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Domenica 04 Dicembre 2016

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CREMONA

Le 'divise' dei black bloc
comprate al Decathlon

E domenica in piazza Roma presidio solidale

Le 'divise' dei black bloccomprate al Decathlon

Uno dei fotogrammi esaminati dalla Digos

CREMONA - Tre punti vendita del Decathlon: quelli di Fidenza, Piacenza e Roncadelle (Brescia). E il negozio Hao Medi, in via Giuseppina 6, a Cremona. Qui alcuni giorni prima degli scontri alla manifestazione nazionale antifascista del 24 gennaio scorso, sono stati acquistati caschi da sci, stessa marca e stesso modello, giubbotti impermeabili, stesso logo, e zaini. Cioè la dotazione dei black-bloc «in schieramento armato», bastoni in pugno, pronti «ad ingaggiare uno scontro violento con le forze dell’ordine». Uno shopping premeditato, perché fatto tra il 21 e il 23 gennaio. Da chi? L’antagonista del Dordoni Filippo ‘Pippo’, Esposti: il 21 era al Decathlon di Fidenza e il 23 nel negozio di via Giuseppina. Tutto il materiale usato nel giorno delle devastazioni alle banche e al comando dei vigili, è stato poi buttato nell’ex Snum, l’area industriale dismessa di via Giordano, all’angolo con porta Mosa. Qui, il 17 febbraio, i poliziotti hanno trovato e sequestrato sedici caschi infilati in sacchi neri di plastica e alcune giacche impermeabili con evidenti lacci arancioni alla base del cappuccio.
Sono i retroscena raccontati nelle ventotto pagine dell’ordinanza di custodia cautelare con cui il gip, Letizia Platè, martedì ha mandato in carcere, con l’accusa di devastazione, in concorso, Filippo Esposti, di Pizzighettone, l’indiano Kuljit Tiwana, di Corte de’ Cortesi, e il siciliano Giovanni Marco Codraro, residenza a Milazzo, domicilio a Palermo dove studia Ingegneria, noto attivista dei centri sociali ‘Ex Carcere e Anomalia’. Tuttora ricercatoSamuele Tonin, il bresciano aderente al ‘Kollettivo Studenti in Lotta» e al centro sociale ‘Magazzino 47’, frequentatore del Gruppo Anarchico Bresciano - Ettore Bonometti, martedì sfuggito agli arresti, perché in Francia. Antagonisti tutti inchiodati dall’abbigliamento (e non solo) analizzato dalla Digos, fotogramma su fotogramma, nei filmati girati quel giorno. Uno studio certosino dei dettagli. Come lo scaldacollo blu che nella fase di concentramento dei manifestanti, nell’imminenza della partenza del corteo, Codraro aveva in testa per poi calarselo sul volto, quando si è messo «al centro della prima fila dello schieramento». Dai filmati è emerso che il casco indossato dal siciliano era «per modello e fattezze identico a quello di altri soggetti che si erano nessi nel corteo, in prima linea quel giorno proprio al fine di perpetrare le violenze scaturitesi», osserva il gip Platè. E anche il giubbotto nero era della stessa marca di quelli indossati dai black-bloc. Con il ritrovamento nell’ex area Snum del materiale, l’indagine ha segnato un altro passo. Dalle marche di caschi, giacche e zaini, gli inquirenti sono risaliti al Decathlon, il solo che vende quegli articoli sportivi. I poliziotti hanno scoperto che pochi giorni prima del corteo antifascista, «consistenti acquisti simultanei di tutti e tre gli articoli» erano stati fatti nei punti vendita di Fidenza, Piacenza e Roncadelle, i più vicini a Cremona. Merce pagata in contanti. L’ordinanza racconta che il primo acquisto risale alle 15,23 del 21 gennaio al Decathlon di Fidenza: 20 giacche nere e sei caschi da sci. Il secondo è stato fatto nello stesso giorno, ma tre ore dopo, alle 18,34, stavolta al Decathlon di Piacenza: dieci giacche nere, un’altra simile e sei caschi da sci. Il terzo è delle 10,40 del 22 gennaio al Decathlon di Roncadelle: 14 giacche nere, 13 caschi da sci di una marca, tre di un’altra. Per risalire agli autori dello shopping, le indagini si sono concentrate sugli appartenenti al Csa Dordoni, perché «direttamente coinvolti nell’organizzare la manifestazione del 24 gennaio», è spiegato nell’ordinanza. E la risposta è arrivata dai telefonini, «dai posizionamenti delle utenze telefoniche» già acquisiti dagli inquirenti nell’ambito delle indagini sulla rissa scoppiata il 18 gennaio tra esponenti del Csa Dordoni e quelli di CasaPound. I poliziotti sono risaliti a Filippo Esposti. Il militante del Dordoni aveva commesso l’errore di portarsi il cellulare quando è andato a far spesa al Decathlon di Fidenza, il 21 gennaio. E’ il giorno, in cui il suo cellulare ha agganciato la cella di Fidenza, in particolare la località Costa Ferranda e via Costa 7, in corrispondenza del Decathlon di Fidenza. E l’ha agganciata «alle 15,21 e nel minuto successivo, in coincidenza con l’orario di emissione dello scontrino fiscale».
Da Fidenza a Cremona. Studiando i filmati, gli inquirenti hanno ingrandito il particolare di uno zaino nero ai piedi del siciliano Codraro e dei manifestanti «in prima fila subito dopo il travisamento» con giubbotti neri, caschi calati sul volto e bastoni in mano. Per le sue caratteristiche, quello zaino era «del tutto simile» agli altri trovati il 17 febbraio nell’ex area Snum. A Cremona quegli zaini li vende il negozio Hao Mei, in via Giuseppina. Qui il 23 gennaio c’è entrato Filippo Pippo Esposti. Nell’ordinanza si racconta che proprio quel giorno «peraltro un ispettore di polizia aveva modo di osservare due giovani uomini che provvedevano all’acquisto di una decina di zaini». L’ispettore ha poi visto i due allontanarsi bordo di un’auto, una Ford Focus. Non è riuscito a pendere la targa, ma alcuni giorni dopo ha bussato a casa di Esposti con un mandato di perquisizione. L’ispettore lo ha subito riconosciuto. E’ stata poi acquisita copia dello scontrino emesso alle 17,47 del 23 gennaio nel negozio di via Giuseppina, da cui gli inquirenti hanno ricavato un dato importante: qui erano stati acquistati «nove oggetti, di cui due dello stesso prezzo (13,90 euro) dello zaino notato ai piedi di Codraro e degli altri manifestanti. Il certificato del Pra ha chiuso il cerchio. Esposti è risultato proprietario «di una automobile per modello e colore simile» a quella che l’ispettore aveva visto allontanarsi dal negozio di via Giuseppina.

CREMONA - ‘Pippo, Samuele, Giovanni Marco, Kuljit, Hasan, Christian e Giacomo liberi! Tutti liberi’: ieri, nel giorno successivo l’assemblea di mercoledì sera al centro sociale, il Dordoni rilancia il suo slogan resistente dal proprio profilo Facebook. Non filtrano, però, indiscrezioni su eventuali decisioni che al confronto potrebbero essere state prese, considerando anche come, alla vigilia, si erano annunciate «iniziative di lotta». Emerge solo che gli antagonisti pensano ad «iniziative di lotta, di partecipazione e di solidarietà attiva con chi si è mobilitato contro una situazione disumana e di sfruttamento» al fianco dei migranti che hanno protestato lo scorso lunedì. «Siamo solidali e complici con chi lotta per conquistare la propria libertà, compresa quella di poter circolare liberamente senza confini, senza barriere e per la dignità di vivere» mettono nero su bianco ‘antirazzisti’ e ‘antirazziste’ sottolineando «la lotta ci unisce». In programma un presidio solidale domenica pomeriggio, a partire dalle 16, in piazza Roma. E così, considerando fra l’altro la concomitanza con l’anteprima della Festa del torrone, si annuncia una domenica con il centro blindato. La guardia è già alta.

23 Ottobre 2015

Commenti all'articolo

  • renzo

    2015/10/23 - 13:01

    Quesya e' la risposta DEMOCRATICA ED ANTIFASCISTA!, vero on .Bordo?

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  • Fabio

    2015/10/23 - 11:11

    Tempi certi per la chiusura del Dordoni e del Kavarna?..... Il sindaco ce lo dice o per il quieto vivere (dei centri sociali!) se ne sta zitto e nicchia? Ha forse bisogno dei cittadini che risiedono in via Mantova e al Cascinetto?Fategli sapere che sono pronti,anche senza mazze e caschi!!

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