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Lunedì 24 Settembre 2018

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Cremona. Nel Salone dei quadri del Comune

L'omaggio di Nuzzo agli avvocati cremonesi

Presentato il “Modernità di Gaetano Filangieri. Accusa e Inquisizione nel pensiero illuministico”

L'omaggio di Nuzzo agli avvocati Cremonesi

CREMONA - Era un appuntamento da non perdere, quello organizzato dall’Ordine degli Avvocati di Cremona, con il patrocinio del Comune di Cremona e in collaborazione con la Camera Penale Cremona Crema “S. Bocchi” e la Camera Civile. L’occasione prossima era la presentazione del volume di Francesco Nuzzo: “Modernità di Gaetano Filangieri. Accusa e Inquisizione nel pensiero illuministico”, che l’autore ha dedicato appunto agli avvocati cremonesi, poiché gli hanno insegnato il “mestiere di giudice”.

L’incontro s’è svolto nel Salone dei quadri del Comune di Cremona, i cui rappresentanti hanno colto l’importanza dell’iniziativa culturale, e la presenza del sindaco Gianluca Galimberti conferma l’impegno dell’ente locale per la valorizzazione di ogni contributo in tal senso. Davanti a una folta platea di interessati e attenti ascoltatori, il primo cittadino ha aperto i lavori con significativi riferimenti all’attuale realtà italiana, che celebra il settantesimo anniversario dell’entrata in vigore della nostra Costituzione, intrisa dei valori evidenziati appunto da Gaetano Filangieri, nella Scienza della Legislazione, quando le incrostazioni di un mondo vecchio e resistente si opponevano all’introduzione del “nuovo” nella politica, nella filosofia, nell’economia, nel diritto.

In sequenza, hanno poi parlato la Presidente Marzia Soldani, ponendo in luce la funzione dell’Avvocatura tutta, chiamata a difendere i diritti degli uomini mediante l’attuazione del giusto processo, in cui si rispecchiano i valori condivisi dalla comunità; la Presidente Maria Luisa Crotti, sottolineando alcune disfunzioni ancora presenti nel giudizio penale, e la necessità di un più sensibile rapporto tra magistrati e difensori; la Presidente Giulia Zambelloni, richiamando l’urgenza di una più rapida definizione della giustizia civile, la quale tocca interessi non sempre minimi dei cittadini.

La parte più squisitamente tecnica ,invece, è stata affrontata dai relatori designati, secondo una progressione che ha rispecchiato il tema di fondo del convegno: “Costituzione, Diritti dell’uomo, Processo penale”, il cui contenuto dovrebbe essere riportato addirittura nelle scuole, perché le giovani generazioni, da cui uscirà la classe dirigente del domani, colgano i principi fondativi della vita sociale, non sempre correttamente orientata dai tanti improvvisati “maestri” oggi sulla scena italiana.

In particolare, Francesco Nuzzo, ha illustrato le regole del “giusto processo”, attraverso un costante confronto tra l’insegnamento filangieriano e l’articolo 111 della vigente Costituzione, dove sono fissate le enunciazioni normative che racchiudono le regole minime ed essenziali con cui deve svolgersi il gioco processuale in una società democratica, regole che il giudice è tenuto a osservare in maniera effettiva e non soltanto formale. Infatti, la lettera della Carta fondamentale, in base alla quale la funzione giurisdizionale deve essere esercitata con la garanzia del “giusto processo” non è un’inutile ovvietà, per l’elementare motivo che il concetto non appartiene alla natura delle cose: esso “è il precipitato di valori mutevoli ed è collegato a diverse ed egualmente possibili soluzioni tecniche, tra cui bisogna operare scelte secondo una scala di priorità”.

Una volta delineata la cornice processuale, i relatori successivi: Giuseppe Bersani, Presidente pro tempore del Tribunale di Cremona, e Paolo Aldovrandi, Professore associato di diritto penale nell’Università di Milano, affrontano la delicata questione del principio di legalità in materia penale.

Il primo svolge il suo discorso sulle misure di prevenzione di carattere “reale”, che formano un corredo indispensabile nella lotta contro il malaffare. Codesti strumenti, infatti, sono indispensabili per sottrarre alle organizzazioni criminose i proventi della loro attività, che viene camuffata spesso da iniziative, in apparenza, lecite. Tuttavia, la non chiara definizione delle situazioni aggredibili creano non pochi spazi per sfuggire alle maglie della repressione, con inefficace funzionamento delle norme e non poche incertezze anche negli orientamenti della Corte di cassazione.

Il secondo, invece, concentra l’analisi sulla disciplina tributaria, illustrando alcune fattispecie ricorrenti nella pratica quotidiana. Anche qui le carenze, spesso anche concettuali, delle disposizioni repressive si riflettono nell’applicazione giudiziale. Ne deriva che il principio di legalità, indispensabile presidio di ciascun uomo coinvolto nella vicenda penale, finisce con il subire lacerazioni intollerabili, non proprio in armonia con le esigenze dello Stato di diritto. Tanto più in un settore, che coinvolge assetti più o meno complessi della realtà economica, rispetto alla quale gli spazi di tutela devono essere garantito rispetto ai riflessi non secondari sulla stessa vita dei lavoratori.

02 Marzo 2018