appello di Brescia che il 17 ottobre del 2011 «ha convertito l’appello in ricorso per Cassazione - ha spiegato il difensore Tacchinardi - , rimettendo gli atti avanti alla stessa Suprema Corte di Cassazione». Il 22 maggio del 2012 la Cassazione annullò la sentenza impugnata. Gli atti tornarono a Cremona, dove il 30 settembre del 2013 nei confronti di Labbate cominciò il processo numero quattro.

 

L’epilogo. L’avvocato Tacchinardi ha spiegato che «l’azione del Labbate, dal punto di vista soggettivo, si è svolta solo per ‘maturare’ il diritto ad un ennesimo processo, sia pure come imputato, nella convinzione di non poter altrimenti avere accesso alle aule di giustizia e, quindi, con la scriminante putativa di trovarsi in una sorta di stato di necessità generato dal fatto che le sue circa trenta querele non hanno avuto alcun seguito né risultano essere mai state iscritte in procura negli appositi registri».

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

12 Gennaio 2015

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