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CREMONA

Provincia, Bonaldi dice 'no' alla candidatura di Galimberti

Il sindaco di Crema: il candidato ideale è il primo cittadino di una realtà medio-piccola

Il sindaco di Crema Stefania Bonaldi

Il sindaco di Crema Stefania Bonaldi

CREMA - Il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, dice no alla candidatura Gianluca Galimberti (sindaco di Cremona) alla presidenza della Provincia. Ecco la lettera nella quale spiega le motivazioni della sua presa di posizione.

"Come spiegato personalmente ai vertici del Pd provinciale e, da giorni, a Gianluca Galimberti, non entrerò a far parte della lista che ne sosterrà la candidatura a Presidente. Di fronte ad un quadro che attualmente prevede il mantenimento delle province come enti di area vasta di secondo livello (non più eletti dai cittadini) e ad un disegno di legge costituzionale che ne prevede la soppressione nel medio termine, la scommessa per le nuove province è una sola, quella di lavorare per dare un nuovo, fortissimo impulso alle cosiddette 'aree omogenee'. Territori come il Cremasco, il Cremonese, il Casalasco, aggregazioni singolari, con propria storia, conformazione, tessuto socio economico ed identità peculiare.  'Comunità naturali', le avrebbe chiamate don Sturzo, che tali devono restare, ma perché ciò avvenga occorre coltivarne gli interessi con onestà e senza intenti campanilistici, così cari alla vecchia politica, ma talvolta anche ai nuovi politici, ansiosi di appendere e mettere a frutto le sue regole. Il nuovo ente provinciale dovrà a mio avviso sostenere percorsi e processi che valorizzino tali realtà territoriali, dando nuovo vigore e impulso amministrativo alle esperienze delle gestioni associate dei servizi e delle unioni di comuni.

Il Cremasco si sta già muovendo su questo orizzonte, che suscita interesse ed entusiasmo negli amministratori, ma che sul piano concreto e fattuale, nell’unificazione di servizi e strutture, incontra difficoltà operative e burocratiche. Su tali ostacoli è necessario incidere con coraggio, presidiando il percorso con costanza e buona politica. Per le ragioni appena dette, la formula più convincente e rispettosa di questo disegno sarebbe stata la candidatura di un sindaco di una realtà medio piccola, cosa sulla quale in un primo tempo lo stesso Galimberti aveva mostrato di convenire. Un sindaco di una realtà di questo taglio godrebbe di una maggiore disponibilità di tempo per un ruolo di coordinamento. Un presidente che potrebbe essere sostenuto ed affiancato, nella modalità ritenuta più consona, da altri amministratori in qualità di consiglieri provinciali, fra cui i sindaci di Cremona, Crema, Casalmaggiore, Soresina. Un progetto che consenta dunque di preparare il futuro puntando sul rafforzamento delle aree omogenee e delle identità territoriali, senza per questo minare alla coesione e rinunciare a progettualità trasversali e comuni. In tale lavoro di squadra e di supporto, senza inutili protagonismi e con pari dignità fra i territori, mi sarei spesa senza risparmio.

Per la strada imboccata non sono disponibile. La candidatura del sindaco di Cremona, benché supportata da un progetto del Pd provinciale che condivido appieno e che promuove appunto le aree omogenee, sconta a mio avviso un errore di metodo e di merito, perché compromette questo equilibrio e questa progettualità, riproponendo modelli e comportamenti politici che reputo superati, ma soprattutto un pregiudizio culturale, non detto ma evidente, che assegna un primato alla città di Cremona sul territorio. Peraltro con argomenti (la sua autorevolezza politica in quanto capoluogo e la posizione baricentrica rispetto alla provincia) molto deboli, ai limiti del banale, e piuttosto consunti. Senza contare che molto probabilmente in nessuna delle altre province lombarde il sindaco del capoluogo si presenterà quale candidato presidente. 

L’Amministrazione di Crema, in un quadro di cooperazione le cui regole non possono decidere altri, continuerà a spendersi, come sempre fatto, per promuovere la crescita, il rilancio ed il rafforzamento del territorio Cremasco. Una realtà che con la sua storia e i suoi 170mila abitanti accoglie il 45% della Popolazione provinciale e che in forza di ciò, senza alcuna volontà di contrapposizione rispetto al Cremonese, farà quello che deve per valorizzare le sue tradizione, le sue vocazione e la sua gente. La classe politica della nostra provincia presenta diversi volti nuovi, ma questo non basta a fare nuove le cose, gli eventi lo dicono con chiarezza. Per raggiungere obiettivi ambiziosi, capaci di fermare il declino dei nostri territori e dare nuove speranze ai nostri concittadini, occorrono invece comportamenti e processi decisionali lontani dagli stili del passato. La politica cremasca di area progressista si è saputa rinnovare negli ultimi anni, non solo negli uomini, per questo siamo in grado di essere presenza molto qualificata, offrire contributi notevoli alla provincia, ma solo all’interno di una visione davvero solidale, che escluda non meglio precisati diritti di precedenza".

15 Settembre 2014

Commenti all'articolo

  • arcelli

    2014/09/15 - 12:12

    Ci risiamo e dopo spending review e tagli di tribunali e sedi inutili Crema torna a fare la voce grossa e a rivendicare non so che.Ma se siete uno sputo di paese (è città un paesone di 40.000 ab???),ma dove vorreste andare da soli????Chi vi considera nella globalità del territorio?Davvero è stucchevole leggere ancora di questi campanilismi e stupide prove di forze tra un criceto e un topolino.Poi il colmo che pur di sparare queste castronerie il PD va contro............il PD:ma la Bonaldi lo sa che fa parte della ciurma di Galimberti o ci fa???

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