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Domenica 04 Dicembre 2016

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Processo Tolomini, accordo per quattro anni di reclusione

E' la pena concordata tra pm e difesa, il giudice Leone deciderà a febbraio

Processo Tolomini, accordo per quattro anni di reclusione

Il giudice Maria Stella Leone

GRONTARDO — Quattro anni di reclusione e 1.600 euro di multa. E’ la pena, concordata tra pm e difesa, che vorrebbe patteggiare Stefano Tolomini, 49 anni, un passato da bancario, riciclatosi come broker e politico del Pd, accusato di aver rastrellato a familiari e amici oltre un milione di euro di risparmi, utilizzando documenti ‘falsi’, intestati alla IW Bank, la banca online di cui egli stesso era cliente. Imputato di appropriazione indebita aggravata e di aver utilizzato falsa documentazione bancaria, già venerdì 14 novembre il contumace Tolomini (non è mai comparso alle udienze ed è difeso dall’avvocato Giuseppe Bodini) avrebbe voluto chiudere la vicenda con il patteggiamento, ma il giudice, Maria Stella Leone, ha rinviato il processo all’udienza del 23 gennaio prossimo, perché, come ha fatto verbalizzare, si è riservata «anche in ordine alla congruità della pena». In quell’ ‘anche’ c’è un’altra questione che il magistrato dovrà esaminare. E cioè la richiesta di potersi costituirsi parte civile avanzata dall’IW Bank, assistita dall’avvocato Roberto Sutich di Reggio Emilia, che il 27 settembre del 2013 presentò una querela. La banca lamenta un danno di immagine, perché Tolomini «cliente della banca, ha usato falsa documentazione bancaria».

Il giudice ha invece già ammesso la costituzione di parte civile di dieci ex clienti di Tolomini, sette rappresentati dall’avvocato Paolo Zilioli e tre dall’avvocato Ugo Carminati. Non clienti qualsiasi, ma amici che gli consegnarono i risparmi «perché di lui ci fidavamo». La vicenda affiorò nel gennaio del 2013, quando Tolomini, in quei giorni impegnato ad organizzare le primarie del Pd, all’improvviso diede le dimissioni da capogruppo del partito e da consigliere comunale con delega a Sport, Tempo libero e Rapporti con le associazioni. In quei giorni si scoprì che dietro alla scelta di farsi da parte, c’era l’autodenuncia presentata in procura a dicembre, nella quale, tra l’altro, spiegava il perché di quel ‘buco’: investimenti sbagliati, anche in derivati tossici e perdite ingenti, ma, «premesso che non tutte le banche hanno dato riscontro alla richiesta di produrre la documentazione relativa agli investimenti — ha spiegato l’avvocato Zilioli — , dalle indagini integrative ordinate alla Guardia di finanza dal pm Francesco Messina, emerge che da almeno quattro banche non risultano perdite così ingenti. Al contrario, vi sono riscontri per perdite piccole, nell’ordine di poche migliaia di euro».

Il giudice Leone ha già disposto il sequestro in via cautelativa di metà dell’immobile di proprietà di Tolomini e di un quinto del suo stipendio, per evitare la dispersione del patrimonio.

14 Novembre 2014

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