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Venerdì 09 Dicembre 2016

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SESTO CREMONESE

Non più nemici, grazie a un violino

Costruito da un prigioniero di guerra di Cortetano Donato a una guardia, rispunta in Nuova Zelanda

Non più nemici, grazie a un violino

Maurizio Tadioli accanto al quadro che raffigura il nonno materno Carlo Pizzamiglio


SESTO — Quali corde uniscono Cortetano all’Egitto e alla Nuova Zelanda? Quelle di un violino. La storia sembra la trama di un romanzo, ma di inventato e immaginario non ha nulla perché i suoi protagonisti sono esistiti davvero. A cominciare da quello principale: Carlo Pizzamiglio, classe 1914, scomparso nel 1992. Tutto comincia nel lontano 1943 in piena campagna d’Africa quando il giovane falegname e liutaio, nato e cresciuto nella piccola frazione di Sesto, si trova prigioniero tra le dune e le piramidi in un campo di detenzione inglese. Uno dei militari neozelandesi che gli fanno la guardia lo tratta però con grande umanità e lui, per ringraziarlo, costruisce un violino e glielo regala. Finita la guerra, i due tornano nella loro patria. Non si rivedranno mai più, ma l’uomo ha sempre custodito gelosamente quel dono. Un ricordo tanto caro da raccomandare nel testamento a figli e nipoti di fare altrettanto. Di quell’omaggio originale la famiglia di Pizzamiglio non ha mai saputo nulla fino a venerdì mattina quando il nipote Maurizio Tadioli, che dal nonno materno ha ereditato amore e passione per l’arte di Stradivari ed è un affermato liutaio in Italia e all’estero, riceve una mail. Gliela scrive un italiano che l’anno scorso nell’isola dell’Oceania è stato ospitato proprio dalla famiglia del militare e ha visto con i suoi occhi il violino con la scritta: «Carlo Pizzamiglio - Sesto Cremonese (Italia) fece in Egitto nell’anno 1943». Rientrato nel Belpaese, grazie ad internet è risalito al nipote e gli ha scritto. «Siamo tutti emozionati, contenti ed orgogliosi — confessa Maurizio — il nonno ci ha sempre detto che durante la prigionia aveva realizzato violini, chitarre e mandolini vendendoli ma anche regalandoli sia agli italiani che agli inglesi. Quando è tornato dalla guerra, tra i suoi ricordi ci ha portato anche due quadri realizzati da un suo compagno di prigionia che lo ritraggono proprio mentre sta costruendo gli strumenti e che noi veneriamo come una reliquia, ma fino a venerdì non conoscevamo quella che consideriamo una bella favola. E’ stato l’italiano che mi ha scritto a raccontarmi il legame profondo che aveva quel militare per quel violino e a mandarmi anche la sua foto. Condivido pienamente quello che mi ha scritto nella mail, vale a dire che è bello venire a conoscenza di queste storie perché dimostrano che anche nella barbarie della guerra a volte prevale il buon spirito umano. Mio nonno e il soldato che da nemico gli è diventato amico ce lo hanno insegnato». E ora, non appena avrà avuto qualche dettaglio in più si metterà in contatto con i discendenti neozelandesi di quell’uomo.

20 Febbraio 2016

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