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Domenica 11 Dicembre 2016

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DIRITTO DI CRITICA

Verdi, giovani critici crescono: ecco le recensioni dei ragazzi

Gli studenti di classico e scientifico, senza peli sulla lingua e con le idee ben chiare, hanno scritto la loro opinione sullo spettacolo inaugurale della stagione del Ponchielli

Verdi, giovani critici crescono: ecco le recensioni dei ragazzi

I ragazzi che hanno partecipato a diritto di critica

CREMONA - Critici in erba, ma con le idee ben chiare, senza peli sulla lingua, così come dovrebbe essere un critico teatrale, musicale, letterario che si rispetti, pronto a premiare ma anche a obiettare su spettacoli, concerti e libri, in base al proprio gusto e competenza. E’ questa la bella lezione ai professionisti della penna che i ragazzi di Diritto di Critica hanno dato  grazie alla loro passione autentica scrivendo la loro sullo spettacolo inaugurale della stagione 2013/2014 del Ponchielli, 'Verdi, narrar cantando' con Marco Paolini e Mario Brunello.

BEATRICE GHIGI 5 LICEO SCIENTIFICO - Il 12 Dicembre si è aperta la stagione di prosa al teatro A. Ponchielli con lo spettacolo "Verdi, narrar cantando", un interessante omaggio al grande Giuseppe Verdi in occasione del bicentenario della sua nascita. Il brillante e mai deludente Marco Paolini, voce narrante dello spettacolo, riesce nell'impresa di presentare al pubblico la figura del musicista in modo coinvolgente grazie all'aiuto del violoncellista Mario Brunello,della maestra Francesca Breschi e di Stefano Nanni posizionato al pianoforte. Mi perdonerete, infatti, se parto col raccontarvi della forte interazione che gli attori hanno creato con gli spettatori. Si è portata in teatro un'atmosfera di familiarità generata dall'invito caloroso di cantare all'unisono sulle note che intonavano il famoso atto III del "Rigoletto". Il pubblico quindi diventa coro popolare e parte integrante della scena. E' la musica che accomuna giovani e anziani, intonati e stonati senza alcuna pretesa. "La donna è mobile, qual piuma al vento" sono le parole che fanno da sfondo all'inizio dello spettacolo rappresentato in una scenografia scarna, su toni lignei, che prevede solamente un violoncello, un pianoforte e un baule. L'intero palco viene infatti riempito dalla presenza intensa di Paolini che, sempre supportato dalla musica, mette in scena la figura di Verdi non solo come musicista ma anche e soprattutto come librettista, regista, impresario e politico. Si gettano sguardi sulla vita, sulla storia, sui capolavori musicali di questo grande personaggio, a volte con agganci e salti troppo azzardati se si considera che potrebbe essere presente qualcuno tra il pubblico non perfettamente preparato sull'argomento. Il tono non distaccato e spesso scherzoso, tuttavia, fa sì che l'attenzione rimanga alta fino alla fine dello spettacolo quando gli attori vengono ripagati con un fragoroso applauso. Il tutto termina, ancora una volta, con il "coro popolare" che abbandona il teatro intonando la Traviata. Gente solitaria che se ne torna a casa cantando allegramente. Sicuramente gli attori sono stati in grado di trasmettere l'animo del musicista regalando una felice serata a chi era presente.

MATILDE PASSAMONTI 5 LICEO SCIENTIFICO - Libiamo, libiamo ne' lieti calici a un Verdi che ci fa orgogliosi, patriottici e commossi, a un'unità italiana riscoperta nella sala di un teatro vibrante di voci unite, mai più spettatrici. "Verdi narrar cantando" va in scena con il tacito accordo di non rispettare i confini del palco, e di annichilire i ruoli rigidi di attore e pubblico in una grande celebrazione: ciò che qualifica davvero la validità di questo spettacolo è infatti proprio l'intesa, la complicità, la sintonia regnanti in tutta sala, che canta senza paura di stonare la arie verdiane più famose. Il rispetto e la devozione verso il compositore di Busseto sono incoraggiati dal racconto vivace e intelligente di Marco Paolini, animale da palcoscenico il cui ringhio incanta, e dal violoncello di Mario Brunello, presenza virtuosa e di talento. Forse da definire meglio è la regia, che manca in alcune parti di armonizzazione completa, così che le esecuzioni soliste dello strumento sembrano un po' "appiccicate" tra le parti raccontate di Paolini, e rischiano dunque di apparire come inserzioni dovutamente aggiunte, anche se certo eseguite in modo eccellente. Efficace invece la scelta scenografica, sobria ed essenziale: poco altro ad affiancare gli strumenti in scena (armonium e violoncello): attrezzi teatrali semplici e polivalenti (un baule e una pedana) a indicare chiaramente che niente nello spettacolo è accessorio e che tutto vuole concentrarsi su un racconto essenziale e semplice, e dunque vero. E anche se in fondo si tratta di un omaggio quasi obbligatorio, dato il bicentenario, l'applauso finale commosso ed entusiasta davvero lascia pochi dubbi sull'affetto grande e sincero per un vecchio italiano che ancora balla sulle voci di un pubblico 200 anni più giovane.

JACOPO BOIARDI 3 LICEO CLASSICO - Verdi è l'uomo del miracolo: nato e vissuto nelle nostre brumose campagne, piatte come tavole e fumose di nebbia ha creato opere che comunicano gioia, colore ed emozione. Il duo Paolini-Brunello è ben riuscito a rappresentare questo spirito emotivamente pirotecnico: le arie verdiane eseguite al violoncello da Mario Brunello hanno fatto da leitmotiv allo spettacolo e lo stesso violoncellista, insieme a Francesca Breschi, prima dell’inizio della recita ha dato la possibilità, a chi lo desiderasse, di partecipare ad una lezione di canto con la quale venivano insegnati sia i testi che le musiche. Ciò era finalizzato a favorire la partecipazione del pubblico, durante lo spettacolo, all'esecuzione delle arie più famose del Rigoletto, della Traviata e del Trovatore. Purtroppo gli spettatori, che pure hanno dimostrato il loro entusiasmo con calorosi applausi finali, si sono fatti poco coinvolgere dall'iniziativa vanificando così lo spirito vero della rappresentazione: rendere onore al grande compositore figlio del popolo con un canto collettivo che arrivava dal popolo stesso. Marco Paolini accattivante e coinvolgente come sempre, ha raccontato la vita del compositore, passando dal Verdi patriota, al Verdi politico ed al Verdi uomo, per concludere con una dettagliata descrizione del suo funerale tratta da un articolo giornalistico del tempo scritto da un giovanissimo Filippo Tommaso Marinetti. Molto azzeccata la figura della donna delle pulizie – interpretata dalla Breschi – che mentre lavora canta arie verdiane: rappresenta lo stereotipo dell’italiano nel mondo, umile ma con la passione per la lirica. La scenografia essenziale, quasi povera, sottolinea il fatto che si può divertire anche con poco denaro, basta metterci il cuore.

ESTER GATTI 4 LICEO SCIENTIFICO - Il pubblico canta: prima dell'inizio, durante lo spettacolo, all'intervallo. Persino uscendo dal teatro Ponchielli di Cremona la sera del 13 Dicembre le persone che hanno assistito alla rappresentazione di “Verdi, narrar cantando” di César Brie intonano ancora le note delle più famose arie del cigno di Busseto. Lo spettacolo è incisivo, pungente, critico, leggermente satirico e comico. Il pubblico non riesce a staccare gli occhi da quella scena così semplice di per sé, quasi vuota, e da quegli strani personaggi che sembrano non avere niente in comune: una donna delle pulizie (Francesca Breschi) amante del canto e piuttosto estroversa, un narratore-attore (Marco Paolini) travolgente, un pianista (Stefano Nanni) e un violoncellista (Mario Brunello) molto esigente. Gli attori e i musicisti sono in una perfetta sintonia tra loro e trasmettono ciò al pubblico. Un gioco di luci, ombre, parole e suoni in cui lo spettatore viene catturato senza via di scampo. In poco più di due ore non si scopre solo la vera identità di Verdi, ma si passano in rassegna alcune delle sue migliori e più famose opere con interpretazioni letteralmente da brividi del magistrale Marco Paolini. Anche nei momenti esclusivamente di musica viene raccontata la storia della vita di Verdi mediante alcune delle sue migliori composizioni eseguite dal duo in modo brillante e Coinvolgente. Con le parole e con la musica il pubblico viene catturato nella finzione del teatro, ma ciò viene interrotto bruscamente: gli spettatori cantano rendendo lo spettacolo completo. César Brie riesce a trovare il giusto mezzo: il pubblico partecipa alla rappresentazione, si sente una parte integrante di essa, ma contemporaneamente non si sente il protagonista. Lo spettacolo ha un target molto ampio: è adatto ai giovani come ai più anziani per la sua infallibile capacità di intrattenere e catturare l'attenzione di tutti.

ALBERTO CONTINI 1 LICEO SCIENTIFICO - Giovedì 12 Dicembre si è tenuto il primo dei due spettacoli di Marco Paolini e Mario Brunello al Teatro Ponchielli di Cremona. Subito si è visto il coinvolgimento del pubblico che è stato invitato a cantare in coro famose arie riportate sul libretto. Si è creata così un’atmosfera divertente con l’ironia di Paolini mischiata alla splendida esecuzione di Brunello, poi si sono spente le luci. Durante lo spettacolo il pubblico interagiva e rideva al modo molto particolare di Paolini di raccontare la musica del grande compositore italiano. L’attore sostiene per l’appunto che ci debba essere contatto fra chi guarda e chi recita, un legame che si crea solo a teatro dal vivo, in diretta. Lo spettacolo continua con alcune interruzioni per far ascoltare al pubblico il magico violoncello di Brunello, a mio parere troppo lunghe. Troppa differenza tra la narrazione precipitosa di Paolini e la lenta, ma incalzante musica del violoncello, che cambia il ritmo dello spettacolo. Nonostante tutto il pubblico è rapito dalla spontaneità di Paolini che si presenta sul palco con la tuta da lavoro. Questo piccolo particolare fa capire un aspetto importante: lui è sul palco per parlare, per raccontare. Non gli interessano i costumi o la scenografia ricca e piena di effetti, ma solamente il trasmettere il suo pensiero al pubblico che lo ascolta. Questo piace al pubblico che si sente far parte dello spettacolo. Spesso compare anche dalla platea o dalle quinte una figura importante: Francesca Breschi, cantante e direttrice del coro cioè il pubblico. Appare in scena per svolgere, in veste di donna delle pulizie, varie mansioni in scena, come il disegnare figure su una tavola o canticchiare mentre Paolini espone la vita di Verdi. L’attrice viene spesso anche interpellata o richiamata dall’attore, proprio come se tutto ciò succedesse in quel momento, senza una organizzazione o un copione ma solo l’improvvisazione. Paolini infine riesce a riassumere tutta una vita nell’Otello seguendo i vari atti e narrandoli con riflessioni e paragoni alle opere verdiane. Paragona il suo spettacolo a un canto di buon compleanno a Giuseppe Verdi, il cantore del Risorgimento. Finisce con un ironico canticchio della cameriera dopo una lunga e commovente descrizione del funerale diventato una vittoria per gli italiani che hanno varcato le soglie del cimitero dove il “loro dio” ancora oggi riposa.

CAMILLA MALAGGI 5 LICEO SCIENTIFICO - Ad aprire la stagione di prosa 2013/2014 del teatro A. Ponchielli è un tripudio di canto, musica e storia, che coinvolge l’intero pubblico presente. Marco Paolini, sale sul palcoscenico, a sorpresa, prima dell’orario stabilito per l’inizio dello spettacolo, raggiunto immediatamente da una “signora delle pulizie” (Francesca Breschi) che rivela essere una cantante eccellente. Mentre gli spettatori si stanno accomodando alla propria poltrona, viene introdotto il tema della serata provando a cantare insieme strofe di brani composti da Giuseppe Verdi. VERDI, NARRAR CANTANDO è una rappresentazione originale, volta a ricordare il celebre autore, nel bicentenario della nascita, fondendo musica e tratti di biografia. Il personaggio descritto non è semplicemente il musicista formidabile, ma soprattutto l’uomo regista, politico, che trasforma e forma la cultura italiana. Evidente è il riferimento al teatro precedente, completamente diverso da quello attuale, che subisce una metamorfosi proprio nel periodo verdiano. La scenografia semplice, composta da una pedana inclinata e da un baule, viene utilizzata periodicamente scandendo il tempo e sottolineando inizio e conclusione degli atti. La resa dello spettacolo è da attribuire al carisma di Paolini, che inevitabilmente riesce a coinvolgere e a far sorridere gli spettatori, e al talento del violoncellista Mario Brunello e del pianista Stefano Nanni. È un peccato, al contrario, che la regia di Marco Paolini e César Brie non abbia saputo evidenziare appieno i momenti della biografia, rendendo poco chiaro il filo conduttore dello spettacolo. Il pubblico, invitato a partecipare e accompagnato da Francesca Breschi, si trova più volte protagonista dello spettacolo creando un coro omogeneo. Il rovesciamento attore-spettatore costituisce la vera originalità della rappresentazione teatrale e rende unica ogni performance.

NICCOLO' SAVARESI 5 LICEO SCIENTIFICO - Quando si dice “cominciare col botto”! La stagione di prosa 2013-2014 del teatro Ponchielli si è aperta nelle serate del 12 e del 13 dicembre con lo spettacolo “Verdi, narrar cantando”. In occasione del bicentenario della nascita del compositore Giuseppe Verdi (1813-1901), Marco Paolini ha voluto rendergli omaggio con uno spettacolo fatto di parole, ma soprattutto di musica. E che musica! Ad accompagnare la voce narrante di Paolini stesso, c’erano il pluripremiato violoncellista Mario Brunello, il pianista Stefano Nanni e la cantante Francesca Breschi. Quest’ultima, in particolare, ha svolto un ruolo fondamentale per la riuscita dello spettacolo: “La qualità non la facciamo solo noi, ma anche voi” ha detto Paolini, e infatti il pubblico del teatro è stato trasformato in un grande coro che ha cantato, sotto la direzione della Breschi, alcune delle arie più famose delle opere di Verdi. Si è creata, quindi, un’atmosfera magica, di intima familiarità, in cui il palco non era altro che una continuazione della platea, la musica l’estensione delle parole e i racconti di Paolini, frizzanti e poetici quanto basta, dipingevano nell’immaginazione del pubblico il ritratto di un Verdi non abituale: il “Cigno di Busseto” si rivela un uomo che soffre per aver perso in due anni la moglie e due figli, un giovane che viene rifiutato da un pubblico troppo acerbo, un geniale compositore dispotico con i propri collaboratori, il simbolo di una neonata Italia, che in lui vede un simbolo in cui identificarsi e che si scontra con l’esercito pur di partecipare al suo funerale. Ovviamente non sono mancate le occasioni per ridere, grazie alla grande simpatia di tutto il cast dello spettacolo, e, così, le due ore di monologo sono volate e sono state coronate dagli applausi di un pubblico soddisfatto e intimamente commosso dalla forza evocativa della rappresentazione; nell’uscire dal teatro non era raro sentire gruppetti di persone che ancora canticchiavano “Libiamo, libiamo ne’ lieti calici…”.

SOFIA RAGLIO 3 LICEO CLASSICO - Per due sere di fila il Teatro Ponchielli, “il più grande teatro del mondo” (cit.), naturalmente, fa il tutto esaurito mettendo in scena Verdi, narrar cantando, il nuovo spettacolo di Marco Paolini. Con lui alla regia César Brie, ad accompagnarlo sul palco sono invece Mario Brunello al violoncello, Stefano Nanni al pianoforte e Francesca Breschi, addetta alle pulizie in scena ed esuberante maestra di coro già da prima dell’inizio dello spettacolo. Quale coro? Quello del pubblico, naturalmente. Il coro che ha invaso il teatro dalla platea al loggione e, chi con più chi con meno entusiasmo, ha intonato i versi più celebri delle opere di Verdi. Il coinvolgimento del pubblico, tipico del teatro di Paolini, ha indubbiamente animato la serata, insieme alla comicità dell’attore, che ha conquistato tutti nel corso dello spettacolo. L’altissimo livello musicale ha evocato tutta la poesia che l’esibizione meritava e il dialogo tra voce e strumenti è proseguito con una sincronia perfetta. La sceneggiatura ha un’architettura complessa, forse un po’ troppo per chi non è esperto conoscitore di Verdi, che vede l’Otello come filo conduttore per raccontare la rivoluzione che il compositore parmense portò nel teatro lirico, passando per i brani più emozionanti da lui composti. La figura di Verdi, in occasione del bicentenario della sua nascita, è stata dunque ben ritratta nello spettacolo, presentandone lati meno conosciuti dal pubblico con apprezzabile, e apprezzata, ironia. La scenografia molto semplice è però di forte impatto, dai suggestivi giochi di ombre, all’uso della sabbia come rappresentazione molto evocativa della morte. Se si deve trovare una pecca, forse, è nella durata: se in molte parti il ritmo è scorrevole quanto piacevole, nel corso dello spettacolo ci sono momenti piuttosto wagneriani, a dispetto della parodia dissacrante della sua opera. Questo va a discapito, ad esempio, del monologo finale, un inedito di Marinetti di grande intensità che non è, però, semplicissimo da seguire dopo più di due ore di spettacolo. Il pubblico, diviso tra l’entusiasmo dei più affezionati e qualche critica, risponde comunque calorosamente e, tra gli scrosci di applausi, persiste un ultimo coro che fatica a spegnersi e oltrepassa le mura del teatro per riversarsi sulla strada, anche se sommesso, per ancora qualche minuto.

ANDREA BERGONZI 5 LICEO SCIENTIFICO - Frizzante, brillante, affascinante, Marco Paolini non poteva che aprire meravigliosamente, con la sua carismatica ecletticità, la stagione di prosa del teatro Ponchielli a Cremona (iniziata nella serata del 12 Dicembre) con il suo nuovo spettacolo: “Verdi, narrar cantando”. Lo spettacolo nasce con scopo ovviamente celebrativo del bicentenario della morte del genio italiano, la cui vita, tra successi e sventure, tra enorme sensibilità e concretezza demistificante, viene proposta in modo divertente ed accattivante. Il tutto caratterizzato da quella seria comicità che contraddistingue l’unico attore sul palco, Paolini, appunto, il quale si cimenta - tra l’altro - nella resa di alcuni atti dell’ ”Otello”, una delle celeberrime opere verdiane, oltre che in un’irresistibile imitazione di Verdi, impegnato a commentare un’opera Wagneriana. Questo “gioco”, che si configura come continuo cambio di soggetto, conferisce all’insieme un tocco dinamico ed efficace. Se a ciò aggiungiamo la collaborazione di Mario Brunello, uno dei più apprezzati violoncellisti nel panorama internazionale, e Stefano Nanni, rinomato pianista, le cui performance sono riuscite a incantare un pubblico estasiato e sognante, lo spettacolo risulta indubbiamente vincente. Ne consegue un sincero e sentito applauso dagli spettatori, i quali sono divenuti in prima persona attori, o meglio coristi, nelle sapienti mani della bravissima Francesca Breschi: quale miglior modo per celebrare Verdi, se non mettersi alla prova cantando alcune delle sue più note musiche? E così, proprio come lo stesso compositore aveva fatto, Paolini permette al pubblico, fatto di volti, culture, idee differenti, di diventare protagonista, indipendentemente da qualsiasi origine, caratteristica o capacità. Perché l’opera verdiana è di e per tutti; anzi ,specialmente gli ultimi - i poveri, i gobbi, le zingare,… - occupano un ruolo centrale, divenendo, inaspettatamente e incredibilmente, i personaggi preferiti e più ricordati. E’forse in questo tentativo di imitazione, ben studiato e riuscito, evidente nella scenografia e nei costumi essenziali, richiami di una dimensione povera e popolare, che si coglie la migliore commemorazione di Verdi, il quale, anche dopo la morte, è acclamato da una folla scrosciante perché “poeta del popolo”. Uno spettacolo da non perdere!

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI E FOTO

24 Dicembre 2013

Commenti all'articolo

  • gian carlo

    2013/12/24 - 15:03

    Sono un vecchio melomane e leggendo le recensioni di questi ragazzi mi hanno anche commosso. Contrariamente a quanto si dice non è vero che i giovani non amano la lirica. Queste loro considerazioni mi dimostrano che se la musica lirica viene presentata come gli autori l'hanno concepita (e non come certi registi la stanno storpiando) tocca i cuori anche dei giovani.

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