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Sabato 10 Dicembre 2016

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CREMONA

Suore di clausura: 'Ecco com'è la nostra vita in monastero'

Intervista (pubblicata sul sito della diocesi di Cremona) a madre Caterina Aliani in occasione del settimo anniversario della clausura delle monache di San Sigismondo

Suore di clausura: 'Ecco com'è la nostra vita in monastero'

Una monaca di clausura a San Sigismondo

CREMONA - Martedì 6 gennaio, giorno dell'Epifania, ricorre il settimo anniversario della clausura della comunità della monache domenicane di San Sigismondo con le consuete celebrazioni presiedute dal vescovo. Ma come vivono le suore di clausura, come si svolgono le loro giornate, quale la loro visione del mondo esterno? Curiosità che in molti nutrono e alle quali ha dato risposta la priora, madre Caterina Aliani, in una intervista pubblicata sul sito della diocesi di Cremona.

 

In molti si chiedono come si vive in un monastero. Come si svolge la vostra giornata? «La nostra vita di monache di clausura per ovvi motivi crea attorno a noi un alone di 'mistero' che però è presto sciolto quando si conosce il trascorrere delle nostre giornate. La vita delle monache domenicane è scandita dal ritmo della preghiera e del lavoro suddivisi con intelligente equilibrio, ma anche con austerità nell’arco della stessa giornata. Iniziamo col canto della lode di Dio alle ore 5.30 e proseguiamo la preghiera fino alle ore 8.30; poi inizia il nostro tempo di lavoro nel quale ogni buona mamma di famiglia si troverebbe subito a suo agio. Per tutta la giornata la preghiera cosiddetta “oraria” scandisce il nostro tempo: abbiamo un appuntamento in coro alle 12.00 poi di nuovo alle 15.00 quindi la preghiera vespertina alle 17.00. Infine alle ore 20.45 l’ultima preghiera del giorno che ci introduce nel grande silenzio. In alcune circostanze abbiamo conservato la preghiera notturna che un tempo veniva praticata quotidianamente dalle Consorelle che ci hanno preceduto».

 

Quanto il silenzio è importante nella vostra spiritualità? «L’atmosfera del nostro vivere è il silenzio. Un silenzio non vuoto, non imposto, che non ci isola, ma un silenzio che ci raccoglie attorno a una Presenza che ci ha affascinate e condotte al monastero: è la presenza di Gesù. Quello che si edifica in una vera buona vita monastica nasce dal silenzio. Il silenzio ci educa alla preghiera, ci orienta nella carità fraterna, ci apre la mente e il cuore ai fratelli che in modi diversi bussano alla porta del nostro monastero. Un silenzio quindi amato, ricercato, custodito e anche difeso da ingerenze che potrebbero inficiarlo».

 

Non sentite mai la tentazione di uscire per strada in mezzo alla gente? «Oh no! La clausura educa a stare con la gente nel senso che la portiamo dentro di noi nel nostro silenzio e nella nostra preghiera: una monaca non è isolata dal mondo, ma semplicemente separata da esso per cogliere di questo caro mondo ogni gioia e ogni dolore e trasformarli in rendimento di grazie o in supplica di misericordia. Poi, c’è un’altra cosa: le persone che incontriamo in parlatorio o sentiamo in una telefonata sono indubbiamente poche rispetto a chi, fuori dalla clausura, cammina per le strade del mondo. Ma c’è una differenza abissale tra la persona incontrata sul lavoro, per strada, nel tempo libero, e la persona che viene al monastero e apre il suo cuore alla monaca che serenamente si pone in ascolto. Spesso le persone ci fanno conoscere quella zona interiore e intima che ben difficilmente confidano ad altri, anche a quanti sono loro fisicamente più vicini. Il motivo è che le nostre relazioni non sono segnate da quella indifferenza, frettolosità o superficialità di ascolto che spesso si riscontrano nei contatti abituali tra le persone. Questa è un’esperienza che ha uno spessore di umanità molto ampio, bello e arricchente che ci toglie ogni tentazione di uscita».

 

Chi bussa alla vostra porta? «Alla nostra porta può bussare chiunque, nel rispetto degli orari in cui siamo a pregare e possibilmente con un appuntamento, perché non si accavallino gli impegni per la monaca incaricata dalla Madre Priora ad accogliere le persone che chiedono di parlare. In prevalenza sono persone adulte, spesso mamme che hanno bisogno di un supplemento di conforto e di aiuto spirituale; ma anche uomini del mondo del lavoro, uomini segnati da problemi non solo economici ma anche spirituali»

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

08 Gennaio 2015

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