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Martedì 06 Dicembre 2016

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OPERAZIONE ORO ROSSO

Colpo alla Colata Continua, altri due arresti: preso il capo

Francesco Messina era ai domiciliari quando ha organizzato l'azione, lunga sfilza di precedenti penali alle spalle; preso anche l'autostrasportatore Antonio Pinto

Colpo alla Colata Continua, altri due arresti: preso il capo

La conferenza stampa dell'operazione 'Oro rosso'

CREMONA - Dagli arresti domiciliari nella sua villa di San Felice del Benaco sul lago di Garda, Francesco Messina (calabrese di 39 anni con svariati precedenti penali) ha organizzato il maxi colpo alla Colata Continua di Pizzighettone nella notte tra il 3 e il 4 marzo con il concorso di tre guardie giurate che hanno simulato una rapina (già arrestate ai primi di giugno) e un autotrasportatore. Ora in carcere soni finiti lo stesso Messina e l’autotrasportatore Antonio Pinto (di Taranto, residente a Misano Gera d’Adda) in seguito allo sviluppo delle indagini effettuate dai carabinieri. I miltari hanno illustrato i dettagli dell'operazione 'Oro rosso' in conferenza stampa.

Messina ha riportato condanne definitive dal 1993, emesse da tribunali calabresi e del Nord Italia per tentata violenza sessuale, lesioni personali, resistenza a pubblico ufficiale, tentata estorsione, reati in materia di armi e droga, evasione, danneggiamento, ricettazione, falsità in atti, minaccia. Nell’ordinanda del gip Guido Salvini, per quanto riguarda Pinto, si rileva che «pur inensurato, si tratta certamente di una persona in contatto con ambienti malavitosi di un certo spessore. E’ stato lui infatti il tramite tra le guardie giurate e Francesco Messina e la sua attività di autotrasportatore potrebbe avergli consentito di reclutare messi e autisti per l’azione, utilizzando le sue conoscenze nel settore».

Messina (che era sottoposto a sorveglianza speciale e a, anche se ai domiciliari, la sera del furto era a Pizzighetone) è ritenuto il capo del gruppo criminoso. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip Salvini scrive che «pur trovandosi in regime di detenzione domiciliare, Messina ha organizzato il colpo, assoldando le guardie giurate Del Vecchio e Saletti, procurandosi i mezzi necessari (5 motrici) e avvalendosi della collaborazione di numerosi soggetti. Ha partecipato personalmente al furto ed è con tutta probabilità in possesso delle pistole di Saletti e Scaratti. La sua elevata pericolosità sociale è dimostrata, oltre che da modalità e circostanze dei fatti, anche da numerosi precedenti penali».

Nell’ordinanza, il gip riferisce anche gli interrogatori resi dalle tre guardie giurate, Angelo Del Vecchio, Francesco Scaratti e Alessandro Saletti. In particolare Seletti ha detto: «MI sono fatto prendere dall’idea di guadagnare qualcosa a causa delle difficoltà economiche del momento e dalla necessità di mantenere la mia famiglia. Intendo dire tutto quanto è a mia conoscenza. Dico subito che da tempo immaginavo che potessimo essere scoperti, perché c’erano state delle ingenuità. Del Vecchio è tornato alla carica più volte e alla fine mi ha convinto, il giorno prima del colpo, ad andare con lui in un paese sul lago di Garda. Siamo andati con la mia macchina». Al casello di Brescia c’era ad aspettare una Bmw, Del Vecchio e Saletti sono saliti sull’auto «che chi ha accompagnati ad una villa un po’ in collina, vista lago, tinta di giallo con un bel cancello, vialetto e giardino. C’erano anche delle gabbie per uccellini. L’uomo che appariva essere il capo ci rassicurò del fatto che sarebbe andato tutto bene e nel giro di pochi giorni avremmo ricevuto una somma in contanti di circa 200mila euro. In sostanza dovevamo solo garantire l’ingresso e farci legare».

Dopo l’arresto delle tre guardie giurate, Messina era preoccupato, infatti, intercettato al telefono dai carabinieri, parlando con una persona ancora non identificata «aveva fato presente di essere già a conoscenza dell’arresto delle guardie giurate e che era un ‘problema grosso’». Il 6 giugno, sempre al telefono, Messina - come scrive il gip Guido Salvini nell’ordinanza - parla con un’altra persona dei soldi che dovevano essere dati alle guardie giurate e che, per quanto a sua conoscenza, erano stati in parte consegnati».

Il giorno dopo gli arresti dei vigilantes, Andrea Pinto è stato contattato al telefono dalla moglie di Del Vecchio «la quale con linguaggio criptico (parlando di una torta) gli chiedeva di passare da casa. Certamente per ragioni di prudenza, Pinto aveva declinato l’invito». Le tre guardie giurate, comunque, non hanno più visto un euro del compenso pattuito.

02 Luglio 2013

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