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Martedì 06 Dicembre 2016

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CREMONA

Torna in libertà Giavardi: ho solo fatto un po' di nero

Arrestato nell'ambito dell'operazione 'Borea' della Guardia di Finanza

Torna in libertà Giavardi: ho solo fatto un po' di nero

Mezzi della Guardia di Finanza

CREMONA - Si è detto «sereno, perché non ho nulla da nascondere». Ha ammesso che «certo, un po’ di nero l’ho fatto, perché quando hai una situazione di lavoro come le cooperative, il nero viene fatto», ma «le accuse mosse dalla procura sono sballate e le cooperative non sono false. Esistono e lavorano». martedì 23 dicembre in mattinata, per due ore e mezza ha risposto alle domande del gip Letizia Platè, nel pomeriggio è tornato in libertà Giovanni Giavardi, l’imprenditore originario di Pandino, residente a Cremona, ex presidente dei City Angels di Milano, il 18 dicembre scorso finito agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione ‘Borea’ della Guardia di finanza e coordinata dal procuratore, Roberto di Martino, con l’accusa di essere stato a capo di una associazione a delinquere che dal 2002 avrebbe frodato il fisco con il sistema delle false fatturazioni, attraverso la gestione di una quindicina di cooperative per l’accusa fasulle, con oltre 300 dipendenti, impiegati in varie aziende di macellazione e lavorazione di prodotti alimentari tra Lombardia, Emilia Romagna e Veneto.

Il 5 luglio del 2013, le fiamme gialle perquisirono gli uffici di via Magazzini Generali. «Un encomio alla Guardia di finanza, sono stati di una correttezza incredibile, sono venuti a prendere i faldoni»: per Giavardi, l’accertamento delle Fiamme gialle è stato «una benedizione, perché mi ha permesso di uscire da questo circolo vizioso, che è indistruttibile, in quanto le committenti tirano da una parte, gli operai dall’altra e sei obbligato a fare cose non legali per soddisfare gli altri».

L’imprenditore ha dunque ammesso di aver fatto del ‘nero’, «ma la cifra è totalmente diversa da quella contestata (oltre 12 milioni di euro di Iva evasa dal 2007 al 2012, mentre il danno per il Fisco non è ancora stato quantificato, ndr). E’ meno di un quarto e non si è tenuto conto degli stipendi pagati, cifre che sono andate in tasca agli operai, i quali non erano per niente sottopagati, ma sovrapagati».

Le carte parlano di stipendi «addirittura di 8mila euro al mese», ha riferito l’avvocato Domenico Chindamo, di Milano. Gli inquirenti hanno posto sotto sequestro preventivo beni per 10,7 milioni di euro tra immobili, gioielli, conti correnti, polizze e veicoli. «Io accetto il sequestro preventivo, lo si discuterà nel tempo — ha evidenziato Giavardi — , però io non ho lo yacht. E’ un natante di nove metri con più di dieci anni . E gli immobili non sono sedici, ma cinque o sei, alcuni dei quali sono ruderi».

«Dieci giorni dopo l’intervento della Guardia di finanza, avevo chiesto di essere interrogato - afferma Giavardi -. Nulla. Allora, ho presentato una memoria difensiva. Da un anno e mezzo chiedevo di essere ascoltato e invece mi hanno arrestato sotto Natale. Questo fa pensare».

In libertà anche il genero Mattia Plinio Rossetti, di Pandino, fattorino e figura marginale per gli inquirenti, e il collaboratore Maurizio Rodini, di Cremona.

 

Leggi di più su La Provincia di mercoledì 24 dicembre 2014

 

23 Dicembre 2014

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