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CREMONA

Scabbia, volatilizzati i profughi: botta e risposta tra Sap e Caritas

Il sindacato di polizia: "Non vogliamo creare allarmismi, ma se si fosse trattato di un'altra malattia?"

Scabbia, volatilizzati i profughi: botta e risposta tra Sap e Caritas

Stranieri controllati dagli agenti all'aeroporto

CREMONA - Sono stati tutti sottoposti a specifico trattamento e se ne sono già andati i 19 profughi eritrei, alcuni dei quali con scabbia, arrivati nella tarda serata di martedì a Cremona. Restano, qui, le polemiche. E un livello di allarme mai così alto dopo che i poliziotti si sono comprensibilmente rifiutati di eseguire l’identificazione, visto il potenziale rischio legato alle condizioni di salute dei migranti, e dopo che il Sap, sindacato autonomo di polizia, con un intervento incisivo del proprio segretario provinciale, Gianluca Epicoco, ha evidenziato la mancanza di tutele e di sicurezza per gli agenti deputati al foto-segnalamento e quindi esposti a contatto.

Sulla questione è intevrenuto anche don Antonio Pezzetti, direttore della Caritas di Cremona che comprende «le legittime preoccupazioni dei poliziotti» ma proprio «per non esasperare la percezione della gente con informazioni scientificamente infondate», prende una posizione forte come raramente in passato. «La scabbia non ha nulla a che vedere con Ebola, giusto per restare in tema, e non è nemmeno una malattia ma una sorta di dermatite, si fastidiosa e fonte di disagio per il prurito ma curabile con una semplice pomata che risolve tutto in 12, massimo 24 ore. Abbiamo gestito noi, alla Casa dell’Accoglienza, la situazione legata agli eritrei: abbiamo dimestichezza e sappiamo che basta una doccia, la crema e lo smaltimento degli abiti e delle loro cose per evitare ogni rischio. Che sarebbe comunque minimo. Voglio dire: la scabbia è assimilabile ai pidocchi. Avete mai sentito di una maestra che convoca una conferenza stampa per annunciare che c’è un alunno con i pidocchi in classe? Io, francamente, no».

Il sindacato di polizia Sap volendo fare "ulteriori precisazioni alla luce degli articoli di stampa ed ai successivi sviluppi relativi all’intervista ilasciata" è tornato sull'argomento. Messo in chiaro che l'intenzione degli agenti non è quella di "suscitare allarmismi", il Sap rivendica il ruolo sindacale, ovvero quello di avere "a cuore innanzitutto i problemi che quotidianamente gli operatori di Polizia si trovano ad affrontare a causa delle ristrettezze economiche nelle quali operano ed alla scarsità di mezzi e di presidi sanitari efficaci. E’ sbagliato però ritenere che il problema dei profughi sia un problema della polizia di Stato e che come tale vada affrontato. Si tratta di un problema della collettività e soltanto con le opportune sinergie si può evitare che l’emergenza umanitaria si trasformi in emergenza sanitaria". Secondo Gianluca Epicoco, segretario provinciale, "abbiamo motivo di ritenere che, per ovvi motivi, le visite mediche alle quali i profughi vengono sottoposti all’atto degli sbarchi non possano essere approfondite e garantire con assoluta certezza l’assenza di patologie anche gravi. Relativamente ai profughi affetti da scabbia giunti a Cremona ribadiamo che troviamo assurdo e vergognoso che persone alle quali è stata diagnosticata una patologia infettiva vengano certificate e poi lasciate partire verso le loro destinazioni facendole viaggiare in lungo e largo per l’Italia. Se un soggetto si allontana prima di essere sottoposto ai trattamenti sanitari curativi è comunque potenzialmente portatore di patologie infettive che non vanno mai sottovalutate. Noi ci siamo semplicemente chiesti: e se alcuni di loro l’altra notte avessero avuto patologie più gravi?".

Il Sap, relativamente alla scabbia "pur non volendo ingigantirne la portata", ha voluto precisare che "su qualsiasi sito internet si può leggere che si tratta di un acaro della cute e che la principale modalità di trasmissione è il contatto cutaneo diretto, da persona a persona. Il rischio di diffusione tramite contatto indiretto (indumenti, asciugamani, lenzuola ecc.), pur essendo basso non è escluso e una volta contratta l'infestazione, il periodo di incubazione prima della comparsa dei sintomi è di 2/3 settimane. L'infestazione si manifesta con eruzioni cutanee pruriginose e il prurito generalizzato può durare da 4 a 6 settimane. Il trattamento della scabbia principalmente si basa sull'uso di medicamenti topici come la permetrina in crema con applicazione notturna (12 ore) in 2 cicli di 2 giorni, intervallati da 7 giorni; si ripete il trattamento dopo 7 giorni dal primo, perché le uova sono più resistenti alla terapia dell'acaro.Soggetti che appena arrivati si allontanano facendo perdere le proprie tracce, pur anche se trattati una volta con i preparati antiscabbia, sono ancora potenzialmente infetti o no? Siamo proprio sicuri che la scabbia sia paragonabile ai pidocchi dei bambini?"

Il sindacato ribadisce poi le proprie richieste. Ovvero che "gli immigrati a cui venga certificata una patologia potenzialmente infettiva non devono viaggiare per l’Italia ma curati all’atto dello sbarco e poi trasferiti; una sinergia tra tutte le Istituzioni locali cittadine affinché venga garantita la reperibilità di un medico che H24 si occupi delle opportune verifiche sanitarie sulle persone giunte; un locale neutro ove i cittadini stranieri vengano accompagnati all’atto dell’arrivo in città e sottoposti a tutte le verifiche ed eventuali trattamenti di emergenza prima di essere condotti in questura per il fotosegnalamento; un’adeguata campagna informativa sulle malattie infettive eventualmente trasmissibili; l’assegnazione di un medico della polizia di Stato a Cremona che risulta attualmente sprovvista in via permanente di tale figura".

25 Ottobre 2014

Commenti all'articolo

  • dario

    2014/10/31 - 14:02

    Da noi era scomparsa da secoli. Per mezzo dei " migranti" i nostri giovani potranno accrescere il loro patrimonio culturale. Un ulteriore regalo dalle risorse che giungono dall'oltremare.

    Rispondi

  • dario

    2014/10/31 - 14:02

    Da noi era scomparsa da secoli. Per mezzo dei " migranti" i nostri giovani potranno accrescere il loro patrimonio culturale. Un ulteriore regalo dalle risorse che giungono dall'oltremare.

    Rispondi

  • dario

    2014/10/31 - 14:02

    Parafrasando. Quando sento parlare di preti metto mano alla pistola.

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  • They

    2014/10/26 - 07:07

    In tutto questo gli unici da incolpare sono i politici di Roma che continuano a permettere sbarchi di gente che non ne ha diritto solo per far contento il parlamento europeo e portarsi a casa soldi e stipendio da nababbi.

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  • mario

    2014/10/25 - 20:08

    Basta, rimandiamoli tutti a casa loro. Quanto ci costano? Che cosa fanno? Restituiscono in termini di lavoro quanto ricevono quotidianamente? Qualcuno mi spieghi come gente che arriva senza nulla la trovi sul viale T.Trieste con cellulari in mano. Chi glielo fornisce e ricarica? Non sono mai stato razzista, ma piano piano lo sto diventando.

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